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Business 17 Giugno, 2019 @ 12:00

Ecco come Craig Walker ha creato una serie di startup milionarie

di Forbes.it

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(Getty Images)

Craig Walker ha creato un’incredibile serie di startup di successo. Ha raggiunto accordi con i buyer più apprezzati e al tempo stesso ha raccolto fondi dalla gente che conta nella Silicon Valley, consentendo allo stesso tempo alle aziende di operare in modo più snello ed efficiente.

Walker è apparso di recente sul podcast di DealMakers, dove ha condiviso pensieri sul suo viaggio della Valley, i modelli di successo che ha visto, i giorni più difficili che ci si aspetta di affrontare come imprenditore e molti altri argomenti.

Crescere vicino a Steve Jobs
Craig è nato e cresciuto a Cupertino. Ha vissuto in una stradina, poco lontano da dove Steve Jobs e il suo team fondarono Apple, a sole otto abitazioni di distanza. Ha frequentato Berkeley e poi ha ottenuto il suo MBA a Georgetown. Dopo la scuola di business, Craig ha lavorato per Apple in attesa di conseguire il LSAT (The Law School Admission Test), per poi tornare alla facoltà di giurisprudenza di Berkeley.

Essere un avvocato gli ha permesso di avere un’ottima visione di tutto quello che stava accadendo nella Silicon Valley. Ha avuto modo di rappresentare startup, grandi aziende pubbliche che stavano acquisendo startup, venture capitalist e investment banker, la maniera perfetta per studiare l’intero ciclo di crescita di un’azienda.

Lavorando in uno dei due studi legali dominanti, Brobeck, Phleger & Harrison a Palo Alto, ha maturato esperienza con clienti di una certa importanza gestendo le loro operazioni di fusione e acquisizione. Come Cisco Systems, Kleiner Perkins e Sequoia Capital: rappresentò Kleiner quando realizzarono gli investimenti di Serie A in Juniper Networks e lavorò anche all’Ipo di Polycom.

Che si tratti di una Ipo, M&A o finanziamento di venture capital, Craig dice di aver trovato questi accordi una ventata d’aria fresca rispetto alla maggior parte degli altri lavori legali: entrambe le parti di quelle trattative volevano infatti che l’affare fosse concluso.

“Mi hanno insegnato a cercare soluzioni vantaggiose per tutti. Business deals che non sono accordi win-win, o affari che sono totalmente unilaterali, non funzionano mai veramente. “Con il giusto tipo di partnership, puoi fare 1 + 1 = 3”, ha detto Craig.

La gerarchia della Silicon Valley
Craig dice che l’unico problema di essere un avvocato M&A è che si ha in un certo senso potere esecutivo, ma non si prendono decisioni di alto livello.

Nella Valley vedeva gli avvocati in basso, e poi gli investment bankers. Sopra di loro c’erano i venture capitalist, e quindi in cima i fondatori. Craig voleva essere sempre più in alto nella scala gerarchica per poter prendere decisioni importanti.

Ha avuto la possibilità di farlo con il fondo di investimento TeleSoft Partners, che lo ha invitato a salire a bordo per fare investimenti online nel settore delle telecomunicazioni. Ricorda: “Dei nostri primi otto investimenti, quattro sono stati acquisiti, due sono diventati pubblici, e forse due sono falliti”. Non è affatto un cattivo rapporto.

I 5 errori più grandi che fanno i fondatori
Nella sua esperienza, Craig afferma che i cinque errori più comuni che ha rilevato tra le startup sono:

  1. Essere troppo avidi e non creare accordi vantaggiosi per entrambe le parti
  2. Scalare troppo velocemente la vetta e spendere troppi soldi
  3. Non fidarti di te stesso quando le decisioni devono essere prese
  4. Scarse dinamiche interpersonali tra i fondatori
  5. Non anticipare una minaccia concorrenziale al prodotto o all’azienda

Il giorno più brutto come Ceo
Ci possono essere molti giorni difficili quando sei un imprenditore. Craig ne ha avuto uno nel 2001 quando è entrato come Ceo di una società VoIP nella quale il suo fondo aveva investito. Sfortunatamente, quando scoppiò la bolla delle dot-com, il consiglio di amministrazione della società si rese conto che erano cresciuti troppo in fretta e stavano bruciando troppi soldi nel tentativo di sopravvivere.

Il consiglio decise quindi di apportare una modifica, ridurre immediatamente i costi in modo da poter vendere la società prima di dover chiudere i battenti. Craig era il ragazzo adatto per farlo.

La società aveva appena tagliato di metà gli stipendi dei dipendenti, da 300 a 150. Dopo gli applausi per la sua nomina come nuovo amministratore delegato, Craig ha dovuto spiegare che l’unico modo per salvare la compagnia era tagliare tutto il personale fino a 15. Doveva farlo prima del successivo giorno di paga.

Anche se non conosceva bene la squadra di allora, ricorda ancora l’esperienza come il giorno più difficile della sua carriera.

Il rischio valse la pena, abbattuti costi per 4 milioni di dollari al mese, Craig riportò la compagnia in terreno redditizio e Yahoo bussò alla porta. Yahoo vide la società utile per evitare di perdere il mercato di Skype in rapida crescita e sborsò la cifra di 50 milioni. “Tratta ogni dollaro del tuo conto in banca come ossigeno. Non sprecare il tuo ossigeno!”, dice Craig.

Da zero a 100 milioni in soli 24 mesi
La startup seguente di Craig è stato il servizio di telefonia su Internet GrandCentral, che fornisce agli utenti un unico numero di telefono per accedere a tutti i loro contatti di casa e lavoro. Hanno raccolto 4 milioni in un round di Serie A guidato da Minor Ventures, lo hanno costruito, lanciato e il loro prodotto è stato apprezzato dai clienti. Prima che potessero chiudere il round di Serie B, Google ha chiamato e offerto loro 100 milioni per l’avvio, a soli 18 mesi di serie A. Il team si è unito a Google, aggiungendo milioni di nuovi utenti e trasformando GrandCentral in quello che oggi conosciamo come Google Voice.

Dialpad, AI per il tuo telefono
L’ultima startup di Walker, Dialpad, porta tutti i suoi precedenti lavori al livello più alto combinando sistemi telefonici basati su cloud per le aziende e integrando l’intelligenza artificiale per creare i processi più efficienti sia per i clienti sia per i fornitori.

In concreto, l’obiettivo di Dialpad è rendere più semplice l’esperienza telefonica professionale. I prodotti di Dialpad comprendono Conferencing (UberConference), Phone Systems (Dialpad) e Call Center (supporto per tastiera e tastierino).

Finora Dialpad ha raccolto 120 milioni di dollari dagli investitori più famosi come Andreessen Horowitz, Google Ventures, Felicis Ventures, SoftBank e Iconiq Capital. Probabilmente uno dei più efficienti team che qualsiasi startup potrebbe sognare. La valutazione più recente riportata della società era di 500 milioni di dollari.

Oggi Dialpad funziona con alcuni dei più grandi nomi del business – WeWork, Motorola e Uber sono degli esempi – non solo per rendere i propri dipendenti più produttivi, ma per scoprire i modi innovativi in ​​cui opera l’intelligenza artificiale.

Più recentemente, Dialpad ha lanciato Dialpad Sell, pensato per aiutare i venditori non solo a gestire senza problemi chiamate, messaggistica e video calls, ma anche per utilizzare le funzionalità AI per analizzare l’opinione dei clienti e ricevere coaching in tempo reale dai loro manager.

Business 2 Maggio, 2019 @ 1:13

Il segreto per un’azienda di successo? Lavorare in coppia

di Daniela Uva

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(shutterstock)

Quando moglie e marito sono legati dal business, oltre che dall’amore, il loro legame si può trasformare in una marcia in più. Questo perché le imprese guidate da coppie risultano più produttive e sane. A scoprilo è stata una nuova ricerca internazionale alla quale hanno partecipato anche alcuni esperti dell’Università Bocconi di Milano.

Gli studiosi hanno analizzato le aziende guidate da coniugi e conviventi e si sono resi conto il loro business è vincente, a patto che la guida sia equamente ripartita fra i due partner. Per arrivare a questo risultato il team di ricercatori dello studio “For love and money: Marital leadership in family firms”  ha rivolto la lente di ingrandimento su circa 2mila realtà economiche nell’arco di 12 anni scoprendo che quando al vertice dell’impresa c’è una coppia il ritorno si attesta mediamente sul 6,3% del capitale investito, un punto percentuale in più rispetto a quanto fatto registrare dagli altri tipi di imprese familiari.

Secondo il report, il segreto del successo di queste organizzazioni risiede in un mix perfetto fra affinità, abitudine a condividere, complementarietà e complicità. Fattori ai quali si aggiunge anche la reciproca volontà dei due “colleghi” di lavorare insieme per un obiettivo comune. Inoltre, in queste organizzazioni basate su affari e cuore gli investimenti proseguono anche quando il clima economico è particolarmente incerto, i dipendenti tendono a essere più fedeli e la produttività dei lavoratori è mediamente più elevata. A giudicare dalle performance di alcune imprese di questo genere, sembra che le cose stiano davvero così.

Basta osservare il caso della Surgital, inizialmente battezzata Laboratorio artigianale tortellini. L’azienda è stata fondata nel 1980 da Edoardo Bacchini e da sua moglie Romana Tamburini. I due imprenditori hanno iniziato la loro avventura producendo pasta fresca per il mercato al dettaglio, ma in seguito sono passati al segmento dei surgelati precotti. Nel corso del tempo, la società è riuscita a conquistare i mercati europei, ma anche quelli statunitensi e giapponesi. E oggi, a partire dal 2012, conta 205 dipendenti e 98 milioni di euro di attività totali ogni anno. L’azienda è attualmente controllata in toto dalla famiglia fondatrice e continua a produrre utili da record.

Un caso simile è anche quello della Ibi- Istituto biochimico italiano. Fondata nel 1918 da Giovanni Lorenzini, la compagnia oggi vanta 218 dipendenti e un fatturato da 53 milioni di euro l’anno, esportando i suoi prodotti in venti Paesi del mondo. Il tutto risultato del lavoro congiunto della nipote del fondatore, Camilla Borghese, e di suo marito Hans Khevenhullen, attuale amministratore delegato. Il punto forte di queste realtà è la fiducia, quella che permette di assumere decisioni anche in tempi difficili e di abbattere i costi legati al controllo dei manager.

Naturalmente un rischio esiste: è quello del divorzio, o della separazione nel caso in cui i due “boss” non siano sposati. Un’eventualità che quasi sempre si riverbera nel business, che rischia così di fallire. Ma nonostante questo, i ricercatori assicurano che le performance delle aziende di coppia sono migliori di quelle registrate da realtà differenti ma con le stesse dimensioni. In generale, comunque, nel nostro Paese sono quasi sempre premiate le aziende familiari, quelle nelle quali la guida resta saldamente nelle mani dei fondatori o dei loro eredi. Negli ultimi dieci anni il loro numero è cresciuto, di pari passo con il giro d’affari. A confermarlo è la decima edizione dell’Osservatorio Aub (Aidaf-UniCredit-Università Bocconi). Dallo studio emerge infatti che se nel 2008 le aziende a guida familiare con fatturato superiore ai 50 milioni di euro l’anno erano 4.251, a distanza di dieci anni sono cresciute dell’8,1% raggiungendo quota 4.597. E non finisce qui, perché, se in passato queste realtà impiegavano 1 milione e 471.674 persone, adesso possono vantare 1 milione e 885.771 dipendenti. Segno che i legami familiari rappresentano sempre un’arma in più.