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Classifiche 17 aprile, 2019 @ 3:02

“Social Entrepreneurs” 2019

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
Forbes Italia è l'edizione italiana del magazine più famoso al mondo su classifiche, cultura economica, leadership imprenditoriale, innovazione e lifestyle. chiudi

Classifica

ITALIA

Lucrezia Bisignani, 27 
Fondatrice Kukua

Davide Gessa, 27; Davide Menegaldo, 26
Co-fondatori, Helperbit

Valentino Magliaro, 26 
Fondatore, Humans to Humans

Alessandro Panerai, 27 
Associate e entrepreneur selection & growth, Endeavor Italy

Giusy Sica, 29 
Fondatrice, Re-Generation (Y)outh

USA & CANADA 

Yossuf Albanawi, 24; Gautam Chebrolu, 23
Co-founder di Pilleve

Aziz Alghunaim, 26; Atif Javed, 25
Co-founder di Tarjimly

Sheena Allen, 29
Founder di CapWay

Leigh-Kathryn Bonner, 25
Founder di Bee downtown

Brandon Bryant, 29; John Henry, 25; Henri Pierre-Jacques, 27; Jarrid tingle, 27
Cofounder di Harlem Ccapital

Brandon Burke, 27
Cofounder di LegWorks

Angelo Campus, 25
Founder di BoxPower

David Cooch, 28; Kyle Kornack, 28
Co-founder di Green gas

Andrew Cooper, 28; Alex Schulze, 27
Co-founder, 4Ocean

Thomas D’Eri, 29
Co-founder, Rising tide car wash

Josh Durham, 23
Co-founder, Weighting comforts

Daniela V. fernandez, 24
Founder, Sustainable ocean alliance

Ariane Fisher, 28
Managing director, Shortlist

Shadrack Frimpong, 27
Founder, Cocoa360

Perumal Gandhi, 27; Ryan Pandya, 26
Co-founder, Perfect day

Dakota Gruener, 29
Executive director, Id2020

Brennan Hatton, 25; Rick Martin, 28
Co-founder, Equal reality

Rebecca Hui, 27
Founder, Roots studio

Riley Jones, 23; Amina yamusah, 27
Co-founder, Bloc

Brian Keller, 25; Zachary Quinn, 26
Co-founder, Love your melon

Emily Kennedy, 28
Co-founder di Marinus Analytics

Emma Teal Laukitis, 27; Claire Neaton, 28
Co-founder, Salmon sisters

Brett McCollum, 28; Matt Richardson, 29
Co-founder, Causebox

Jenna Nicholas, 28
Founder, Impact experience

Aviva Paley, 27
Co-founder, Kitchens for good

Xiaoyuan Ren, 27
Founder, MyH2O

Saumya, 28
Co-founder, Kheyti

Miranda Wang, 24; Jeanny Yao, 24
Co-founder, BioCellection

Jennifer Xia, 28
Co-founder, FreeWill

Erin Zaikis, 28
Founder, Sundara

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Forbes Italia ha selezionato i 100 giovani che, con il loro talento e il loro spirito imprenditoriale, stanno contribuendo a ridisegnare il mondo del business, dello sport, della cultura e dell’intrattenimento. Ecco in ordine alfabetico i nomi italiani e le storie di alcuni protagonisti per la categoria “Social Entrepreneurs” insieme ai selezionati per il progetto 30 Under 30 Usa & Canada.

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Classifiche 5 aprile, 2019 @ 11:00

Lucrezia Bisignani racconta la sua Disney africana contro l’analfabetismo

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Lucrezia Bisignani ha fondato Kukua, startup che insegna ai bambini africani a leggere e scrivere

Articolo tratto dal numero di aprile 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“Ho viaggiato per il mondo, eppure sono sempre tornata in Africa. Qualcosa mi diceva di rimanere, di capire. Di trovare un modo per contribuire a modellare e influenzare il futuro di questo continente”. Con questo nobile proposito, Lucrezia Bisignani, classe 1991 in arte “Lulu”, ha fondato Kukua, una società di edutainment (termine che deriva dalla crasi delle parole education e entertainment), che grazie a un personaggio animato di nome Sema, insegna ai bambini africani e leggere, scrivere e fare calcoli matematici sullo smartphone.

Il suo interesse per il continente africano, la sua voglia di avere un impatto positivo nel mondo e la sua passione per l’intrattenimento risalgono a quando era solo una bambina. Visitò l’Africa per un viaggio con la sua famiglia, per la prima volta, all’età di sette anni e da allora il Continente nero è entrato a far parte della sua vita.

Fu dopo aver conseguito la laurea alla Singularity university della Silicon Valley che Lucrezia decise di dedicarsi a un progetto per aiutare i bambini africani. Nel periodo in cui era a San Francisco – ora vive tra Nairobi e Londra – ha studiato come sfruttare l’ascesa esponenziale della tecnologia mobile e della tv, per creare soluzioni scalabili in grado di dare un contributo alla lotta contro i grandi problemi del Pianeta. Nel 2014, all’inizio dell’avventura di Kukua, Lucrezia ha svolto per sei mesi delle ricerche sul campo, vivendo nelle baraccopoli di aree rurali in Gambia, Kenya e Sud Africa, confrontandosi con i genitori e testando alcuni strumenti di alfabetizzazione con i bambini e famiglie che guadagnano meno di $ 2 al giorno.

Lucrezia Bisignani in una dei suoi tanti viaggi in Africa. (Courtesy Kukua)
Lucrezia Bisignani in uno dei suoi tanti viaggi in Africa. (Courtesy Kukua)

“Mi sono resa conto che ai bambini africani mancava una figura ispiratrice a cui guardare. La mission di Kukua è quella di diventare la principale società di edutainment in Africa e nel mondo”, dice Lucrezia. “Pensiamola come la Disney dell’apprendimento. Un po’ come lo sono Peppa Pig, che vale 2 miliardi di dollari e Dora the Explorer, un franchising da 11 miliardi”.

Proprio per questo scopo è nata Sema, la prima eroina dei cartoni animati africani. “Nel 2018 Netflix ha annunciato che la prima serie africana originale, Black Panther ha battuto ogni record incassando più di Iron Man, Thor e il primo Capitan America messi insieme. Lo stesso anno, abbiamo dato vita a Sema. Si tratta di un personaggio nato da un processo creativo molto complesso, frutto di una vasta ricerca sulle tendenze afro-futuristiche e di supereroi; ispira coraggio, ambizione e felicità nei giovani”.

LEGGI ANCHE: “Forbes Under 30 2019, chi sono i 100 giovani italiani che guideranno il futuro”

Il metodo di apprendimento sviluppato da Kukua, proprio grazie a Sema, si può declinare in prodotti per la tv, app, libri, prodotti di consumo (tramite licenze e merchandising), film e social. “Abbiamo già lanciato una suite di app dedicate con contenuti educativi. Abbiamo registrato 40mila download solo in Kenya e i bambini utilizzano le nostre tre soluzioni per imparare l’alfabeto”.

Lucrezia può anche contare su un team stellare. Vanessa Ford è entrata in Kukua dopo aver diretto film d’animazione alla Weinstein Company di Londra; Claudia Lloyd è stata quattro volte vincitrice del Bafta (British academy of film and television arts) ed è autrice di successi internazionali come Charlie e Lola, Mr. Bean e il più grande successo di animazione africano, Tinga Tinga Tales; infine Marielle Henault, che ha lavorato in precedenza per Walt Disney e Warner Brothers seguendo i più grandi franchise del mondo come Harry Potter e Hannah Montana, ora dirige il franchise di Sema.

Il team di Kukua. (Courtesy Kukua)

Con queste premesse non sembra nemmeno irraggiungibile il sogno di Lucrezia di fare di Kukua un Unicorno (una startup con una valutazione da più di $ 1 miliardo) a impatto sociale. “La generazione attuale di bambini africani ha il potenziale per far emergere un gruppo di leader straordinari, ingegneri, imprenditori, insegnanti…e qualsiasi altra cosa sognino di diventare”.

Tecnologia 25 gennaio, 2019 @ 8:00

Storia di Helperbit, la startup italiana per le donazioni in criptovaluta

di Daniel Settembre

Staff writer, Forbes.it

Mi occupo dei ranking e del progetto Under 30.Leggi di più dell'autore
Giornalista di Blue Financial Communication, dove cura contenuti per i prodotti editoriali del gruppo Bluerating, Private e Forbes Italia. Con un passato alla redazione televisiva di Class CNBC, è cresciuto professionalmente scrivendo di finanza, asset management, fintech e consulenza finanziaria. Appassionato di cinema, noiosi romanzi classici e videogames, è anche consulente editoriale. chiudi
Parte del team di Helperbit, da sinistra: Guido BaronciniTurricchia, Vincenzo Aguì, Davide Gessa e Davide Menegaldo. (Courtesy Helperbit)

Articolo tratto dal numero di gennaio 2019 di Forbes Italia. 

Portare trasparenza nelle donazioni umanitarie utilizzando la tecnologia blockchain è uno degli obiettivi di Helperbit, recentemente premiata come miglior startup fintech continentale dalla Commissione Europea. Nata dalla testa di cinque ragazzi – Davide Menegaldo, Guido Baroncini Turricchia, Vincenzo Aguì, Roberto Tudini e Davide Gessa – che l’hanno fondata in collaborazione con In-Time (società nata come spin-off dell’università di Tor Vergata di Roma), la startup permette alle organizzazioni no-profit di aprire raccolte fondi utilizzando le criptovalute come metodo di pagamento, sfruttando le potenzialità della blockchain per offrire la tracciabilità delle donazioni fino al beneficiario finale in tempo reale.

L’intuizione prende forma nel 2013 quando Guido Baroncini Turricchia, attuale ceo della startup, si avvicina al mondo delle criptovalute. In quel periodo divampano anche i primi scandali legati alla malagestione delle donazioni per il terremoto de L’Aquila: “Inizio così a pensare di utilizzare bitcoin e la tecnologia blockchain per tracciare il percorso delle donazioni umanitarie, per portare maggior trasparenza nel mondo della beneficenza e quindi più fiducia nell’operato delle organizzazioni no-profit”.

Serve però un intero anno per formare un team al completo che inizi a lavorare allo sviluppo della piattaforma. Il primo aiuto arriva nel 2016 da Coinsilium, la prima società di venture capital focalizzato esclusivamente sull’ecosistema blockchain, che ha selezionato la startup nel loro programma di accelerazione.

“Nell’agosto di quell’anno”, ricorda Guido, “avviene il drammatico terremoto del Centro Italia e da subito decidiamo di metterci in gioco per aiutare la popolazione colpita: dopo alcuni mesi di studio, grazie a noi, Legambiente è la prima grande organizzazione no profit italiana ad accettare donazioni in bitcoin e a offrire la tracciabilità delle transazioni”. Vengono così raccolte diverse decine di migliaia di euro a beneficio di giovani imprenditori locali, che hanno perso gran parte degli strumenti del loro lavoro. “Questo primo progetto di raccolta fondi ci ha permesso di testare le funzionalità della piattaforma e di migliorarne molti aspetti di usabilità, arrivando a, fine 2017 al lancio ufficiale del portale durante una conferenza stampa a Montecitorio”. Ad oggi si contano più di 300 donazioni e 17 raccolte fondi attive, per un volume totale di 26 bitcoin (circa 100 mila euro al cambio corrente).

Ma come funziona nella pratica? La piattaforma web permette alle organizzazioni non profit di crearsi sicuri portafogli bitcoin e di aprire raccolte fondi per cause solidali a cui si può donare utilizzando più di 25 criptovalute. “Associando pubblicamente un indirizzo bitcoin (che può essere comparato ad un Iban bancario) ad uno specifico progetto, chiunque può osservare nella blockchain i passaggi di denaro in tempo reale. Questo accade perchè nella blockchain vengono registrate tutte le transazioni che avvengono all’interno del network bitcoin: tali informazioni però non sono decifrabili dall’utente finale ed il nostro compito consiste proprio nel semplificare la lettura dei flussi”. Chiunque ha ricevuto le donazioni, può continuare la catena diretta della tracciabilità spendendo i bitcoin o può convertire il denaro in valuta locale. “Questa seconda opzione limita la trasparenza perché si ritorna sui sistemi bancari tradizionali e nella blockchain la transazione avviene verso un cambiavalute: per questo motivo viene richiesto di inserire fatture o ricevute, che vengono notificate in maniera permanente nella blockchain. In questo modo è sempre possibile rivedere le attività dell’organizzazione e monitorare il corretto utilizzo dei fondi”. È importante sottolineare che anche il singolo utente può diventare beneficiario diretto delle donazioni: questo può avvenire qualora sia colpito da una calamità naturale e preventivamente verificato sulla piattaforma. “Una mappa interattiva mostra gli utenti colpiti e permette di aiutarli in modo diretto senza intermediari. Si configura quindi un duplice beneficio per l’utente Helperbit, che può aiutare o essere aiutato”, precisa ancora Guido.

Mentre la startup continua a ricevere importanti riconoscimenti sia sul piano nazionale che internazionale, tra cui la selezione tra i 100 espositori più innovativi secondo le Nazioni Unite per il World Humanitarian Summit, nuovi progetti continuano a fiorire: “Riteniamo che la community possa svolgere un ruolo fondamentale nell’avvicinare la popolazione all’uso delle criptovalute applicate al no-profit. Abbiamo da poco lanciato le Campagne Fundraising, un servizio che permette a chiunque di festeggiare una giornata speciale (come una laurea, il compleanno o un altro traguardo personale) aprendo una raccolta fondi in criptovaluta con uno scopo ambientale o umanitario. Ogni evento è la giusta occasione e questa iniziativa permette a tutti di diventare ambasciatori di una causa solidale. Sempre con un focus sugli individui, stiamo pianificando il rilascio di ulteriori funzionalità che aumenteranno l’interazione tra utenti, portando i benefici dell’effetto network per fronteggiare le calamità”.