
Gianni Gambino ha costruito il suo futuro scommettendo tutto sulle nuove tecnologie, dalla vendita di misuratori fiscali, ai programmi gestionali, ai personal computer negli anni 80 fino ai programmi di fidelizzazione e alla telefonia mobile negli anni 90. Nel 1996 la svolta: Gianni entra a far parte di un gruppo milanese che rapidamente diventa protagonista di incredibili primati distributivi nazionali e internazionali. “Nel giro di pochi mesi”, racconta Gianni, “sono passato dall’essere uno dei tanti agenti, oltre un migliaio, a essere chiamato sul palco come primo venditore in Italia. Quella esperienza mi ha totalmente trasformato, da ragazzo alle prime armi con alle spalle tanti insuccessi, all’essere valorizzato davanti a migliaia di persone per quello che di buono avevi fatto”. Oggi nel dna della sua azienda, PromoShops, premiamo soprattutto un valore: la meritocrazia per quello fai.

Promoshops è un’azienda che si occupa di software e marketing integrato. Tra i prodotti sviluppati interamente al proprio interno ci sono: un portale di marketplace b2c, un programma di fidelizzazione, un programma di business intelligence e la creazione di piattaforme e-commerce e app personalizzate.
Oggi, nel proprio marketplace, Promoshops ha oltre 30mila partner, avendo superato il milione di utenti profilati che giornalmente effettuano 15mila transazioni medie con un transato medio giornaliero di 300mila euro.
Il prodotto di Promoshops di cui Gianni va più orgoglioso è MyClients, programma di fidelizzazione, che a suo dire ha permesso all’azienda il fare il salto di qualità, con lo slogan “fai tesoro dei tuoi clienti”. MyClients è un sistema di crm (customer relationship management) basato su un collegamento in real-time con il punto cassa, attraverso un protocollo di collegamento sviluppato ad hoc. “Dopo anni di esperienza e di traguardi raggiunti con il marketplace”, dice Gianni, “sentivamo che era arrivato il momento di mettere a disposizione tutta l’esperienza tecnologica accumulata a tutte le Pmi del sud Italia che non potevano permettersi di sviluppare e utilizzare quelle tecnologie, di cui le grandi aziende non possono fare a meno e che le rendono sempre più ricche”.






