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Responsibility 10 Maggio, 2020 @ 1:00

Mamme super lavoratrici nel lockdown, ma ora rischiano di dover scegliere tra lavoro e figli piccoli

di Forbes.it

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mamme e lavoro da casa
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E’ una Festa della Mamma faticosa quella che le lavoratrici italiane festeggiano oggi: nel momento in cui la fase di rientro al lavoro si avvia verso il completamento, si acuiscono ancora di più i disagi connessi alla doppia gestione “lavoro e famiglia” . Specie per i 3 milioni di donne con almeno un figlio piccolo (con meno di 15 anni), circa il 30% delle occupate totali (9 milioni 872 mila), che saranno il segmento più in affanno nei mesi futuri, considerato che lo scenario di riapertura delle scuole, ma anche dei tanti servizi dedicati alla gestione del tempo libero dei giovanissimi, sarà  fortemente condizionato dall’emergenza Covid-19.

Dunque, tra turnazioni degli studenti, alternanza casa-scuola, formazione a distanza, le mamme italiane dovranno gestire una quotidianità  particolarmente complessa. E molte potranno trovarsi di fronte al dilemma se continuare a lavorare oppure no. É questo lo scenario che emerge dal nuovo report della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Mamme e lavoro al tempo dell’emergenza Covid-19” .

Dallo studio emerge che in questi due mesi di sospensioni e lockdown, le donne con figli hanno lavorato più dei papà. Un fattore collegabile al differente livello di occupazione tra uomini e donne nei settori industriali e nei servizi essenziali, laddove la presenza femminile risulta più bassa nei primi e più alta nei secondi. Se si guarda poi allo smart working, si scopre che sono le lavoratrici meno qualificate quelle che dovrebbero necessariamente recarsi in sede per lavorare e parallelamente accudire in prima persona i figli con meno di 15 anni: si tratta di 1 milione 426 mila lavoratrici (il 48,9% delle lavoratrici mamme), di queste circa 710 mila percepiscono uno stipendio netto inferiore ai 1.000 euro. 

Gli interventi finalizzati a sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle numerose mamme lavoratrici, come il bonus baby-sitting o i congedi parentali straordinari, possono essere uno strumento utile in fase d’emergenza, ma difficilmente “strutturabile” nel lungo periodo, soprattutto in termini di costi. Alla fine della fase 1, a fronte di una richiesta molto ampia di congedi straordinari (al 28 aprile risultavano erogate 242.206 prestazioni secondo l’ultima rilevazione Inps) le domande di bonus baby-sitting sono state molto più contenute (pari a 93.729), anche a causa delle difficoltà di reperire in tempi brevi una persona adatta ad accudire i figli.

Ecco allora l’appello della Fondazione: “Certamente è utile confermare e prorogare con il prossimo decreto gli strumenti di sostegno emergenziali già previsti per le famiglie, ma al contempo bisogna pensare a strumenti strutturali per rafforzare i servizi di assistenza per la cura dei figli. Solo in questo modo riusciremo a superare il ritardo italiano delle donne a lavoro che rischia, se non colmato in tempi brevi, di lasciare a casa molte lavoratrici mamme. Soprattutto a causa di questa emergenza sanitaria”, ha dichiarato Rosario De Luca, Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. “La conciliazione è essenziale per permettere la piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro e in tutti i settori produttivi”, conclude.

Business 10 Maggio, 2020 @ 10:50

Riparte la voglia di consumi: i dati sulle intenzioni d’acquisto settore per settore. Con la sorpresa dell’auto

di Forbes.it

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Arrivano segnali di ripresa dagli italiani e dalle loro intenzioni di acquisto. Dopo il lockdown, nella Fase 2 riparte la voglia acquistare telefonia, mobili e prodotti di consumo. Ma anche e soprattutto auto. E’ quanto segnala l’Osservatorio mensile di Findomestic di maggio, realizzato dalla società di credito al consumo del gruppo BNP Paribas in collaborazione con Eumetra e che copre l’orizzonte temporale dei prossimi tre mesi.

Se nel mese di marzo, in piena emergenza coronavirus, le intenzioni d’acquisto avevano subito un tracollo del 30% rispetto a febbraio, ad aprile si intravedono i primi segnali di ripresa con un incremento del 5% sul mese precedente. Il clima di fiducia sulla situazione economica personale e del Paese è invariato rispetto al mese precedente. Le intenzioni d’acquisto che evidenziano spiragli positivi arrivano dal settore della mobilità che recupera terreno rispetto crollo di marzo (-40%): per le auto nuove si registra un +24% di persone che pensano di acquistarne una nei prossimi tre mesi, e un +23,1% per quelle usate. Segnali confortanti anche per elettrodomestici ed elettronica di consumo. Continua a soffrire il settore turismo con i viaggi (-20,7%) che scontano l’incertezza sulla fine dei lockdown in Italia e all’estero e anche il mercato immobiliare dove la propensione all’acquisto di una nuova casa diminuisce ancora dell’11,8% rispetto a marzo.

Le differenze tra Nord e Sud

Dall’Osservatorio di maggio emerge un Nord Italia, colpito duramente dall’emergenza coronavirus, più negativo nelle intenzioni d’acquisto rispetto al Centro e al Sud del Paese dove si torna concretamente a fare progetti. Nel Nord Ovest tra marzo e aprile è diminuito ancora di un terzo (- 28,9%) il numero di quanti pensano all’acquisto di un’auto nuova, nel Centro Italia sono invece quasi raddoppiati (+90,5%) e al Sud cresciuti del 58,3% in più. Per le auto usate nel Nord Ovest le intenzioni di acquisto sono scese del 44% rispetto a marzo, mentre al sud si sono incrementate del 56,2%. Il Nord Est è l’area del Paese che non pensa proprio a comprare casa: – 36,6% ad aprile, mentre al Centro l’atteggiamento è molto meno negativo (-2,7%).

Veicoli, è l’auto il mezzo della Fase 2

Il timore di assembramenti e contatto sui mezzi pubblici genera un ritorno all’utilizzo dell’auto, percepito dagli italiani come il mezzo più “protetto” con riflessi anche sulle propensioni d’acquisto: +24% rispetto a marzo per le nuove e +23,1% per le usate. Anche l’e-bike è una valida alternativa all’autobus, tram o metro e, ad aprile, il 17,3% in più degli italiani si è detto intenzionato ad acquistarla nei prossimi mesi. Rimangono al palo i motocicli: -5,5% rispetto a marzo.

Casa, l’incertezza colpisce il settore immobiliare

In aprile il comparto casa ha sofferto dell’incertezza economica su tempi e modalità della ripresa. Il timore di esporsi con acquisti impegnativi come quelli per un nuovo immobile o una ristrutturazione hanno portato a una flessione dell’11,8% delle intenzioni d’acquisto nell’ultimo mese di case o appartamenti e del 10,9% di lavori di ristrutturazione. Tengono invece i mobili che fanno segnare un +2%.

Il lockdown ha insegnato l’importanza della tecnologia

Le intenzioni d’acquisto di prodotti tecnologici sono cresciute a gran ritmo nel mese di aprile. Gli italiani in lockdown ne hanno apprezzato l’utilità per poter lavorare e mantenere rapporti sociali e ora, molto di più rispetto a marzo, hanno intenzione di acquistarne: soprattutto tablet e e-book (+54%), ma anche telefonia (+5,7% di intenzioni d’acquisto sul mese precedente), PC e accessori (+10,8%), fotocamere e videocamere (+4,7%).

In recupero il comparto degli elettrodomestici

Tra gennaio e marzo 2020 le intenzioni d’acquisto dei piccoli elettrodomestici erano crollate del 30,7%, ma solo nell’ultimo mese il recupero è stato del 20,7%. Un dato positivo confermato anche per l’elettronica di consumo (+27,9%) e per i grandi elettrodomestici che in aprile, nel confronto con marzo, hanno ripreso il 9,3% tornando ad avvicinarsi ai livelli pre-crisi.

L’efficienza energetica può attendere

Per il comparto dell’efficienza energetica non c’è stata una ripresa delle intenzioni d’acquisto rispetto agli ultimi mesi. Il segmento degli impianti solari termici è stato quello in maggiore sofferenza (-32,1% rispetto a marzo) seguito da impianti fotovoltaici (-18,1%) e stufe e caldaie (-15,5%). La propensione all’acquisto è invece aumentata per infissi e serramenti (+4,1%) comunque ancora lontana dai livelli di gennaio.

Nel tempo libero lavori in casa e sport, ma non si viaggia

I lockdown, in Italia e a livello internazionale, uniti a una comunicazione non chiara sulla ripresa dei flussi turistici, hanno generato un ulteriore crollo del 20,7% delle intenzioni d’acquisto di viaggi e vacanze tra marzo e aprile che segue il -43% fatto tra febbraio e marzo in piena emergenza. La possibilità di tornare a fare sport aiuta il settore delle attrezzature e dell’abbigliamento dedicato (+13,4%), mentre la permanenza forzata a casa ha fatto riscoprire la passione per il fai-da-te: la propensione all’acquisto in questo segmento si è incrementata del 19,5% rispetto a marzo.

Lifestyle 8 Maggio, 2020 @ 4:46

Ecco le prime tre vetture uscite dagli stabilimenti Ferrari dopo la riapertura

di Forbes.it

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La Ferrari Monza SP2.
La Ferrari Monza SP2. (Courtesy Ferrari)

Nel corso della settimana gli stabilimenti Ferrari di Maranello e Modena sono gradualmente tornati alla piena operatività, nel rispetto del programma “Back on Track”. La prima vettura a uscire dalle linee Serie Speciali, dopo sette settimane in cui ne è stata sospesa la lavorazione, è stata una Ferrari Monza SP2 con livrea nera e grigia.

Ferrai 812 GTS.
Ferrai 812 GTS. (Courtesy Ferrari)
Ferrari F8 Tributo.
Ferrari F8 Tributo. (Courtesy Ferrari)

Lo rende noto l’azienda di Maranello, aggiungendo che una spider 812 GTS di color grigio GTS e una F8 Tributo color rosso corsa sono state invece fra le prime vetture ultimate dalle linee 12 e 8 cilindri. I tre modelli sono ora pronti per essere consegnati ai loro proprietari, rispettivamente negli Stati Uniti, Australia e Germania, e conquistare finalmente la strada.

 

Business 6 Maggio, 2020 @ 4:04

Studi professionali: i chiarimenti dei consulenti su tutela della salute e controlli negli uffici

di Forbes.it

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L’ormai fatidica data del 4 maggio ha comportato la possibilità  per molti di rientrare al lavoro e per tanti professionisti di riaprire i propri studi. Ma non con estrema facilità. É necessario, infatti, mettere in sicurezza gli ambienti per tutelare innanzitutto la salute, propria, di clienti e collaboratori, e anche la privacy, rispettando le normative emergenziali vigenti. A tale scopo, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 12/2020, ha pubblicato le risposte alle domande più frequenti su questi temi per consentire una fattibile organizzazione degli spazi e dei momenti di lavoro e conoscere diritti e doveri di datori di lavoro e lavoratori. Nel documento, inoltre, utili consigli per essere pronti agli eventuali controlli dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro che, come noto, ha chiesto ai propri Uffici territoriali di contribuire, su richiesta delle Prefetture, alle necessarie verifiche circa la ricorrenza delle condizioni previste per la prosecuzione (ove consentita) delle attività  produttive, industriali e commerciali, in un’ottica di doverosa collaborazione alla gestione della emergenza in corso.

 

LO STUDIO PROFESSIONALE O L’AZIENDA, IN BASE AI CONTENUTI ESPRESSI NEL PROTOCOLLO COVID-19 AGGIORNATO AL 24 APRILE 2020, COSA DEVE PREDISPORRE PER PERSONALE, COLLABORATORI, CLIENTI A LIVELLO PREVENTIVO, IN CASO DI SINTOMI DA INFEZIONE DA CORONAVIRUS?

Una informativa messa a disposizione presso lo studio per il dipendente e/o collaboratore, sui rischi epidemiologici da Covid-19, recante nello specifico: obblighi del lavoratore, avvertenze da contagio da virus Covid-19, regole per la disinfezione/lavaggio delle mani, misure igienico-sanitarie, modalità di ingresso in studio del dipendente-collaboratore, utilizzo della mascherina fornita dallo studio, avvertenze nell’uso corretto dei guanti.

 

COSA BISOGNA ESPORRE NELLO STUDIO PROFESSIONALE IN PROSSIMITÀ DEI LUOGHI COMUNI DI LAVORO?

L’informativa che è stata predisposta per i dipendenti e/o collaboratori.

 

QUALI SONO I SOGGETTI TENUTI A FIRMARE IL DOCUMENTO PRODOTTO, PREVISTI NEL PROTOCOLLO COVID-19 SUGLI AMBIENTI DI LAVORO, PUBBLICATO IL 14 MARZO 2020 E AGGIORNATO IL 24 APRILE, ALLEGATO N.6 DEL DPCM 26 APRILE 2020?

Il datore di lavoro si deve confrontare con il Servizio di Prevenzione e Protezione, tra cui il R.S.P.P., nel caso in cui non abbia egli stesso assunto la Responsabilità del Servizio di Prevenzione e Protezione e abbia demandato ad una figura esterna, con il Medico Competente, il R.L.S. o in mancanza il R.L.S.T.

 

IL TITOLARE DELLO STUDIO PROFESSIONALE PUÒ ADEMPIERE DIRETTAMENTE AL PROCESSO DI SANIFICAZIONE DEI PROPRI AMBIENTI DI LAVORO?

Sì, il datore di lavoro (titolare dello studio professionale) può farlo utilizzando le sostanze previste per la sanificazione, tra cui riportiamo i disinfettanti più comuni che possono essere impiegati nelle procedure di disinfezione per SARS-CoV-2 in base alle attuali conoscenze:

– ipoclorito di sodio (candeggina),
– etanolo,
– perossido di idrogeno (acqua ossigenata).

Se la persona incaricata delle pulizie è un o una dipendente, dovrebbe aver già fatto il corso su rischio chimico o comunque dovrebbe aver seguito il corso “lavoratori” dove si parla anche di rischio chimico e biologico in generale. A quel punto, si istruisce il lavoratore/lavoratrice su come deve comportarsi nello specifico per il Covid-19 e si redige un verbale nel quale si dichiara ciò che è stato fatto. Il personale addetto alla sanificazione deve essere formato adeguatamente sull’utilizzo delle sostanze chimiche necessarie e ovviamente sui rischi specifici connessi.

 

LA SANIFICAZIONE È ATTIVITÀ REGOLAMENTATA DALLA LEGGE N. 82/94 E DM 274/97 CON RICHIESTA DI REQUISITI TECNICO-PROFESSIONALI. QUINDI NON PUÒ ESSERE ESERCITATA IN PROPRIO DAL PROFESSIONISTA?

Le norme citate riguardano l’esercizio dell’attività di impresa di pulizia (disinfezione, disinfestazione, derattizzazione o di sanificazione) e prescrivono il conseguimento di specifiche attestazioni per ottenere l’iscrizione nel registro e la possibilità di operare. Non contengono le prescrizioni o i divieti per casi di questo tipo, per i quali vale pertanto la risposta precedente.

 

LA SANIFICAZIONE È SEMPRE A CARICO DEL DATORE DI LAVORO?

Sì. L’art. 64 del decreto “Cura Italia”, ora convertito con modificazioni in legge n. 27/2020, stabiliva peraltro che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge n. 18/2020, sarebbero stati stabiliti i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del credito d’imposta riconosciuto dal primo comma dell’art. medesimo per spese di questo tipo. Tale decreto ministeriale non è stato ancora emanato.

 

L’ARIA CONDIZIONATA INTEGRATA IN UFFICIO È PERICOLOSA?

Oggi si parla di pericolosità dell’aria condizionata in relazione al Covid-19, ma in realtà gli esperti ci hanno sempre messo in guardia dai rischi di propagazione di altre malattie ugualmente letali (legionella): l’impianto deve sempre essere sottoposto a manutenzione e i filtri devono essere sanificati. Le principali associazioni degli impiantisti stanno organizzando un protocollo per gli interventi legati all’attuale emergenza.

 

NEL CASO DI PROFESSIONISTI TRA I QUALI VI SIA UN CONTRATTO DI COWORKING, SU CHI INCOMBONO GLI ADEMPIMENTI?

A ciascun datore di lavoro competono gli adempimenti nei confronti dei propri dipendenti, nonché l’adozione delle misure necessarie a poter ricevere la clientela in sicurezza.

 

IN CASO DI DATORE DI LAVORO CON PROBLEMI CARDIACI, QUINDI AD ALTO RISCHIO, SI PUÒ CHIEDERE AI LAVORATORI DI EFFETTUARE IL TAMPONE PRIMA DI RIENTRARE AL LAVORO?

Al momento ciò pare non essere possibile in forza di quanto disposto dall’articolo 5 dello Statuto dei lavoratori.

 

DEVE ESSERE VIETATO ALLA CLIENTELA DI STUDIO L’USO DEI SERVIZI IGIENICI?

Il protocollo contempla il divieto per i corrieri in quanto estranei alla struttura e non contempla la clientela, per cui la scelta è rimessa al titolare dello studio.

 

PER CHI NON HA DIPENDENTI MA HA UNA STANZA IN UNO STUDIO ASSOCIATO E NON È UN ASSOCIATO: COSA DEVE FARE?

Lo studio associato da parte sua dovrà provvedere agli adempimenti in parola e “l’inquilino” dovrà rispettare le regole adottate e farle rispettare ai propri clienti.

 

COME PROVIAMO CHE ABBIAMO FORMATO I DIPENDENTI INCARICATI SULLA SANIFICAZIONE? DEVONO AVER FREQUENTATO UN CORSO?

Risposta affermativa (vedi anche una delle risposte precedenti su incaricato e corsi).

 

SE TENGO LO STUDIO CHIUSO AL PUBBLICO E NON HO DIPENDENTI POSSO EVITARE DI INSTALLARE TUTTI I DISPOSITIVI DI PREVENZIONE TIPO CARTELLI CONTENENTI MESSAGGI PER IL DISTANZIAMENTO INTERPERSONALE, BARRIERE IN PLEXIGLASS, TERMOSCANNER, ECCETERA?

Se l’attività è chiusa ovviamente non è necessario alcun adeguamento.

 

OBBLIGHI DA RISPETTARE ANCHE PER I CONSULENTI CHE NON HANNO DIPENDENTI?

L’assenza di personale dipendente non esime dall’adozione delle misure idonee a prevenire il contagio e quindi distanziamento, mascherine, guanti, sanificazione.

 

SI DEVE FAR FIRMARE AL DIPENDENTE UNA AUTOCERTIFICAZIONE DOVE SI ATTESTA CHE IL DATORE DI LAVORO GLI HA FORNITO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE?

Valgono le ordinarie regole in tema di sicurezza nei luoghi di lavoro in forza delle quali la consegna dei DPI, la formazione e l’addestramento sono comprovate da specifici verbali.

 

LA DICHIARAZIONE DELLA RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA VA MANTENUTA IN AZIENDA?

L’annotazione delle misurazioni della temperatura corporea è sconsigliata perché realizzerebbe un trattamento di dati personali di tipo sanitario (vedi anche capitolo successivo).

 

SE UN DOMANI UN DIPENDENTE ACCUSA IL DATORE DI LAVORO, DICENDO CHE AVEVA DICHIARATO DI AVERE UNA TEMPERATURA OLTRE I 37.5°, MA IL DATORE DI LAVORO LO AVEVA FATTO ENTRARE UGUALMENTE IN AZIENDA, COME SI DIFENDE QUEST’ULTIMO?

Va premessa la considerazione circail ruolo del lavoratore nell’ambito dell’adempimento alle prescrizioni con finalità di tutela della salute, che lo vede, innanzitutto ai sensi dell’art. 20 T.U., quale specificazione della più generale obbligazione che gli incombe ex art. 2104 c.c., compartecipe – con assunzione di responsabilità propria in caso di suo inadempimento – della realizzazione di queste finalità.

Nel caso specifico, la risposta circa gli esiti non può essere univoca. Sarà il lavoratore che “accusa il datore di lavoro” a dover dimostrare di aver adempiuto alle linee guida secondo l’informativa ricevuta. E il datore di lavoro a contestarlo, allegando le prescrizioni e l’informativa stessa.

In ogni caso, il comportamento doloso, come appare prospettato dal quesito, rompe il nesso eziologico delle rispettive responsabilità, spostando l’indagine in campo meramente processuale, estraneo (per fortuna) allaroutineordinaria dell’attività di studio.

Business 5 Maggio, 2020 @ 10:00

Ripartire tagliando i costi, con il primo marketplace digitale del noleggio per le Pmi

di Forbes.it

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gruppo di persone fuori da una azienda
(Getty Images)

Creare il primo marketplace rivolto al noleggio di tutte le categorie di asset, in particolare di beni strumentali. Con un target ben preciso: le piccole e medie imprese. E una missione altrettanto chiara: fornire una soluzione di sharing economy che potrebbe risultare particolarmente utile nel momento in cui l’economia italiana si appresta a ripartire dopo la pausa forzata del Coronavirus.

Si chiama non a caso Never Buy e a proporla sono due imprenditori milanesi, Alessandro Malgioglio, da 20 anni partner di Kerdos Partners nell’ambito della consulenza strategica nel credito al consumo e del noleggio operativo e Mike Scalera, già ceo e chief strategy officer per l’agenzia creativa TLC Marketing Worldwide, oltre che creatore di agenzie marketing sia in Italia che all’estero.

Insieme hanno già attratto diversi investitori, in particolare un partner industriale che si occupa di logistica, con l’obiettivo di generare in un triennio 90 milioni in noleggi.

In Never Buy il professionista o il piccolo imprenditore trova in un unico luogo tutto quello che gli serve per avviare un’attività o rinnovare l’esistente. Evitando così di dover affrontare un investimento iniziale spesso elevato.

Attraverso Never Buy si accede ad un unico marketplace dove noleggiare attraverso un unico interlocutore dal computer ai mobili, dai software alle apparecchiature professionali. Il tutto comprensivo dell’installazione, dell’assistenza e della manutenzione. “C’è la possibilità di andare a creare un progetto, ad ogni item aggiunto cambia il canone mensile. Si ha un punto di riferimento per tutto quello che è necessario con una riduzione dei costi amministrativi in azienda. E la piattaforma permetterà anche di filtrare per budget”, spiegano i fondatori.

Oltre a ciò, il cliente entra a far parte di una community con servizi e benefit dedicati: da agevolazioni sulla fornitura del gas e dell’energia elettrica alla formazione online gratuita.

Senza dimenticare la leva dei benefici fiscali. Come la completa deducibilità del canone. “Va poi considerato – aggiungono i fondatori – che per alcune aziende l’accesso al credito con il noleggio è tendenzialmente più facile di quanto non sia attraverso altri tipi di prestito, perché il finanziatore ha sempre la possibilità di rientrare in possesso del bene più facilmente”. I noleggi sono forniti sia in proprio sia tramite le migliori società di noleggio e leasing operativo.

Ad alimentare la piattaforma Never Buy sono i grandi marchi produttori, ma anche i distributori e i retailers, i piccoli negozianti, che possono promuovere i propri beni e servizi sul marketplace. “Stiamo proponendo un nuovo mercato. Possiamo portare nuovi clienti ai rivenditori e alle aziende. Perché trovo ad esempio la Samsung, ma anche i rivenditori della Samsung”.

In tutto questo dove guadagna Never Buy? “Attraverso due canali principali”, spiegano i fondatori. “I grossi brand produttori comprano spazi pubblicitari sulla piattaforma, mentre i rivenditori pagano un abbonamento.

Nei prossimi giorni il marketplace sarà lanciato su scala nazionale (ora è online nella versione beta), con 5mila prodotti e 300 venditori. A tutti i produttori e rivenditori che si registreranno entro il 30 maggio prossimo su www.neverbuy.com sarà data l’opportunità di inserire gratuitamente fino al 30 settembre le proprie offerte e i propri beni da noleggiare. In questo modo vogliamo aiutare il mercato della produzione e della distribuzione di beni per il mercato B2B ad essere pronti quando ci sarà la ripresa dei consumi.

 

 

Leader 4 Maggio, 2020 @ 8:49

La Fase 2 vista dal decano degli imprenditori italiani: Marino Golinelli, classe 1920

di Piera Anna Franini

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Marino Golinelli (Imagoeconomica)

L’11 ottobre 2020, l’imprenditore e filantropo Marino Golinelli compirà cent’anni. Un secolo speso avviando a Bologna, da zero, l’azienda farmaceutica Alfasigma, ora oltre 1 miliardo di fatturato. Altra medaglia al valore: la creazione dell’Opificio Golinelli, cittadella del sapere alle porte di Bologna. L’”intelligenza di esserci” è il motto dell’Opificio, un ecosistema che mette insieme formazione, innovazione e impresa, scienze ed arti, incubando start up. Per questo mondo, Golinelli ha già messo a disposizione 90 milioni di euro, “e ne darò molti di più”, precisa durante il nostro incontro skype. Perché Golinelli, origini contadine,  modenese, laurea in Chimica e piglio imprenditoriale, crede nei giovani, nel “lavoro nobile dell’imparare”, dice, e nelle idee che ne scaturiscono.

Con l’Opificio fate in modo che le  idee si concretizzino.

Se le start up funzionano i benefici andranno a loro ma anche alla Fondazione che deve proiettarsi nel futuro. Sa, io  farò una bella donazione, però bisogna guardare anche oltre.

Così oltre che avete messo in campo il Progetto 2065

Ricordo che ero nell’Università di Bologna e mi  avevano proposto di fare qualcosa sui farmaci del futuro. In quel momento mi chiesi: e se pensassimo a come sarà il mondo fra 50 anni, nel 2065? Così abbiamo progettato le “Borse di Studio imprevedibili” per anticipare il futuro anziché rincorrerlo.

Fondò Alfa (poi Alfasigma) nel 1948. Ora si rievoca il dopoguerra e il connesso spirito di ricostruzione. Lei che c’era, trova analogie?

Ormai sono uno dei pochi rimasti ad avere vissuto la Seconda Guerra Mondiale. La memoria dei fatti di allora mi dà la consapevolezza necessaria per attraversare una fase critica come questa.  Nel secondo dopoguerra ci fu la rapida trasformazione dell’Italia da paese agricolo a industrializzato, un paese che in pochi anni riuscì a inserirsi in un contesto europeo e più ampiamente internazionale. Le difficoltà enormi e la povertà generata dalla guerra riuscirono a imprimere una spinta fortissima allo spirito imprenditoriale degli Italiani, alla loro capacità di “fare”.  L’analogia fra quel periodo, storicamente così lontano e diverso, è molto semplice e la riassumerei in una frase: abbiamo saputo superare, allora, un trauma ben più grande, dubito della altrettanto adeguata risposta oggi del Paese.

Da dove nascono i dubbi?

Mancano gli schemi intellettuali della comprensione. Capisco che sia difficile avere una visione, ma chi ha responsabilità istituzionali deve pur averla.

La burocrazia sta rallentando molte decisioni. Tutti reclamano “sburocratizzazione”, “sministerializzazione”. Si risponde creando commissioni su commissioni. Un suo commento.

Non posso approvare quella che mi pare una evidente incapacità decisionale. Oggi manca una visione lungimirante, strategica e complessiva degli effettivi bisogni dell’Italia, considerando l’Italia come un sistema. Chi mi conosce sa quanto io stia sempre dalla parte delle risposte veloci e della capacità immediata di reagire alle difficoltà e di adeguarsi al cambiamento. Quanto all’annoso problema della burocrazia italiana, sono 50 anni che sento parlare di cambiare il modello burocratico, ma nessuno hai mai avuto il coraggio di farlo. Certamente occorre progettare un modello più snello del nostro apparato amministrativo e gestionale, a tutti i livelli, dal centro alle periferie. Tutti sanno che i tempi dei processi decisionali, oggi, non corrispondono a quelli della nostra burocrazia, bisogna elasticizzarsi. La pandemia ha reso ancora più evidente un problema che affligge l’Italia da moltissimi anni. È un’occasione per ripensare completamente l’apparato amministrativo e dirò di più: occorre inserire anche la burocrazia in una visione complessiva e sistematica del futuro.

Esattamente un anno fa mi disse: – Noi dobbiamo “essere in”, dobbiamo essere nel fare e pensare alla società di domani, a quella del 2100 -. La pandemia sta forse cambiando il suo modo di vedere la società di domani?

Assolutamente no. Resta sempre valida la mia visione, quella che ho condensato nel pay-off della Fondazione che porta il mio nome: l’intelligenza di esserci. Significa avere la lungimiranza, la prontezza, il coraggio di essere sempre presenti, con la testa e con il cuore, in quei luoghi, quei momenti, quelle occasioni che a volte sono speciali e uniche, a volte sono in apparenza del tutto normali, ma in ogni caso sono momenti in cui accade qualcosa che prefigura un cambiamento, un capovolgimento di vedute, una nuova scoperta. Esserci con intelligenza significa non solo adeguarsi al cambiamento, ma indirizzarlo, trasformarlo in una opportunità reale. Ma tutto questo non vuol dire niente se non si ha una visione onnicomprensiva della cultura e della conoscenza: innovazione tecnologica e sapere umanistico, arte e scienza devono essere sempre congiunti affinché l’intero sistema educativo, dai nidi alle università, possa stimolare l’intelligenza e la creatività degli studenti per rispondere ai bisogni del paese e riversarsi positivamente sulla società, facendo di loro i protagonisti attivi del nostro domani.

Dati gli accadimenti, cosa le dà fiducia?

Sono sempre i giovani a darmi fiducia. È sempre ai giovani che rivolgo il mio sguardo quando si parla di fiducia. Ai giovani dico sempre “Non abbiate paura”. Solo la conoscenza, la cultura, la coltivazione delle passioni, insieme alla capacità di interpretare gli errori, possono darci la forza necessaria a dominare l’imprevedibilità del futuro. È questo che cerco di trasmettere ai giovani per restituire loro la fiducia che mi ispirano.

Una ricerca dell’Istituto “Toniolo” svela che i giovani italiani sono i più pessimisti d’Europa sul dopo pandemia.  Il 35% rinuncerà a vivere in autonomia, il 32% a progetti di convivenza, il 40% a sposarsi, il 29% a cercarsi un lavoro. Possibile che la gioventù sia così rinunciataria?

Non condivido. È evidente, da questi numeri, che i giovani italiani sono più sfiduciati dei loro coetanei in Europa. Ma è responsabilità nostra, non loro, se si trovano in questa situazione. I giovani perdono la fiducia se sono lasciati soli, se le istituzioni preposte non colgono la necessità di investire nella loro educazione e innovare adeguatamente l’intero sistema scolastico e formativo, dai nidi all’università, per adeguarlo alla evoluzione costante della società. Ho sempre pensato che fosse mio dovere restituire alla società ciò che avevo ricevuto. Ma il mio non è senso del dovere. Alla parola “dovere” preferisco l’espressione “responsabilità sociale”. Ebbene, credo che questa “responsabilità sociale” non debba essere solo mia, ma di tutti noi adulti, e che debba essere rivolta soprattutto ai giovani. A maggior ragione se vediamo che si trovano in queste condizioni di sfiducia. La Fondazione Golinelli opera affinché i giovani – dalla prima infanzia all’università – possano esprimere al meglio le loro potenzialità e trovare dentro di loro i talenti necessari ad affrontare con passione e impegno il futuro. In questa fase emergenziale, i nostri programmi di didattica e formazione sono stati adeguati rapidamente ai nuovi bisogni formativi, per sostenere la scuola, gli insegnanti, gli studenti e le studentesse, offrendo loro programmi e attività formative on-line. Ecco cosa cerchiamo di fare, in questo momento come facciamo da sempre, ed ecco cosa dovrebbero fare tutte le istituzioni preposte.

Le istituzioni preposte, le scuole, sono però chiuse e progettano di aprire al massimo a settembre…

Lo interpreto come ignoranza, mancanza di capacità di capire. E’ nella scuola che si impara la Bellezza, che si scopre l’identità dell’uomo. Come dicevo, è nobile il lavoro dell’imparare. A scuola si dovrebbe apprendere il senso del merito, dell’alzare l’asticella per spingersi oltre e sapere. A scuola si coltiva e si suscita la curiosità. Vedo che non sempre la scuola è all’altezza delle responsabilità per il futuro.

Tante aree e settori d’Italia fremono per ripartire. C’è chi ha letto questo “fremere” come espressione di una necessità e di un’etica del lavoro. Altri bollano tale spinta come accondiscendenza a una “religione del profitto”. Lei cosa pensa?

Condivido certamente la necessità di ripartire al più presto, ma per farlo bene e senza rischi occorre seguire il modello virtuoso adottato da alcune importanti realtà del mondo imprenditoriale e industriale, che si preoccupano di tutelare, in primis, la salute e il benessere dei dipendenti e di tutti i collaboratori e le collaboratrici.

L’imprenditore crea e offre lavoro, operazione già di per sé socialmente rilevante. Ma d’ora in avanti non pensa che questo veramente non basti, ovvero che l’imprenditore dovrà sempre più aprirsi al mondo che lo circonda? La solidarietà è la chiave del futuro? Sarà il “Modello Golinelli” la chiave del futuro?

Più che solidarietà credo si debba parlare, come dicevo, di “responsabilità sociale”, e questa va collegata al fare impresa, oggi più che mai, e sempre di più in futuro. L’imprenditore deve vedere l’azienda come inserita in un contesto ambientale, sociale e umano, che sta all’imprenditore difendere e tutelare. Occorrono competenze, in azienda, che operino sempre più in questa direzione.

Come si trova in questo tempo sospeso fra reale e surreale?

A essere sincero, non ci trovo nulla di “surreale”. Stiamo assistendo a uno dei tanti casi di rivincita della natura, che questa volta è rappresentata dal virus, nell’eterna lotta fra l’uomo e la natura. Ogni cambiamento epocale è stato caratterizzato da fasi di rottura e accelerazione, collegati spesso a epidemie o pandemie.

Qual è stata la prima riflessione che ha fatto quando si è capito che lepidemia era una pandemia?

Ho pensato che non c’era nulla di cui stupirsi. Da anni gli scienziati ripetevano che saremmo andati incontro a una pandemia. Da anni i virologi ci mettevano in guardia dal pensare che l’umanità avesse chiuso con il problema delle malattie infettive. Al contrario, la probabilità di una infezione virale generalizzata era alta, con una popolazione mondiale in continua crescita e con l’altissima densità di abitanti nelle megalopoli e nei grandi agglomerati urbani. Era solo questione di tempo. Infatti, la pandemia è arrivata. Poi sia, i virus li ho studiati, so come attaccano le cellule. Questo ha trovato una strada diversa per entrare.

Business 3 Maggio, 2020 @ 11:45

Negli Usa una prestigiosa università ha calcolato costi (in vite umane) e benefici (in posti di lavoro) di una riapertura anticipata

di Forbes.it

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Articolo di Sergei Klebnikov apparso su Forbes.com

Mentre alcuni Stati (americani, ndt) iniziano a rilassare gli ordini di blocco e consentire alle imprese di riaprire, un nuovo studio effettuato dal Penn Wharton Budget Model (PWBM) dell’Università della Pennsylvania ha scoperto che la riapertura prima di giugno potrebbe salvare 18 milioni di posti di lavoro ma causare anche oltre 200.000 morti per Covid-19.

La Grand Central Station di New York deserta nei giorni del Coronavirus (Bruce Bennett/Getty Images)

Fatti chiave

  • Se gli Stati manterranno i blocchi in atto fino a giugno, si perderebbero circa 18,6 milioni di posti di lavoro in più, progetti PWBM. A quel punto il Pil Usa sarebbe sceso di quasi il 12% rispetto a un anno prima.
  • Il bilancio delle vittime a livello nazionale sarà vicino a 117.000, rispetto agli attuali 63.000, se gli ordini di blocco saranno prolungati fino a giugno.
  • Se gli Stati iniziassero a riaprire parzialmente (revoca delle dichiarazioni di emergenza, degli ordini di isolamento al proprio domicilio e chiusura delle scuole), la nazione vedrebbe 45.000 morti in più oltre ai 117.000 preventivati, dice il modello di PWBM.
  • Una riapertura parziale, tuttavia, consentirebbe di salvare circa 4,4 milioni di posti di lavoro sui 14 milioni che si prevede possano essere persi nei prossimi due mesi e il Pil diminuirebbe del 10,7% rispetto a un anno prima.
  • Se gli Stati dovessero riaprire completamente – revocando immediatamente tutti gli ordini di blocco e le chiusure aziendali, ciò porterebbe a ulteriori 233.000 morti per coronavirus entro la fine di giugno, ha rilevato PWBM.
  • In tale scenario, il Pil al 30 giugno 2020 aumenterebbe di circa l’1,5% rispetto alla mancata riapertura, con il quasi totale recupero delle perdite di posti di lavoro dal 1° maggio.
  • Se una riapertura completa portasse gli americani a rilassare le loro misure di distanziamento sociale, i decessi totali a livello nazionale raggiungerebbero i 950.000 entro la fine di giugno, secondo il rapporto di PWBM .
  • In quelle stesse circostanze, tra marzo e aprile si recupererebbero 4,1 milioni di posti di lavoro.

Contesto di fondo

Il numero totale di posti di lavoro persi nelle ultime sei settimane ammonta al momento a oltre 30 milioni mentre la crisi del coronavirus continua a forzare chiusure e licenziamenti su una scala senza precedenti. Altri 3,8 milioni di persone hanno presentato richieste di disoccupazione temporanee la scorsa settimana, secondo i dati diffusi giovedì dal Dipartimento del Lavoro.

Statistica fondamentale

Gli Stati Uniti hanno ora oltre 1 milione di casi confermati di coronavirus, con un numero di vittime superiore alle 63.000.

Business 3 Maggio, 2020 @ 10:42

Come ripartire: i chiarimenti del Governo per le attività produttive

di Forbes.it

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e quello dell’Istruzione Lucia Azzolina (Imagoeconomica)

Il Governo ha pubblicato l’elenco delle risposte alle domande più frequenti (Faq) relativamente all’avvio della Fase 2 di risposta all’emergenza Coronavirus.

Ecco la selezione dei chiarimenti relativi ad attività produttive, studi professionali, cantieri ed esercizi commerciali.

Attività produttive, professionali e servizi

  1. Con il dpcm 26 aprile 2020 quali attività produttive possono riprendere? Dal 4 maggio 2020 riprendono diverse attività produttive industriali con la ripartenza del settore manifatturiero e delle costruzioni, insieme al commercio all’ingrosso delle relative filiere.
    Nel dettaglio risultano pertanto consentite tutte le attività indicate nell’allegato 3 del dpcm 26 aprile 2020, tra le quali, rispetto al dpcm del 10 aprile 2020, risultano ora ricomprese anche quelle relative al settore del tessile, della moda, dell’auto, dell’industria estrattiva, della fabbricazione di mobili. L’elenco del dCPm deve considerarsi esaustiva, nel senso che non è più prevista la comunicazione al prefetto per proseguire le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, incluse le lavorazioni, gli impianti, i materiali, i servizi e le infrastrutture essenziali per la sicurezza nazionale e il soccorso pubblico, nonché le attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere produttive.
    Le imprese le cui attività non sono sospese dovranno comunque rispettare i contenuti dei protocolli di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus covid-19 negli ambienti di lavoro (Allegato 6), nei cantieri (Allegato 7), nel settore del trasporto e della logistica (Allegato 8), espressamente indicati all’articolo 2, comma 6, del dpcm 26 aprile 2020 e a quest’ultimo allegati. La mancata attuazione dei protocolli che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
    Alle imprese, che riprendono la loro attività a partire dal 4 maggio 2020, viene inoltre consentito di svolgere tutte le attività propedeutiche alla riapertura a partire dalla data del 27 aprile 2020.
  2. Non sono iscritto al registro delle imprese. Posso continuare a svolgere la mia attività produttiva? Dipende dal codice Ateco di appartenenza dell’attività effettivamente svolta. Infatti, occorre sempre fare riferimento ai codici Ateco espressamente autorizzati dall’allegato 3 del Dpcm 26 aprile 2020 e dalle eventuali successive modifiche apportate con decreto ministeriale. Al tale fine, si può fare riferimento ai codici Ateco risultanti dall’anagrafe tributaria dell’Agenzia delle entrate, indicati come attività primaria o prevalente o secondaria.
  3. Le attività professionali, come per esempio quella di amministratore di condominio, devono essere sospese se svolte nella forma di impresa? Tutte le attività professionali, a prescindere dalla forma con cui vengono svolte, sono espressamente consentite in quanto prevale la natura dell’attività non la forma con cui la stessa si esercita. L’articolo 2, comma 2, del Dpcm 26 aprile 2020 prevede che qualsiasi attività, anche se sospesa, può continuare ad essere esercitata se organizzata in modalità a distanza o lavoro agile (circostanza applicabile anche alle amministrazioni condominiali).
  4. È consentita la prosecuzione delle attività di conservazione e restauro di opere d’arte? Sì, sono consentite le attività di restauro, finalizzate alla conservazione di opere d’arte quali quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi, beni archeologici.
    Tali attività non sono infatti sostanzialmente riducibili a profili ricreativi o artistici di cui al codice Ateco 90.0, essendo invece riconducibili alle attività assentite nell’allegato 3 del d.P.C.M. 26 aprile 2020 del restauro di edifici storici e monumentali (41.20), dell’industria del legno (16), di architettura, ingegneria, collaudo e analisi tecniche (71) e alle altre attività professionali, scientifiche e tecniche (74) nonché alle riparazioni di beni mobili (95).
  5. I soggetti che svolgono attività di riparazione e manutenzione di materiale rotabile ferroviario, tranviario, filoviario e per metropolitane, possono continuare la propria attività? Sì. L’attività può continuare ad essere espletata in quanto espressamente autorizzata dall’allegato 3 del Dpcm 26 aprile 2020, codice Ateco 33.
  6. Colf, badanti e babysitter possono continuare a prestare servizio solo se conviventi?Possono continuare a prestare servizio, a prescindere dalla convivenza. Tale attività è infatti ricompresa nell’allegato 3 del Dpcm 26 aprile 2020, codice Ateco 97 (Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico).

Cantieri

  1. I cantieri rimangono aperti? Sì. Al riguardo, occorre precisare che l’allegato 3 al Dpcm del 26 aprile 2020 richiama la categoria “ingegneria civile”, identificata con il codice Ateco 42 all’interno della quale rientrano, a titolo esemplificativo, le attività costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali, costruzione di linee ferroviarie e metropolitane, costruzione di ponti e gallerie, costruzione di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi, costruzione di opere di pubblica utilità per l’energia elettrica e le telecomunicazioni, le costruzione di opere idrauliche e il completamento di alloggi popolari. Il 24 aprile 2020 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha condiviso con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Anci, Upi, Anas S.p.a., R.F.I., ANCE, Alleanza delle cooperative, Feneal-Uil, Filca-CISL e Fillea-CGIL un apposito protocollo di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID-19 nei cantieri edili, costituente l’Allegato 7 al Dpcm.

Attività commerciali

  1. Quali sono le regole a cui devono attenersi i commercianti e i gestori degli esercizi commerciali che sono aperti? Le regole sono indicate all’allegato 5 del Dpcm 26 aprile 2020. Fra queste vi è il mantenimento, in tutte le attività, del distanziamento sociale e la pulizia e l’igiene ambientale almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. È inoltre obbligatorio far rispettare le misure anticontagio, come l’ingresso uno alla volta nei piccoli negozi e l’accesso regolamentato e scaglionato nelle strutture di più grandi dimensioni, l’uso di mascherine e guanti per i lavoratori e quello del gel per disinfettare le mani e dei guanti monouso per i clienti dei supermercati, da mettere a disposizione vicino alle casse e ai sistemi di pagamento, nonché, ove possibile, percorsi diversi per entrate e uscite.
  2. I negozi che vendono “vestiti per bambini e neonati” possono vendere anche le calzature per bambini? Sì, la categoria merceologica dei “vestiti per bambini e neonati”, indicata nell’allegato 1 del Dpcm 26 aprile 2020, è da intendersi come quella più generale di “abbigliamento per bambini e neonati” e ricomprende quindi anche le calzature.
  3. I negozi e gli altri esercizi di commercio al dettaglio che vendono prodotti diversi da quelli alimentari o di prima necessità e che quindi sono temporaneamente chiusi al pubblico, possono proseguire le vendite effettuando consegne a domicilio? Sì, è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. È consentita anche la vendita di ogni genere merceologico, se effettuata per mezzo di distributori automatici.
  4. Nelle giornate festive e prefestive, sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita e gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati? No, non c’è differenza tra giorni feriali, prefestivi e festivi, né tra strutture di vendita a seconda delle dimensioni. I supermercati e gli ipermercati presenti nei centri commerciali, come gli altri esercizi commerciali, possono essere aperti tutti i giorni, ma comunque sempre limitatamente alla vendita di prodotti di cui all’allegato 1 al Dpcm 26 aprile 2020. Per quanto riguarda i mercati, sia all’aperto sia coperti, in essi può essere svolta soltanto l’attività di vendita di generi alimentari e di prodotti agricoli. In tutte le strutture deve essere in ogni caso garantita la distanza interpersonale di 1 metro, anche attraverso la modulazione di accesso e di apertura. Resta vietata ogni forma di assembramento.
  5. È consentita la vendita in negozio (vendita al dettaglio) di tutti i prodotti la cui produzione è ancora consentita? No. Le attività di commercio al dettaglio restano disciplinate dall’allegato 1 del Dpcm 26 aprile 2020. La produzione di beni, autorizzata ai sensi dell’allegato 3 dello stesso Dpcm (ed eventuali successivi aggiornamenti) non ne autorizza la vendita al dettaglio.
    Restano comunque consentite le altre forme di vendita previste dall’allegato 1 (via internet; per televisione; per corrispondenza, radio, telefono; per mezzo di distributori automatici).
  6. Sono sospese le attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche artigianali, che effettuano il consumo sul posto, o la preparazione di pasti a portar via (c.d. “take-away”, quali, per esempio, rosticcerie, piadinerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio senza posti a sedere)? Sì, le attività di somministrazione di alimenti e bevande sono sospese, fatta tuttavia eccezione per gli esercizi che effettuano la consegna a domicilio o il servizio da asporto.
    La stessa regola vale per gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante lungo le autostrade, che possono parimenti vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali.
    Il servizio di consegna a domicilio deve comunque svolgersi nel rispetto dei requisiti igienico-sanitari, sia per il confezionamento che per il trasporto, evitando che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro.
    Lo stesso dicasi per la vendita da asporto dei prodotti alimentari (per es. coni gelato, cappuccini e tranci di pizza, etc.) che non potranno essere consumati nell’esercizio né in prossimità dello stesso, per evitare assembramenti. Per tali ragioni, e per fare rispettare la distanza interpersonale di un metro, è possibile per i rivenditori dotarsi di un bancone per la consegna della merce all’ingresso dell’esercizio, o altrimenti contingentare l’accesso nell’esercizio al fine di far rispettare la predetta distanza interpersonale di sicurezza.
  7. E’ possibile effettuare, da parte delle aziende della ristorazione, il servizio di asporto fatto in auto (drive through)? Sì, mantenendo sempre la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e rispettando i divieti di consumare i prodotti sul posto di vendita e di sostare nelle immediate vicinanze.
  8. Le concessionarie di autoveicoli potranno riaprire il 4 maggio? Sì. L’allegato 3 del DPCM prevede espressamente che, dal 4 maggio, potrà riprendere l’attività del codice ateco 45 e delle relative sottocategorie, tra cui rientra il codice 45.1 relativo al “Commercio di autoveicoli”.
    E’ quindi consentito recarsi da un concessionario per acquistare un veicolo, fare un tagliando, effettuare cambio pneumatici e altre attività di manutenzione.
  9. Ho un sito per la vendita di prodotti online. Posso continuare l’attività di vendita? Sì, l’attività di commercio di qualsiasi prodotto effettuata online ovvero mediante altri canali telematici è sempre consentita alla luce della disciplina per gli esercizi commerciali prevista dall’allegato 1 del Dpcm 26 aprile 2020, nonché dell’inclusione dei codici Ateco dei servizi postali, vettori e corrieri tra quelli eccettuati dalla chiusura dell’attività.
Business 2 Maggio, 2020 @ 10:33

Il paradosso di chi torna al lavoro da lunedì: soprattutto over 50 e residenti al nord

di Forbes.it

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Operai Arcelor Mittal all’ingresso in azienda (Imagoeconomica)

Sono 4,4 milioni i lavoratori che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal DPCM del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa; mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. Su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. Ad approfondire le caratteristiche di chi da lunedì riprenderà la propria attività è la nuova indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, intitolata “Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani”.  

La ripresa interesserà principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività potrà ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero, il 15,1% nelle costruzioni, il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.

La maggioranza degli occupati che riprenderanno a lavorare è dipendente (3,5 mln, pari al 79,4% di chi riprenderà a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare per riprendere a pieno le proprie attività lavorative: solo il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione potrà riaprire già dal 4 maggio.

La riapertura dei settori industriali favorirà soprattutto la ripresa dell’occupazione maschile, tradizionalmente più presente in tale comparto. Saranno 3,3 mln gli uomini che torneranno al lavoro (il 74,8% del totale), mentre “solo” 1,1 mln le donne (25,2%). Anche per queste ultime si prospettano tempi di ripresa più lunghi, considerando che meno della metà di quante sono rimaste a casa per effetto dei diversi decreti (44,1%) tornerà al lavoro dal 4 maggio, a fronte di una quota molto più alta per gli uomini (72,2%).

Paradossalmente, dopo il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per classe d’età, al fine di tutelare la popolazione più anziana, quest’ultima riprenderà a lavorare prima di quella giovanile. Su 100 occupati in settori sospesi, rientreranno al lavoro dal 4 maggio il 48,8% degli under 30, il 59% dei 30-39enni, il 67,1% dei 40-49enni, il 68,7% dei 50-59enni; anche tra gli over 60 la percentuale è alta, pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività.

Ovviamente la riapertura dei settori non comporterà necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, dovrà essere promosso il più possibile il lavoro agile. Da questo punto di vista, tuttavia, va segnalato come solo nel 36,6% dei casi, i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working; la maggioranza (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non potrà che farlo in sede.

È infine da segnalare che la “settorialità” delle aperture favorirà la ripresa lavorativa proprio nelle aree più interessate dalla pandemia: a fronte di 2,8 mln di lavoratori al Nord Italia, al Centro e al Sud saranno rispettivamente 812 mila e 822 mila gli occupati che rientreranno al lavoro. Il Nord, almeno da questo punto di vista, partirà prima: su 100 lavoratori sospesi, ne rientreranno al lavoro il 4 maggio 68 al Nord, 57,6 al Centro e “solo” la metà (51,3) al Sud. Per effetto dei provvedimenti, il Mezzogiorno d’Italia, rimasto più al riparo dalla diffusione dell’epidemia, sarà quello che ripristinerà i livelli occupazionali precrisi per ultimo.

Tra le regioni che tornano prima al lavoro vi sono Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa interesserà meno di un lavoratore su due tra quelli “sospesi”.

Sono invece ancora 2,7 mln (l’11,5% del totale degli occupati) i lavoratori che restano interessati dalle sospensioni delle attività. Sono occupati nei pochi settori ancora bloccati – i servizi, in particolare ristorazione (71,1%) e commercio (28,9%) – e per le specifiche caratteristiche di svolgimento della loro attività, la presenza nella sede di lavoro è fondamentale: solo il 16,8% degli interessati ancora confinato a casa, potrebbe lavorare in smart working

Business 29 Aprile, 2020 @ 9:37

Punto per punto: le regole per le aziende che ripartiranno dal 4 maggio

di Forbes.it

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Coronavirus, fase 2: sicurezza sul lavoro
(Shutterstock)

Ingressi in azienda, accesso di personale esterno, sanificazione e controlli, dispositivi di protezione individuali, gestione degli spazi comuni e turni. A quali procedure in materia di salute e sicurezza si devono attenere le aziende che si preparano a riaprire dal 4 maggio? 

Le risposte sono contenute nel protocollo del 24 aprile siglato tra Governo e parti sociali (che integra quanto già previsto nell’intesa del 14 marzo). Le disposizioni valgono per le attività produttive industriali e commerciali che riprenderanno l’attività dal 4 maggio, ma sono già vigenti per quelle che stavano già lavorando nei giorni scorsi. Resta valida, in generale, la raccomandazione di destinare allo smart working tutti i lavoratori compatibili.

Contrasto alla diffusione

• L’azienda, attraverso le modalità più idonee ed efficaci, informa tutti i lavoratori e chiunque entri in azienda circa le disposizioni delle Autorità, consegnando e/o affiggendo all’ingresso e nei luoghi maggiormente visibili dei locali aziendali, appositi depliants informativi

• In particolare, le informazioni riguardano:

– l’obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5°) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria

– la consapevolezza e l’accettazione del fatto di non poter fare ingresso o di poter permanere in azienda e di doverlo dichiarare tempestivamente laddove, anche successivamente all’ingresso, sussistano le condizioni di pericolo (sintomi di influenza, temperatura, provenienza da zone a rischio o contatto con persone positive al virus nei 14 giorni precedenti, etc) in cui i provvedimenti dell’Autorità impongono di informare il medico di famiglia e l’Autorità sanitaria e di rimanere al proprio domicilio

– l’impegno a rispettare tutte le disposizioni delle Autorità e del datore di lavoro nel fare accesso in azienda (in particolare, mantenere la distanza di sicurezza, osservare le regole di igiene delle mani e tenere comportamenti corretti sul piano dell’igiene)

– l’impegno a informare tempestivamente e responsabilmente il datore di lavoro della presenza di qualsiasi sintomo influenzale durante l’espletamento della prestazione lavorativa, avendo cura di rimanere ad adeguata distanza dalle persone presenti

L’ingresso in azienda

  • Si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa). Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni
  • Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea1 . Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione – nel rispetto delle indicazioni riportate in nota – saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni
  • Il datore di lavoro informa preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS
  • L’ ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.
  • Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione.

L’accesso di personale esterno

  • Per l’accesso di fornitori esterni individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale in forza nei reparti/uffici coinvolti
  • Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo dei propri mezzi: non è consentito l’accesso agli uffici per nessun motivo. Per le necessarie attività di approntamento delle attività di carico e scarico, il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro
  • Per fornitori/trasportatori e/o altro personale esterno individuare/installare servizi igienici dedicati, prevedere il divieto di utilizzo di quelli del personale dipendente e garantire una adeguata pulizia giornaliera
  • Va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori; qualora fosse necessario l’ingresso di visitatori esterni (impresa di pulizie, manutenzione…), gli stessi dovranno sottostare a tutte le regole aziendali, ivi comprese quelle per l’accesso ai locali aziendali di cui al precedente paragrafo 2
  • Ove presente un servizio di trasporto organizzato dall’azienda va garantita e rispettata la sicurezza dei lavoratori lungo ogni spostamento.
  • In caso di lavoratori dipendenti da aziende terze che operano nello stesso sito produttivo (es. manutentori, fornitori, addetti alle pulizie o vigilanza) che risultassero positivi al tampone COVID-19, l’appaltatore dovrà informare immediatamente il committente ed entrambi dovranno collaborare con l’autorità sanitaria fornendo elementi utili all’individuazione di eventuali contatti stretti.
  • L’azienda committente è tenuta a dare, all’impresa appaltatrice, completa informativa dei contenuti del Protocollo aziendale e deve vigilare affinché i lavoratori della stessa o delle aziende terze che operano a qualunque titolo nel perimetro aziendale, ne rispettino integralmente le disposizioni.

Sanificazione e controlli

  • l’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago
  • nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute nonché alla loro ventilazione
  • occorre garantire la pulizia a fine turno e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti, sia negli uffici, sia nei reparti produttivi
  • l’azienda in ottemperanza alle indicazioni del Ministero della Salute secondo le modalità ritenute più opportune, può organizzare interventi particolari/periodici di pulizia ricorrendo agli ammortizzatori sociali (anche in deroga)
  • nelle aree geografiche a maggiore endemia o nelle aziende in cui si sono registrati casi sospetti di COVID-19, in aggiunta alle normali attività di pulizia, è necessario prevedere, alla riapertura, una sanificazione straordinaria degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni, ai sensi della circolare 5443 del 22 febbraio 2020.

Dispositivi di protezione individuale

  • L’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale indicati nel presente Protocollo di Regolamentazione è fondamentale e, vista l’attuale situazione di emergenza, è evidentemente legata alla disponibilità in commercio. Per questi motivi:

a. le mascherine dovranno essere utilizzate in conformità a quanto previsto dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

b. data la situazione di emergenza, in caso di difficoltà di approvvigionamento e alla sola finalità di evitare la diffusione del virus, potranno essere utilizzate mascherine la cui tipologia corrisponda alle indicazioni dall’autorità sanitaria

c. è favorita la preparazione da parte dell’azienda del liquido detergente secondo le indicazioni dell’OMS

  • qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative è comunque necessario l’uso delle mascherine, e altri dispositivi di protezione (guanti, occhiali, tute, cuffie, camici, ecc…) conformi alle disposizioni delle autorità scientifiche e sanitarie.

Gestione degli spazi comuni

  • l’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta all’interno di tali spazi e con il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro tra le persone che li occupano.
  • occorre provvedere alla organizzazione degli spazi e alla sanificazione degli spogliatoi per lasciare nella disponibilità dei lavoratori luoghi per il deposito degli indumenti da lavoro e garantire loro idonee condizioni igieniche sanitarie.
  • occorre garantire la sanificazione periodica e la pulizia giornaliera, con appositi detergenti dei locali mensa, delle tastiere dei distributori di bevande e snack.

Turni e smart working

Le imprese potranno, avendo a riferimento quanto previsto dai CCNL e favorendo così le intese con le rappresentanze sindacali aziendali:

  • disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza
  • si può procedere ad una rimoludazione dei livelli produttivi
  • assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili
  • utilizzare lo smart working per tutte quelle attività che possono essere svolte presso il domicilio o a distanza nel caso vengano utilizzati ammortizzatori sociali, anche in deroga, valutare sempre la possibilità di assicurare che gli stessi riguardino l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni.