Economia ed innovazione: ecco gli scenari strategici supportati dalla proprietà intellettuale

proprietà intellettuale, GLP
da sinistra a destra: Davide Luigi Petraz e Daniele Giovanni Petraz, managing partner di GLP
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Offrire una gamma completa di servizi per la protezione strutturata della Proprietà Intellettuale, attraverso la consulenza strategica, il deposito di domande di brevetto, la registrazione di marchi, disegni e modelli in oltre 160 nazioni. È questo il compito, da oltre 50 anni, di GLP, una delle realtà più importanti del Paese e tra le poche del settore a essere riconosciuta come top player a livello europeo e internazionale, come dimostra il suo inserimento tra le Leading Patent Firm europee da parte di Financial Times & Statista e nelle 100 eccellenze Professionals 2021 di Forbes Italia. 

Riconosciuta come una delle prime realtà professionali anche nel competitivo mercato asiatico, come confermato dal China IP Daily – che ha premiato solo lei tra le firme non cinesi durante la cerimonia durante degli Award dello scorso aprile – GLP si contraddistingue per cinque valori fondanti: qualità del servizio, competenza puntuale, concretezza strategica, dedizione e capacità di raggiungere gli obiettivi vincenti per i Clienti. Valori che i due Managing Partner Davide Luigi Petraz e Daniele Giovanni Petraz continuano ad affermare come da tradizione. Aspetti che, nel loro insieme, continuano a essere, la principale ragione di crescita del Gruppo che a oggi conta uffici a Udine, Milano, Bologna, Perugia, San Marino e Zurigo, dove i vari professionisti, con le loro competenze trasversali, sono a supporto dei Clienti provenienti da ogni settore della tecnica, molti dei quali veri e propri leader nel mercato di riferimento a livello internazionale.  

Qual è lo scenario post pandemico che coinvolge le imprese e le dinamiche legate alla Proprietà Intellettuale in Europa?

I principali Tribunali che si occupano di contenzioso brevettuale in Francia, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Germania stanno assistendo a un calo dei casi di brevetto appena depositati. Ciò è particolarmente evidente a Londra, dove l’anno scorso i suddetti Tribunali hanno affrontato le conseguenze della pandemia di coronavirus e della Brexit. Emerge un particolare trend che sottolinea come i casi di contenzioso brevettuale diminuiscano in tutta Europa, nonostante i vari Tribunali segnalino una complessità crescente. Basti considerare che ci sono due aspetti complementari in tal senso: il primo riguarda la capacità da parte di giudici e personale coinvolto di aprirsi maggiormente alla digitalizzazione e di, contestualmente, cogliere anche gli aspetti più specifici legati alla conoscenza delle nuove tecnologie. Il secondo punto riguarda sempre la capacità di adattamento alle sfide tecniche: sia in circostanze esterne sia in termini di azioni legali. In questo senso, è legato alle conseguenze della pandemia di coronavirus e alla necessità di riprendere le attività di contenzioso sfruttando le opportunità digitali e relative piattaforme di videoconferenza.

E, nello specifico, quale risulta la situazione del nostro Paese?

In Italia si sono riscontrati diversi problemi legati principalmente alla veloce crescita dei casi arretrati (che nel 2020 sono cresciuti di oltre il 10%). Aspetto che inevitabilmente mina la possibilità dei Tribunali delle imprese di attuare decisioni rapide e specializzate su tematiche complesse, come il diritto societario, la tutela della concorrenza, e su marchi e brevetti. Tra l’altro, va anche detto che dal 2017 le pendenze sono salite del 25% facendo emergere le difficoltà afferenti alla piena realizzazione della specializzazione delle sezioni di impresa. Inoltre, anche se nel 2012 sono state create 22 sezioni per decidere su controversie come su marchi e brevetti, tuttavia, oggi, soltanto 3 Tribunali hanno raggiunto una specializzazione completa. Nelle altre sezioni, invece, i giudici hanno una competenza cosiddetta “mista” che li porta ad occuparsi quindi anche di altri aspetti. 

Lato imprese e consumatori, qual è il rapporto con la Proprietà Intellettuale?

Quando si parla di imprese, consumatori, e Proprietà Intellettuale è davvero molto importante ricordare quanto sia fondamentale parlare di cultura dell’innovazione e della tutela legata proprio ai diritti che tutelano l’intangibile. Uno studio congiunto di EPO (European Patent Office) ed EUIPO (European Intellectual Property Office), ossia le due istituzioni più importanti del nostro continente, sottolinea, tra i vari aspetti, come le Pmi che detengono marchi e brevetti sono anche le più competitive, registrando un fatturato per dipendente superiore del 68% rispetto alle imprese che non li hanno. Certo è che le nuove priorità derivanti ed imposte dalla pandemia hanno caratterizzato alcune particolarità, anche in termini di difficoltà, sia in campo brevetti sia marchi.

Concentrandoci sui brevetti e sui marchi, quale è la situazione in Europa e in Italia?

Lato brevetti, nel 2020 si registra una sostanziale stabilità nel numero di domande giunte all’EPO, con una leggera flessione rispetto all’anno precedente (-0,7%). A distinguersi sono alcuni settori legati alla pandemia, come il settore medico, biotech e tecnologie medicali. In questo scenario, l’Italia – che rimane nella top 10 dei Paesi che depositano domande di brevetto all’EPO – si è distinta positivamente nel 2020. Con un totale di 4.600 domande di brevetto depositate all’Epo, il numero più alto mai registrato (+2,9% rispetto al 2019). Bene il mondo farmaceutico, ma il settore trainante rimane quello inerente ai trasporti e alla meccanica. Nel 2020, inoltre, le domande di riconoscimento di nuovi marchi e loghi hanno visto, in Europa, quasi 29mila richieste dalla Cina, quasi 25mila dalla Germania, oltre 17mila dagli Usa e 14mila dall’Italia. Il nostro Paese, grazie anche alla presenza di settori trainanti come l’agroalimentare e il tessile/moda, si colloca addirittura in quarta posizione nella classifica dei Paesi che depositano domande presso EUIPO. Diverse le cause: falsificazione di marchi, brevetti, spionaggio industriale, vendite di imitazioni online su siti “civetta”. Non è un caso, se in Europa una Pmi su quattro, tra quelle che detengono marchi, brevetti o disegni industriali, dichiara di aver subìto violazioni della Proprietà Intellettuale. Nel primo semestre del 2021, secondo il quadro di valutazione per le Pmi, pubblicato dall’Agenzia Ue per la tutela della Proprietà Intellettuale (Euipo) le imprese italiane che detengono marchi o brevetti hanno segnalato perdite di fatturato (33%), danni in termini di reputazione (27%) e perdita di vantaggi competitivi (15%).

Qual è la risposta del nostro Paese su questi aspetti?

Il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha firmato il decreto di adozione del Piano strategico sulla proprietà industriale per il triennio 2021-2023, in cui sono stati recepiti numerosi contributi inviati da associazioni imprenditoriali, università ed esperti nell’ambito della consultazione pubblica tenuta lo scorso mese. Si tratta del primo provvedimento di attuazione del PNRR, che destina per la riforma un finanziamento straordinario di 30 milioni di euro, al fine di realizzare un pacchetto di interventi finalizzati a promuovere e tutelare la Proprietà Intellettuale nell’ambito della digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo. All’interno del Piano si attendono le azioni riguardanti la predisposizione del disegno di legge di revisione del Codice della Proprietà industriale oltre che sugli incentivi sul deposito di brevetti, marchi e disegni. Su quest’ultimo aspetto sappiamo che il Ministero sta già lavorando alla riapertura dei bandi con l’utilizzo anche di una quota di risorse provenienti dal PNRR. La visione e la volontà hanno una logica ben definita che non possiamo che condividere, augurandoci per il nostro Paese che anche la candidatura di Milano ad ospitare la terza Corte centrale per le cause brevettuali dell’industria farmaceutica vada a buon fine.