È determinata a trasformare la propria passione per lo sport più amato dagli italiani in una carriera di successo.
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Business 20 Agosto, 2019 @ 8:27

Il colpo di tacco di Giulia Sulis

di Forbes.it

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Giulia Sulis, nuovo segretario dell’Adiscop.

Articolo tratto dal numero di agosto 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 
Di Andrea Di Biase

“Vuoi diventare un direttore sportivo?! In uno spogliatoio sarebbe impossibile farti entrare, distrai”.
Quando una donna in Italia afferma di voler lavorare nel calcio e nel settore tecnico, le risposte hanno spesso un sapore amaro. Lo sa bene Giulia Sulis, 30 anni, determinata a trasformare la propria passione per lo sport più amato dagli italiani in una carriera di successo.

Un importante passo Giulia lo ha compiuto ad aprile con la nomina a segretario dell’Adicosp, l’associazione che riunisce direttori e collaboratori sportivi presieduta da Alfonso Morrone. Ma l’ambizione è quella di crescere ancora, sfidando il pregiudizio nei confronti delle donne, ad ogni costo. “Arriva il momento in cui si è obbligati a fare una mossa”, spiega, “anche se qualunque mossa, indebolirà il giocatore. In termini scacchistici si dice Zugzwang, per me è continuare a lottare”.

Determinata al punto giusto, ha come modello di riferimento Alexandra Ocasio-Cortez, la più giovane donna di sempre ad essere stata eletta al Congresso americano. “La discriminazione nel calcio si estende a molteplici settori”, afferma, “giornaliste sportive, calciatrici, tecnici, arbitri. Si tratta di un urlo muto che impedisce o rende difficile a donne preparate di esercitare il proprio ruolo”.

Giulia il suo background lo ha studiato al dettaglio con un occhio attento verso una delle donne più potenti del pallone: Marina Granovskaia, la general manager del Chelsea, capace di mettere alla porta una bandiera del club quale John Terry e tenere testa a “duri” come Jose Mourinho e Antonio Conte. Studi in giurisprudenza, accompagnati dall’esperienza come giornalista sportiva, poi il master per Team manager organizzato da Coni e Figc, dove era una delle poche ragazze in una classe composta in maggioranza da uomini. Un’esperienza non solo didattica, ma di vita, dove Giulia si è trovata fin da subito a fare i conti con un ambiente in cui, come recitava lo slogan della campagna elettorale della Ocasio-Cortez, “la candidatura di donne come me non è prevista”.

“Durante il master a Coverciano”, racconta, “il direttore di una squadra di serie A, davanti a tutta la classe mi chiese se il mio ginecologo fosse uomo o donna, risposi che era una donna e lui guardandomi con un sorriso disse: ‘Vede, come lei diventerebbe tutta rossa davanti ad un ginecologo uomo, un calciatore si troverebbe in difficoltà ad averla in uno spogliatoio’. Ancora oggi mi domando se quel direttore, di fronte a un problema di salute, si chiederebbe se il medico sia uomo o donna anziché competente o meno”.

Giulia Sulis è determinata a trasformare la propria passione per lo sport più amato dagli italiani in una carriera di successo.

Situazioni sgradevoli, vissute da molte altre donne riuscite a ritagliarsi un ruolo nel mondo del pallone. Women in Football, un’associazione il cui scopo è quello di supportare il ruolo delle donne nel calcio a livello globale, ha rilevato che oltre il 70% delle donne con un ruolo in società di calcio è stato oggetto di battute sessiste, mentre circa il 40% ha subito pratiche di mobbing da parte dei colleghi uomini.

“Una volta”, racconta Giulia, “un docente del settore tecnico di Coverciano specializzato in Cultural intelligence mi disse: ‘il problema della discriminazione femminile nel calcio italiano non è legato alle aspettative culturali sul ruolo ma all’apparire esteriormente come donne. Più sono femmine, ed appaiono tali, più sono ingombranti. E non accettate’”.

“La serietà sul lavoro”, sottolinea Giulia “deve prescindere dal nostro aspetto. Una donna deve essere libera di esprimere il proprio io come più le appartiene senza che la femminilità rappresenti alcun limite o dubbio verso le sue capacità, competenze ed obiettivi raggiunti. Il direttore sportivo dell’Atletico Madrid, Andrea Berta, una volta mi disse: ‘Chi lo merita, sia donna o uomo, deve avere la possibilità di esprimere le sue capacità nel calcio senza subire ingiustizie e discriminazioni. Abbiamo tutti il dovere di rompere queste barriere, anche tu, continuando a crederci’”.

Nonostante i pregiudizi, la partita per l’affermazione dei diritti delle donne nel mondo del calcio è tutta da giocare. Guardando a realtà come l’Inghilterra, dove professioniste e manager, in posizioni di vertice, ricoprono ruoli nel settore tecnico a stretto contatto con gli atleti. Sembra di essere solo al fischio d’inizio ma sul pronostico Giulia Sulis non ha dubbi: “Nessuna donna si alza al mattino pensando di fare le scarpe ad un uomo, ma se nel 2019 siamo ancora costrette a sbattere i piedi a terra per ottenere quell’insindacabile diritto chiamato pari opportunità, allora inizieremo a farlo: con o senza tacchi”.

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