Seguici su
Classifiche 7 maggio, 2019 @ 2:58

Chi sono le 10 persone più ricche della Spagna

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
Forbes Italia è l'edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. chiudi

Classifica

1. Amancio Ortega – 62,7 MLD $  (6° al mondo) – fashion & retail

2. Sandra Ortega Mera – 6,1 MLD $  (267°) – fashion & retail

3. Miguel Fluxa Rossello – 3,7 MLD $  (568°)  – hotels

4 . Rafael Del Pino y Calvo-Sotelo  -3,6 MLD $  (597°) – construction

5. Juan Roig  – 3 MLD $  (745°)  – food & beverage

6. Juan Abello – 2,6 MLD $  (877°) – finance & investments

7. Tomas Olivo Lopez  – 2,4 MLD $  (962°) – fashion e retail

8. Alicia Koplowitz -2,3 MLD $  (1008°) – construction, finance & investments

9. Florentino Perez  – 2,2 MLD $ (1057°) – construction

10. Daniel Mate – 2,1 MLD $  (1116°) – mining

Vedi classifica

La Spagna ha un Pil di $ 1.400 miliardi. Su una popolazione di 47 milioni, i miliardari sono 29 e insieme hanno un patrimonio di $ 199 miliardi (16,7 miliardi in meno rispetto allo scorso anno). La ricchezza dei miliardari è nel 52% dei casi self-made, nel 47% ereditata e in crescita e nel 7% solo ereditata. I super ricchi tedeschi provengono soprattutto dai settori fashion & retail (7), construction (5), finance&investments (5) e metals & mining (3) e services (3). La lista dei miliardari di Forbes viene realizzata utilizzando i prezzi delle azioni e i tassi di cambio dall’8 febbraio 2019.

Articoli correlati

Strategia 2 maggio, 2018 @ 2:38

7 lezioni di business dal miliardario che ha fondato Zara

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi

Amancio Ortega, fondatore di Zara, in una delle rare foto che lo ritraggono

Fateci caso: quando ci si riferisce alla maggior parte dei brand di moda si dice: “Mi vesto Armani”, “mi vesto Prada”, o ancora “mi vesto Versace”. Quando, invece, si parla di Zara si dice “mi vesto da Zara”. La curiosa distonia linguistica – sottolineata da Enrique Badìa nel suo libro Zara, come si confeziona il successo (edito in Italia da Egea) – non è però solo di natura semantica, ma nasconde la filosofia di un marchio e di un nuovo modo di mettere a disposizione la moda al consumatore: “Zara non è tanto un modo di vestire, quanto un modo di comprare e, logicamente, di vendere”. Amancio Ortega, che ha co-fondato la società spagnola insieme alla sua ex-moglie Rosalia Mera, ha iniziato a lavorare in un negozio di vestiti all’età di 14 anni. Ora il gruppo Inditex, che ha rivoluzionato l’industria del fashion retail, controlla brand come Zara, Massimo Dutti, Stradivarius, Oysho e Pull&Bear e conta oltre 7.500 negozi in tutto il mondo. E lui, Amancio, è diventato il sesto uomo più ricco al mondo con un patrimonio di 70 miliardi di dollari, secondo la classifica Forbes Billionaires. Ma se gli si domanda come sia riuscito a interpretare l’instabilità di alcune abitudini nel consumo di abbigliamento della Spagna post-franchista e arrivare al successo, Amancio si limita a rispondere: “Non saprei spiegarlo neppure io. Magari qualcuno ne fosse capace!”. Ecco però cosa possiamo imparare da lui e dalla storia di Zara.

1. Conosci l’intero processo produttivo
All’epoca – Amancio aveva appena 13 anni – i fratelli Ortega erano impiegati come commessi in un negozio di stoffe (perlopiù vestaglie) a conduzione famigliare, in Galizia. Aziende di questo tipo tendono a far sì che tutti facciano tutto e quindi Amancio, oltre a sviluppare una certa sensibilità nei confronti delle esigenze della clientela, imparò a conoscere le varie tappe della filiera produttiva e i canali di forniture all’ingrosso. E proprio a questa conoscenza si devono alcune intuizioni all’origine di Zara-Inditex, come la costatazione che i vestiti erano tutti troppo uguali e che si potevano avere a prezzi più bassi. Come? Per esempio, “facendo in modo che i capi non abbiano durata superiore al periodo in cui vanno di moda il loro stile, i loro colori, il loro design”; oppure sopprimere gli intermediari e operare così quello che sarà poi riconosciuto come tratto distintivo di Zara: “L’integrazione di produzione e distribuzione”.

2. La cultura del test-errore
Nessun successo arriva senza un precedente fallimento. La cultura del test-errore sembra essere ben presente nell’identità societaria di Inditex, dove tutto deve essere provato in una sorta di test continuo. “Pare che l’azienda sia ossessionata più da ciò che non funziona che da quel che dimostra di andare bene. E non pochi attribuiscono questo fatto alla mania di perfezione che caratterizza quasi ossessivamente il fondatore”. Nel 1972 Ortega aprì un primo negozio che però chiuse i battenti nel 1979 perché le cose non funzionavano. Fece tesoro di quell’esperienza e giunse poi a concepire idee fondamentali per il suo progetto di negozio.

3. Quando il cliente stesso diventa stilista
In qualsiasi impresa che sogni di diventare grande il cliente deve assolutamente essere al centro di ogni scelta strategica. Per quanto riguarda Zara questo è ancor più vero dal momento che il cliente diventa addirittura ispirazione per il business. Buona parte delle creazioni, come ammette la stessa società, è ispirata a loro. “Le tendenze e le inclinazioni della clientela, come anche la risposta ai prodotti esposti nei negozi, sono percepite e diffuse dall’organizzazione praticamente in tempo reale”. Zara, inoltre, sfrutta il loro potenziale dei suoi clienti per evangelizzare il marchio: piuttosto che fare operazioni di marketing costose, li coinvolge per farli diventare veri e propri influencer del marchio al fine di migliorare servizi e prodotti. In Zara, insomma, c’è una vera e propria sostituzione dei dettami dello stilista con quelli del compratore.

4. Spendi la banconota, risparmia la moneta
Una massima che ben riflette l’idea che Ortega ha della gestione delle finanze: non vale la pena di badare a spese quando un investimento si presenta chiaramente vantaggioso. Come per esempio nella scelta di un nuovo negozio. “Per lui non esistono locali cari o a buon mercato, ma quelli giusti e quelli che invece non funzionano”. Si dice che Ortega (molto più in passato che oggi) si facesse portare nella città dove aveva progettato di aprire un nuovo negozio e si dedicasse a esplorare la zona centrale o commerciale in cerca di locali da affittare o comprare: “In quelle occasioni, quando ne aveva scelto uno in concreto, restava a lungo seduto in una caffetteria vicina, osservando i flussi e i comportamenti dei passanti, in base ai quali confermava o scartava l’ubicazione selezionata”.

5. Alimenta il dibattito in azienda
Lo stile di gestione aziendale di Ortega è stato spesso definito semplice e complesso allo stesso tempo: “Organizza ciò che si deve fare, ma poi lascia agli altri la decisione di come farlo; anzi di solito non si interessa ai particolari”. È inoltre determinato a vedere che le sue decisioni siano eseguite al più presto. Una qualità da non confondere con la precipitazione, dal momento che a Ortega “piace meditare e verificare: prima di decidere, riflette e ascolta molte persone, spesso estranee all’organizzazione e perfino al settore”. Proprio per questo a Zara è di casa il dibattito, l’esposizione di idee, la discussione e la libertà d’opinione.

6. Pubblicità cum grano salis
Nessuna campagna televisiva, nessuno spot radiofonico o inserzioni sulla stampa. Il gruppo e le sue nove catene non fanno pubblicità sui media (con eccezione nel periodo dei saldi). Tutta una questione di marca: “Amancio ritiene che la profusione di annunci comporti il duplice rischio che l’onnipresenza – saturazione – possa bruciare la marca e che il messaggio le apporti elementi indesiderabili o sconvenienti”. Insomma, è più redditizio e comunicativamente più efficace investire in cartelloni, testimonial e pagine appariscenti in riviste e giornali o in un negozio ben visibile in pieno centro? La storia di Zara dimostra che non c’è una risposta univoca alla domanda.

7. Affitta un garage
Amancio iniziò proprio nel lontano 1963 in un garage di 80 metri quadrati, in una strada alla periferia di La Coruna, dove installò una macchina per la produzione di vestiti. Il consiglio è, ovviamente, provocatorio: sebbene la nascita di molte grandi aziende sia legata al garage – Apple, Microsoft, Amazon e Hawlett Packard per fare solo alcuni nomi – non c’è niente che dimostri che questo sia un elemento essenziale per il successo. Inoltre, con l’avvento di internet sono radicalmente cambiati i “luoghi” dove fare impresa. Eppure l’iconografia del garage come scenario di esordio della propria attività è finito per diventare simbolo di una imprenditoria perseverante e combattiva che risulta vincente nonostante le condizioni precarie di partenza.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti (gratis) alla nostra newsletter!

Magazine 30 aprile, 2019 @ 7:48

Forbes intervista Giorgio Armani nel nuovo numero in edicola da oggi

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
Forbes Italia è l'edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. chiudi
Forbes di maggio in edicola con l’intervista esclusiva a Giorgio Armani.

Blue Financial Communication, società quotata all’Aim ed editrice dei mensili Forbes, Bluerating, Private e Asset Class, lancia in edicola oggi, martedì 30 aprile, il volume n° 19 del mensile Forbes, e dedica la cover story ai Billionaries e a Giorgio Armani, intervistato in esclusiva. Sono venti i miliardari sul tetto del mondo seguiti dai 35 italiani. La selezione internazionale è guidata da Jeff Bezos ma non mancano i soliti noti come Gates, Buffet, Arnault, Brin e Ortega. La fortuna dei primi 20 al mondo ammonta a 1.200 miliardi di dollari e vale il 14% del patrimonio detenuto dai miliardari di tutto il mondo. Lo spirito di Forbes è tutto qui. Presentare i personaggi più ricchi del mondo non corrisponde a farli sfilare su una passerella scintillante bensì renderli un esempio collettivo per raccontare il successo e i segreti che lo hanno reso possibile per dare una visione, un’ispirazione, un’idea a chi voglia provarci.

Dopo gli Under 30 del precedente volume ecco la selezione dei big mondiali, perché il successo è democratico, è alla portata di tutti e può essere raggiunto da chiunque. E i ricchi che piacciono a Forbes non sono quelli che ostentano ma quelli che si rimettono in gioco quotidianamente, investono sul futuro, rispettano i collaboratori e l’ambiente. La cover story del mese di maggio è tutta per l’orgoglio nazionale, Giorgio Armani, 85 anni a luglio: lavoro, etica e destino sono gli ingredienti che spiegano il successo di un imprenditore-designer capace di dare vita a un brand di 2,3 miliardi di euro. “Il lavoro è la storia e la ragione della mia formazione”, spiega Armani a Forbes, che continua: “sono felice dei risultati ottenuti ma non accetto l’idea di accontentarmi”. Ricco ovviamente, molto ricco (8,5 miliardi di dollari di patrimonio), eppure sempre attento agli altri, discreto nel soccorso ai più deboli, attento ai bisogni dei dipendenti: una vita piena, sempre all’insegna del low profile e lontana dagli eccessi. Eccezion fatta, forse, per il lavoro, che lo impegna ogni giorno, tra collezioni di abbigliamento, complementi di arredo, accessori e profumi, sponsorizzazioni sportive. Il club dei top 35 miliardari italiani annovera, nel quartetto di testa e in ordine decrescente, oltre al designer piacentino che occupa la quarta posizione, Giovanni Ferrero, al primo posto con 22,4 miliardi di euro, seguito da Leonardo Del Vecchio e Stefano Pessina.

All’interno del volume #19 di Forbes lo speciale Cars & Travel: le ultime novità dalle più prestigiose case automobilistiche unite alle mete più cool e alle residenze e spa dalla Sardegna alla Repubblica Domenicana. Forbes volume #19 ha totalizzato un inserito di 28 pagine pubblicitarie (su una foliazione di 132 pagine) e sarà sempre proposto in abbinata a fine maggio con le edizioni milanese e romana del quotidiano La Stampa.

Importanti le novità sul tema del supporto marketing a Forbes. Blue Financial Communication ha chiuso un accordo per un piano di comunicazione out of home di grande impatto, concentrato su tutta la città Milano tramite alcune maxi affissioni digitali a elevata visibilità e posizionamento di prestigio (via Montenapoleone, piazza XXV aprile). Previsto anche in aggiunta una pianificazione di rotor digitali con video da 10’’ sul circuito capillare di 150 edicole sparse sul territorio cittadino.

Vuoi ricevere le notizie di Forbes direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!