
Articolo tratto dal numero di agosto di Forbes Italia. Abbonati.
di Marzia Papagna
L’intermodalità entra negli atenei e apre la strada ai manager di domani: specializzazione smart mobility. Le università spingono i professionisti del futuro verso la grande sfida: accelerare il processo di cambiamento del sistema della mobilità in una direzione agile e sostenibile. Così sharing economy, infrastrutture e pianificazione urbana entrano a tuttotondo nella pianificazione dei percorsi di studio da guardare con attenzione, programmi innovativi per ricercatezza e peculiarità. E anche se in Italia lo scenario è quasi tutto da scrivere, ci sono ottime proposte per iniziare a sognare.
A cominciare dal Memit, master dell’Università Bocconi di Milano dedicato agli studenti universitari che decidono di fare carriera nel mondo dei trasporti, delle infrastrutture e della supply chain. La sua storia è ventennale e ha l’ambizione di creare figure manageriali con un approccio sistemico e interdisciplinare. “Il settore ha bisogno di professionalità preparate che siano in grado di analizzare e gestire scenari economici specifici sotto i vari aspetti”, spiega Oliviero Baccelli, direttore del master e consigliere di amministrazione di Atm Milano. “Dal project management al marketing dei servizi di trasporto, dalle nuove iniziative commerciali alla business intelligence e l’analisi di nuovi target di mercato. I nostri studenti diventano una sorta di linfa di nuove idee per le imprese, questo grazie anche alle varie modalità di didattica che abbiamo: lezioni in aula, casi studio, testimonianze con le imprese del settore come il gruppo Ferrovie dello Stato, Pirelli, Dhl o anche le grandi case di moda”.
Minimo comune denominatore è far nascere nuovi profili professionali di leadership che il mercato del lavoro richiede. Giustappunto, il Politecnico di Milano risponde al mondo che cambia con il lancio di una nuovissima laurea magistrale in Mobility engineering, percorso specialistico di due anni nato con una forte interazione con le aziende partner per preparare ingegneri con competenze trasversali. “Sono tecnici che hanno l’obiettivo di gestire e sviluppare sistemi di mobilità”, racconta Sergio Savaresi, vicedirettore del Dipartimento di elettronica, informazione e bioingegneria. “Andiamo verso una ‘servitizzazione’ della mobilità, con il progressivo abbandono del veicolo di proprietà privata. Le aziende richiedono fortemente un profilo preparato a comprendere e gestire la complessità dei sistemi integrati e interconnessi dei servizi di mobilità. Questa figura di ingegnere non è quindi pensata per lo sviluppo e la progettazione del singolo veicolo o mezzo di trasporto, ma per la progettazione e il management di complessi sistemi intermodali: treno, metropolitana, car, scooter e bike sharing”.






