
Notizia di oggi, Amazon ha deciso che dal 4 aprile il suo programma Prime – l’abbonamento annuale che, tra le altre cose, permette la spedizione rapida dei prodotti venduti sulla piattaforma e-commerce – costerà 36 euro l’anno, e non più i 19,99 che i suoi utenti avevano pagato fino a ora. Il sensibile incremento del prezzo è accompagnato da una nuova formula, il piano mensile da 4,99 euro al mese, e la società ha comunicato che non ci saranno modifiche alle preferenze sul rinnovo automatico degli abbonati, i quali potranno richiedere una notifica via email prima della successiva data di pagamento.
La novità porta alla ribalta una domanda che si sono posti in molti anche prima dell’aumento del costo, al momento di abbonarsi: Amazon Prime conviene davvero? Per abbozzare una risposta, bisogna tenere conto dell’offerta complessiva del servizio (che negli Stati Uniti costa 12,99 dollari al mese, o 99 dollari l’anno), che include in automatico anche l’iscrizione ad Amazon Prime Video – l’estensione dedicata a film e serie tv del colosso di Jeff Bezos – la possibilità di farsi consegnare la spesa in giornata con Prime Now e Prime Photos, uno spazio di archiviazione di immagini illimitato in cloud.
Di recente il tech columnist del New York Times Farhad Manjoo ha chiesto ai visitatori del sito del quotidiano americano di indicare le cinque grandi aziende tecnologiche di cui farebbero a meno, se fossero costretti, in ordine da quella più facile da abbandonare a quella a cui sono più legati: Alphabet di Google, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft. Se il 56% dei partecipanti dichiarava di potere rinunciare a Facebook senza troppi problemi, solo il 13% concedeva ad Amazon l’ultima posizione. Eppure, la comodità del brand dell’e-commerce è diventata parte integrante della nostra vita quotidiana: come dice Jake Swearingen in un pezzo sul sito del magazine New York, siamo ormai abituati a comprare oggetti di ogni tipo un giorno per l’altro, e regolarci in base a questa disponibilità immediata.






