Articolo tratto dal numero di maggio 2024 di Forbes Small Giants. Abbonati!
A cura di Luca Brambilla, direttore dell’Accademia di Comunicazione Strategica
Il passaggio generazionale spesso si incaglia per dinamiche emotive e comportamentali, piuttosto che per l’assenza di un supporto giuridico. Il motivo è la difficoltà di negoziare con se stessi. Saper gestire questa criticità rappresenta il fondamento sul quale ergere l’intero processo, il primo dei tre step che compongono il passaggio generazionale. Negoziare con se stessi vuol dire raggiungere la piena consapevolezza da entrambe le parti. Voglio realmente delegare? Credo di essere la persona giusta? È superato l’egoismo silenzioso e latente che porta a voler rimanere alla guida dell’azienda fin quando ormai è troppo tardi? Come nella staffetta, il testimone deve passare di mano di comune accordo: il passaggio inizia quando entrambe le parti concordano.
A questo punto è possibile affrontare il secondo passo, ovvero la co-progettazione. È il momento in cui il passaggio generazionale si manifesta come processo strutturato in fasi e sottofasi, che devono essere identificate con precisione in modo da delineare gli step essenziali del percorso di crescita del subentrante definendone accuratamente i kpi. Sono questi ultimi a favorire il passaggio da una valutazione troppo personale da parte del delegante a una oggettiva. L’obiettivo è il superamento della considerazione secondo la quale “quando sarai pronta o pronto lo saprò”.



