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Classifiche 17 Aprile, 2019 @ 10:49

“Food & Drink” 2019

di Forbes.it

Staff

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Classifica

ITALIA

Olivia Burgio, 25; Micaela Illy, 25
Co-fondatrici, EatsReady

Simone Di Gennaro, 28
Chef

Andrea Farinetti, 28
Responsabile aziende vitivinicole, Eataly

Giovanni Rastrelli, 28
Ceo, Edit

USA & CANADA

Alexander Adler, 25
Co-founder, Puesto Mexican Artisan Kitchen

Komal Ahmad, 29
Founder, Copia

Nizar Ahmad, 28
Co-founder, Pincho Factory

Tyler Benson, 29
Co-founder, Galley Group

Ryan Chen, 29
Co-founder, NeuroGum

Daniel Churchill, 29
Co-founder, Charley St

Clare de Boer, 29; Annie Shi, 28
Partners, King

Jake DeCicco, 25; Jim DeCicco, 26; Jordan DeCicco, 23
Co-founder, Kitu Life

Michael Farid, 27; Brady Knight, 24; Kale Rogers, 24; Luke Schlueter, 24
Co-founder, Spyce

Derek Feldman, 29
Founder, Uchu Hospitality

Jonah Freedman, 25
Owner, Freedman’s

Maya French, 28
Co-founder, Koia

Rachel Geicke, 26
Co-founder, Snow Monkey

Kevin Gelfand, 29; Martin Reiman, 29
Co-founder, Shake Smart

Greg Grossman, 23
Co-founder, Kettlebell Kitchen

Ross Harrow, 29
Co-founder, Flour Shop

Eugene Kang, 29
Co-founder, Country Archer Jerky

Daniel Katz, 22
Founder, No Cow

Allison Kopf, 29
Founder, Agrilyst

Anchal Lamba, 28
Presidente, Gong Cha Tea

Maddy Moelis, 28; Sierra Tishgart, 28
Co-founder, Great Jones

Amy Rothstein, 29; Peter Rothstein, 26
Co-founder, Dona Chai

Carly Stein, 27
Founder, Beekeeper’s Naturals

Abby Taylor, 29
Co-founder, Playa Bowls

Blake Tomnitz, 29
Co-founder, Five Boroughs Brewing

Molly Troupe, 29
Master distiller, Freeland Spirits

Jerome Tse, 28
Founder, Berri Fit

George Turkette, 27
Founder, Turchetti’s Salumeria

Jonathan Yao, 26
Chef-owner, Kato

Marco Zappia, 26
Beverage director, Martina

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Forbes Italia ha selezionato i 100 giovani che, con il loro talento e il loro spirito imprenditoriale, stanno contribuendo a ridisegnare il mondo del business, dello sport, della cultura e dell’intrattenimento. Ecco in ordine alfabetico i nomi italiani e le storie di alcuni protagonisti per la categoria “Food & Drink” insieme ai selezionati per il progetto 30 Under 30 Usa & Canada.

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Classifiche 28 Marzo, 2019 @ 10:30

Questi due giovani milanesi stanno reinventando la pasta italiana

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

Social media manager di Forbes Leggi di più dell'autore
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Filippo Mottolese (a sinistra) e Alberto Cartasegna, co-fondatori di Miscusi. (Courtesy Miscusi)

“Benvenuti a casa”. È il messaggio che appare su uno zerbino all’ingresso degli uffici di Miscusi, in zona Loreto a Milano. D’altronde, cos’è che può farvi sentire più a casa di un piatto di pasta? Niente, probabilmente, ed è proprio questo il presupposto con il quale è nata la prima italiana startup dedicata alla pasta fresca, fondata da due ragazzi milanesi: Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese, entrambi classe 1989, il primo con un’esperienza nel colosso Rocket Internet, il secondo già attivo a Milano con un progetto nel retail. I due sono stati selezionati da Forbes Italia tra i 100 giovani italiani Under 30 del 2019.

Agli utenti milanesi di Facebook e Instagram sarà senz’altro capitato di vedere nei feed degli amici i piatti di pasta di Miscusi. Non fotografarli è impossibile, certo, ma dietro alla forma si nasconde anche la sostanza: le paste sono prodotte in diverse trafile quotidianamente e a vista, in un processo che ricorda quelle delle nonne, che impastavano acqua e farina riunendo tutta la famiglia per il pranzo. I clienti possono scegliere a piacere cosa abbinare tra i condimenti tipici della tradizione italiana, personalizzabili con aggiunta di formaggi, creme, pistacchi, mandorle ed altri croccanti.

Miscusi è presente a Milano con 6 locali e a Torino con uno, ma entro il 2019 saranno in tutto 12 in tutta Italia.

“Lo fanno i tedeschi e noi non possiamo farlo?”: hanno cercato di rispondere a questa domanda i due Under 30 quando hanno cominciato a pensare a Miscusi. Il riferimento, neppure troppo velato, è Vapiano, un colosso tedesco del food, che propone la cucina italiana, e la pasta come primo, in 33 paesi e 200 ristoranti. Quello di Vapiano è tuttavia soltanto uno degli esempi di prodotti italiani che sono finiti nelle mani di stranieri: basti pensare a Starbucks con il caffè o a Domino’s con la piazza. “È da qui che nasce lo stimolo, ed è anche il motivo per cui abbiamo deciso di iniziare dall’Italia: sarebbe stato più facile avvalorare all’estero pasta fatta da italiani veri. Volevamo confrontarci con i ristoranti italiani, dove la pasta è mediamente buona. Pensiamo che questo passaggio possa dare un valore aggiunto al nostro progetto quando decideremo di aprire anche all’estero”, spiega Alberto.

Il primo pastificio con cucina nasce così nel febbraio 2017 a Milano, in zona Cinque Giornate. Oggi la quota è di sei ristoranti a Milano, e di uno a Torino, inaugurato proprio pochi giorni fa, che ogni mese servono più di 50 mila clienti. La startup ha chiuso il 2018 con un fatturato di € 4,5 milioni e punta a raggiungere i  10 milioni nel 2019 con l’apertura di altri sei locali: uno step che sarà il trampolino di lancio per espandersi anche all’estero, a cominciare dalla Spagna.

Se oggi la strada sembra spianata e il successo assicurato, vanno comunque ricordate le sfide che un’azienda del genere può trovarsi a fronteggiare. Negli ultimi anni la pasta è stata fortemente demonizzata dalle diete low-carb, particolarmente popolari tra le donne e a cena. Difatti tra le attività che hanno trovato maggiore terreno fertile a Milano ci sono pokè bar o ristoranti fusion. “Siamo partiti con una certezza: la pasta sarebbe piaciuta a pranzo per la pausa dagli uffici”, raccontano Filippo e Alberto. “La sfida era quella della cena e alla fine siamo riusciti a superarla: il 70% del fatturato arriva durante la sera e il target di clienti è per l’80% composto da donne”.

Miscusi

Il sogno di Miscusi è diventato realtà anche grazie ai diversi business angel, tra i quali Alexander Samwer, fondatore di Rocket Internet, che hanno creduto nel progetto. A soli 20 mesi dall’apertura l’azienda ha chiuso un importante round di finanziamento da € 5 milioni con Milano Investments Partner (MIP) il cui anchor investor è Angelo Moratti, e per i prossimi mesi i due soci prevedono un sostanzioso aumento di capitale: “Non è stato difficile trovare investitori. Forse è stato un po’ complesso all’inizio per spiegare il potenziale di crescita di un business offline, perché oggi c’è un grande focus sul mondo tech e digitale. Tuttavia è molto più probabile che una startup come la nostra possa diventare un unicorno rispetto a tante aziende digitali. E gli investitori sofisticati lo sanno: ci sono poche startup tech capaci di arrivare ai 10 milioni di fatturato nel giro di due anni”.

Pur essendo un’azienda focalizzata sul retail offline, il futuro di Miscusi non può che passare dal digitale. “Il nostro obiettivo è l’omnicanalità: l’esperienza dovrà cominciare online e finire nello store e il cliente deve essere al centro di questo viaggio”, spiega Filippo citando il caso di Gucci. “Forse è azzardato dire che ci ispiriamo a Gucci, ma sicuramente guardiamo alle migliori esperienza nel mondo retail, dal food al fashion. E non escludo che in futuro si possa prenotare chattando su WhatsApp con i nostri restaurant manager”.

I progetti, comunque, non finiscono qui. Oltre al miglioramento del servizio delivery, la startup sta pensando di vendere anche box di pasta da cucinare a casa: perché se nei ristoranti Miscusi l’accoglienza e il calore non mancano mai, poi c’è la casa di ognuno di noi, quella vera, dove riscoprire la tradizione della pasta fresca è sempre un piacere

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Classifiche 9 Aprile, 2019 @ 11:26

Come due giovani imprenditrici stanno rivoluzionando la pausa pranzo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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Micaela Illy (a destra) e Olivia Burgio sono le co-fondatrici di EatsReady.

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Pensa di mettere insieme Soldo, Satispay e i buoni pasto: ecco quello che facciamo”. L’efficace sintesi è di Micaela Illy, 25 anni, che insieme all’amica e coetanea Olivia Burgio è co-fondatrice di EatsReady, una piattaforma per ordinare pranzi, colazioni e cene tramite smartphone, tablet o pc. Una descrizione che forse non rende giustizia all’impegno che ogni giorno le due ragazze dedicano alla crescita della startup. Un business che, per quanto giovane, sta contribuendo ad innovare il mondo del food, in particolare il redditizio mercato dei buoni pasto: basti pensare che vale circa 3 miliardi di euro nel nostro Paese, con quasi 2,5 milioni di lavoratori che usufruiscono dei ticket e circa 150mila esercizi convenzionati che li accettano.

Il servizio, fondato nel 2017, permette agli utenti di scoprire i migliori ristoranti della città, consultare i loro menu, pre-ordinare e pagare, ricevere offerte premium e ritirare usando le esclusive corsie preferenziali in-store. “Il nostro obiettivo”, spiega Micaela, “è quello di far risparmiare tempo ai lavoratori durante la pausa pranzo e allo stesso tempo aiutare i ristoratori che si affidano al nostro servizio a semplificare la gestione dell’attività”. Le fa eco Olivia: “Il nostro canale principale restano le aziende. Proprio per questo negli ultimi mesi abbiamo dato un indirizzo più b2b alla startup”.

La scelta di lanciarsi nel mercato corporate – e adottare quindi una strategia b2b2c, business to business to consumer, arriva dopo il fallimento a settembre di Qui! Group. Un segnale che ha aperto le porte a un ripensamento del modello di servizio dell’intero mercato del ticket restaurant. EatsReady ha fatto il primo passo, a luglio del 2018, interpellando l’Agenzia delle Entrate, che si è pronunciata a favore della possibilità di utilizzare l’app come strumento per fornire servizi di mensa aziendale. Godendo dello stesso trattamento fiscale dei buoni pasto – essenziale per garantire la deduzione dei costi ai datori di lavoro e l’assenza di tassazione per i lavoratori – EatsReady ha potuto così offrire alle aziende il suo sistema di pagamento digitale per i pasti, con le stesse modalità applicate fin qui agli utenti privati.

LEGGI ANCHE: “Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro”

Ad oggi la startup ha raccolto circa 1,2 milioni di euro di finanziamenti, ma un altro round è alle porte. Con i capitali raccolti, spiegano Micaela e Olivia, verrà migliorata la piattaforma per utenti e ristoratori, e perfezionato il programma di loyalty (fedeltà) per gli utenti. Inoltre, verrà portato avanti il progetto di espansione territoriale, che prevede il consolidamento della presenza nelle città italiane, con l’ambizione, chissà, di oltrepassare un giorno i confini nazionali. “Lavoriamo anche con co-working come Copernico”, spiegano le due giovani. “Abbiamo accordi con 350 ristoranti tra Roma e Milano e a breve apriremo anche a Torino. Stiamo sondando un possibile ingresso sul mercato spagnolo, ma non prima del 2020”.

“In futuro”, osserva Micaela, “voglio provare ancora con le startup, magari avvicinandomi al mondo dell’agricoltura e della sostenibilità ambientale, due tematiche a me care. E poi, fra un bel po’ di anni, mi piacerebbe rientrare nell’azienda di famiglia”. Il futuro prossimo di Micaela e Olivia sarà centrato però su EatsReady: “Rimaniamo focalizzate al 100% sulla startup. Siamo convinte di poterla far crescere in modo importante nei prossimi mesi”, assicura Olivia.

Due donne molto determinate, in un Paese, spiegano, caratterizzato ancora da una netta prevalenza maschile, anche nel mondo dei giovani imprenditori. “In molti contesti ci siamo trovate a essere le uniche donne e le più giovani. Noi ci abbiamo creduto. Era quello che volevamo fare e quando c’è la passione e il divertimento, gli ostacoli si possono superare”, dice Micaela. “Abbiamo conosciuto molte persone fantastiche nel mondo startup: ambiziose, determinate a portare avanti la propria idea di business, restando in Italia”, aggiunge Olivia. Ai più giovani, le due imprenditrici consigliano di non lasciarsi scoraggiare dal timore di andare incontro a un insuccesso: “In Italia fallire è ancora considerato un disonore”, sottolineano entrambe. “Negli Stati Uniti, non è così. Bisogna istillare anche da noi l’importanza del fallimento: sbagliando s’impara”.

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Classifiche 28 Marzo, 2019 @ 9:00

Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Coordinatore di Forbes ItaliaLeggi di più dell'autore
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(Forbes Under 30 Italia)

Stanno cambiando il modo in cui ordiniamo pranzi e cene, come compriamo e vendiamo le nostre case, come curiamo il nostro corpo, come investiamo o apriamo un conto corrente e come facciamo shopping. Sono i 100 leader italiani del futuro, tutti sotto i 30 anni di età e divisi per 20 categorie differenti, che Forbes Italia ha selezionato nell’ambito della seconda edizione del progetto Under 30.

Anche quest’anno sono stati valorizzati soprattutto i giovani imprenditori che hanno creato da zero un business: sono ben il 47% i fondatori di una startup o di una propria attività. Come i protagonisti della copertina del numero di aprile 2019 di Forbes Italia, Giuliano Calza che insieme al fratello più grande Giordano stanno rivoluzionando il mondo della moda giovane con il loro marchio Gcds. O come Gianluca Manitto e Alessandro Ambrosio, entrambi classe 1991, che hanno creato Epicura, il primo poliambulatorio digitale che offre assistenza sanitaria a oltre 200 pazienti al giorno fatturando quasi 25mila euro al mese. O ancora: Andrea Venzon, che ha co-fondato addirittura il primo partito pan-europeo, Volt Europa, che ha l’obiettivo di dare all’Unione europeo una nuova idea di unità che oltrepassi i confini nazionali nel nome di una rinnovata democrazia.

Ma ci sono anche giovani manager come Luca Rubino, global digital head di Automobili Pininfarina, che ha giocato un ruolo di primo piano nel lancio della prima hypercar elettrica del gruppo. O come George Thomson, country manager per l’Italia di Revolut, fintech britannica arrivata a una valutazione di $ 1,7 miliardi.

E se c’è ancora tanto da fare per l’ecosistema startup in Italia, le idee di questi giovani hanno però avuto la capacità di attrarre non pochi capitali. Giorgio Tinacci, 27 anni, co-fondatore di Casavo, piattaforma leader nell’instant buying immobiliare, in meno di due anni ha raccolto ben € 21 milioni per poter far crescere il progetto in tutto il Sud Europa nel 2020. Per la sua Kukua, una società di edutainment che ha l’ambizione di diventare la Disney d’Africa e che insegna a leggere e scrivere ai bambini africani attraverso giochi e cartoni animati, la 27enne Lucrezia Bisignani ha raccolto $ 2,5 milioni.

Alberto Cartasegna e Filippo Mottolese hanno invece raccolto finora € 5 milioni da investitori come Milano investment partners, il cui anchor investor è Angelo Moratti. I due milanesi classe 1989 hanno creato Miscusi, una catena di ristoranti interamente dedicata alla pasta fresca, che prevede per quest’anno un fatturato intorno ai € 10 milioni, altre 6 nuove aperture italiane, l’ingresso in Spagna e il primo locale in un aeroporto, quello di Orio al Serio.

Sebbene l’età media sia di circa 26 anni, in calo rispetto all’anno scorso, grazie ai nuovi media il successo si può raggiungere anche in età adolescenziale. È successo a Iris Ferrari, che a soli 16 anni è già una popolare Youtuber e una promettente scrittrice, con due libri editi da Mondadori Electa, oltre a collaborazioni come testimonial con importanti marchi come Barilla, per lo spot Ringo in TV. Anche la coetanea Mariasole Pollio deve ringraziare YouTube, grazie al quale si è fatta prima conoscere ai tanti follower per poi intraprendere la carriera da attrice debuttando giovanissima nella fiction Rai Don Matteo fino al grande schermo con una parte nell’ultimo film di Leonardo Pieraccioni, Se son rose. Da poco maggiorenne, invece, Valeria Cagnina, che a soli 16 anni ha fondato una sua scuola di robotica, insegna la tecnologia a bambini e non. Con in suoi corsi ora collabora, o ha collaborato, con aziende del calibro di Allianz, Rai, National Geographic, Cisco, IBM, Enel, Intesa, tra le tante.

Quest’anno la presenza femminile si attesta al 23%, leggermente in ribasso rispetto all’anno scorso. Un gap evidente che conoscono bene le giovani imprenditrici Micaela Illy e Olivia Burgio, che in molte situazioni si sono trovate le uniche ragazze in un contesto, quello delle startup, a maggioranza maschile. Eppure le due amiche stanno rivoluzionando il modo in cui i lavoratori vanno in pausa pranzo: sono le determinate co-fondatrici di EatsReady, un marketplace per preordinare, pagare online nei migliori ristoranti della tua città, che ad oggi ha raccolto € 1,2 milioni, ma altri finanziamenti sono alle porte.

Tanti, infine, i volti noti come Valentina Ferragni che, oltre a essere entrata nella società The Blond Salad della sorella Chiara, è ormai una affermata fashion influencer con l’ambizione un giorno di creare un proprio brand nel mondo del fashion; Lodovica Comello che,nata come Violetta, a soli 28 anni ora conduce Italia’s Got Talent ed è anche speaker radiofonica per Radio 105. Tra i nuovi volti del cinema c’è Benedetta Porcaroli che dopo alcuni ruoli in film e fiction Rai ha trovato il definitivo successo come protagonista della serie Baby, la serie tv di produzione italiana di Netflix. Tra gli sportivi c’è l’italiano più veloce di sempre, Filippo Tortu, la talentuosa pallavolista fresca di medaglia d’argento agli europei di volley, Paola Egonu, mentre nella categoria “Music”, spicca Mahmood, cantautore vincitore dell’ultima edizione del Festival di Sanremo; i Maneskin, la band vincitrice morale di X-Factor dell’anno scorso e Matteo Bocelli, che sta emergendo “nonostante” un grande padre alle spalle come Andrea.

Insomma, tante storie e un unico comune denominatore: il coraggio della giovane età ma anche l’acume, la preparazione e la determinazione di chi vuole raggiungere il successo.

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