
WASHINGTON – Domenica scorsa, complice il comico John Oliver, la stragrande maggioranza degli americani si è resa conto che il 4 marzo si terranno le elezioni italiane. Con il suo stile irriverente, il comico britannico ha tenuto banco nel suo show domenicale su HBO spiegando in una ventina di minuti quali sono i quattro protagonisti di questa battaglia: Matteo Renzi, Beppe Grillo (o meglio, il Movimento 5 Stelle), Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Ma Oliver arriva con estremo ritardo. Tra Wall Street e Washington, infatti, di elezioni italiane si parla già da oltre cinque mesi. E il mantra è uno solo: aspettiamo e vediamo, preparandoci ai peggiori scenari possibili.
Con una curiosità significativa, l’America ha iniziato a guardare verso Roma con attenzione da metà dicembre. Ovvero quando si è capito che si sarebbe votato a marzo. La macchina diplomatica americana, già impelagata nella gestione delle controversie dell’amministrazione Donald Trump, si sta tenendo in stretto contatto con quella italiana. Per ora, come rimarca la maggior società di consulenza sul rischio politico del mondo, Eurasia Group, la probabilità di un governo di centrodestra è data al 40%, seguita da una grande coalizione (35%) e da una coalizione populista (25%). Numeri che però non fanno altro che impensierire la diplomazia, considerando che uno stallo nella formazione di governo potrebbe danneggiare anche le economie che commerciano con l’Italia, fra cui quella statunitense.
Sul versante finanziario, non sono pochi i fondi che guardando con attenzione a Roma. Tralasciando Ray Dalio e la sua Bridgewater, la cui presa di posizione – non solo contro le società italiane ma soprattutto contro quelle europee – è di diversi mesi fa, la situazione è nota. Data la presenza di così tante variabili, dall’effettiva governabilità del Paese all’applicazione o no di politiche protezionistiche, passando per il consolidamento del sentimento anti-EU, i più preferiscono aspettare prima di posizionarsi. È il caso di Bank of America-Merrill Lynch (BofA-ML) e Citi, che ieri hanno espresso a chiare lettere questo concetto in due report riservati ai clienti istituzionali. Per la prima è lecito aspettarsi turbolenze post-elettorali, con un allargamento del differenziale di rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Vale a dire, lo spread. Per la seconda “è talmente complicato ipotizzare uno scenario che l’unica cosa possibile da fare è attendere”. Infatti, spiegano gli economisti di Citi, “la nostra opinione è che prima di fare qualunque mossa bisogna attendere il 5 marzo”. Non esattamente rassicurante.





