Di PNA
Technoprobe, società italiana attiva nel mercato dei chip, sarebbe prossima a entrare a far parte dell’indice Ftse Mib di Piazza Affari, forte di una capitalizzazione che, sulla scia dei record continui inanellati dalle azioni (+370% in un anno) oscilla attorno a 20 miliardi di euro: valore che, secondo le indiscrezioni riportate oggi dal quotidiano La Repubblica, consentirà all’azienda di diventare una delle 40 società italiane a maggiore capitalizzazione quotate in Borsa.
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Technoprobe verso il Ftse Mib
Quando? Il debutto dovrebbe essere annunciato a settembre dal comitato tecnico del FTSE Russell, l’istituto che lancia una revisione della composizione del Ftse Mib quattro volte l’anno. L’ultimo comunicato che riguarda l’indice è stato diffuso il 3 giugno scorso, quando il comitato tecnico ha confermato lo status quo, facendo tuttavia i nomi di 4 azioni di riserva: Banca Generali, Interpump Group, Reply e proprio Technoprobe che, secondo quanto anticipato dal quotidiano romano, sarà la prescelta.
La Repubblica ha precisato che le azioni Technoprobe faranno il loro esordio sul Ftse Mib a settembre, “con una valutazione di oltre cinque volte tanto”, affiancando “i 40 campioni” del listino. Il quotidiano ha ricordato la storia dell’azienda, parlando di “un miracolo italiano della tecnologia”. Il coronamento di un sogno, l’entrata nel Ftse Mib, per un’azienda che, grazie al suo business, è riuscita a cavalcare l’onda del boom dell’intelligenza artificiale.
Technoprobe è infatti, come si definisce, un “angolo di Silicon Valley alle porte di Milano”, che basa la sua strategia sul motto “Ogni progetto è una sfida da vincere”.
Cosa fa Technoprobe
Tra i leader nel settore dei semiconduttori e della microelettronica, il gruppo è specializzato nella produzione delle probe card. Si tratta di “dispositivi altamente tecnologici”, esattamente di interfacce elettromeccaniche che sono “in grado di consentire il test di funzionamento di un chip quando questo è ancora sul wafer oppure quando è già stato singolato”.
Una volta che un qualsiasi tipo di chip è stato creato, è necessario infatti che venga testato, per essere sicuri che non ci sia alcun problema che ostacoli la sua operatività. È qui che entrano in gioco le probe card di Technoprobe: schede tra l’altro sempre più richieste, visti l’exploit dell’intelligenza artificiale e la produzione forsennata di semiconduttori finalizzata ad alimentare i data center dei colossi tecnologici globali.
Il successo dell’azienda italiana è stato confermato dalla pubblicazione dei conti relativi al secondo trimestre, che si sono dimostrati di nuovo, come hanno scritto gli analisti di Equita, superiori alle attese (“un altro beat significativo”). La guidance per il 2026 è stata inoltre alzata. Guardando in avanti, Technoprobe ha lanciato anche “messaggi molto bullish sulla crescita 2027-28”. La Sim ha così rivisto ulteriormente al rialzo le stime, puntando su una crescita dell’Ebitda 2027/28 pari rispettivamente a +12% e a +6%, sulla scia dell’AI, che ha continuato a essere un “un driver fortissimo” dei ricavi dell’azienda.
Se nel 2025 il business legato all’AI rappresentava circa il 38% delle vendite, nel primo semestre 2026 l’incidenza è balzata, infatti, a più del 50% delle vendite: particolare che significa che più della metà del fatturato dell’azienda è ormai legato alla domanda che arriva dall’intelligenza artificiale.
Il futuro di Technoprobe
Ma il successo di Technoprobe, che vanta tra i suoi clienti giganti del calibro di Apple, Qualcomm, Samsung, AMD, Intel, TSMC è davvero sostenibile? Equita ci crede, così come altri esperti del settore, in quanto i prodotti destinati all’AI, diventando più complessi, richiederanno test sempre più sofisticati e numerosi prima di essere messi in produzione. E, visto che il business di Technoprobe si incentra proprio sull’attività di testing, la domanda per le sue probe card dovrebbe rimanere molto elevata, in un contesto tra l’altro di “capacità limitata”.
Il business potrebbe accusare un indebolimento nel quarto trimestre di quest’anno, ha segnalato Equita, a causa del “completamento dei programmi dei principali clienti”. Ma gli ordini dovrebbero ripartire nel primo trimestre del 2027.
Le stime di Forbes
Fondata dall’imprenditore lombardo Giuseppe Crippa, deceduto l’anno scorso all’età di 90 anni dopo essere diventato miliardario all’età di 87 anni, Technoprobe è guidata dai figli dell’imprenditore lombardo Cristiano Crippa e Roberto Crippa, rispettivamente presidente e vice presidente del consiglio di amministrazione del gruppo, che secondo le stime di Forbes hanno un patrimonio rispettivamente di 2,6 miliardi di dollari ciascuno.
Quest’anno i due sono entrati per la prima volta nella classifica Forbes dei più ricchi del mondo, insieme anche alla terza figlia Monica con un patrimonio di 1,8 miliardi di dollari e la vedova, Mariarosa Lavelli (1,7 miliardi). Ceo dell’azienda dal 2017 è invece il nipote di Giuseppe Crippa, Stefano Felici.