Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Fdc Consulting aiuta le aziende, e in particolare le pmi, a misurare le loro performance di sostenibilità. Un elemento che ha smesso di essere un semplice obbligo ed è diventato decisivo per la competitività delle imprese.
La sostenibilità sta passando da obbligo normativo a fattore decisivo di competitività, accesso al credito e capacità di attrarre investimenti e talenti. In questo scenario opera Fdc Consulting Digital Esg, società benefit specializzata nella trasformazione digitale e sostenibile, nella misurazione delle performance ambientali, sociali e di governance e nella consulenza per l’implementazione di modelli di business orientati al miglioramento degli impatti. Oggi ha oltre 200 clienti, prevalentemente pmi italiane, e porta avanti progetti sperimentali con aziende private, enti pubblici e organizzazioni del terzo settore.
Con un fatturato di circa tre milioni di euro, punta a crescere del 30% sul mercato nazionale nel 2026 e ad avviare un percorso di internazionalizzazione nel prossimo triennio. A guidare la società è Francesco Di Ciommo, ceo di Fdc Consulting D-esg e di Authos, ideatore del primo master italiano in ‘D-esg e responsabile d’impatto’ e del progetto globale Smart Lab. Al centro del suo modello imprenditoriale ci sono tecnologia, formazione e valorizzazione dei giovani talenti: persone, come ama sottolineare, con la sua stessa “fame”.
Di Ciommo, molte imprese percepiscono le strategie esg come un costo di compliance. Quali risultati concreti può produrre una strategia digital esg ben implementata?
In Italia molte aziende si occupano ancora di sostenibilità soltanto quando sono obbligate, ma il mercato si sta muovendo più velocemente della normativa. Banche, investitori, fondi, sponsor, grandi clienti e stazioni appaltanti chiedono già dati e analisi esg. Questo dimostra che la sostenibilità incide sull’accesso al credito, sulla partecipazione alle gare, sull’attrazione dei capitali e sulla selezione dei fornitori. Se implementata e misurata in modo adeguato, la strategia esg diventa una leva strategica essenziale. Lo stesso ciclo di trasformazione è avvenuto con la digitalizzazione: quando, nel 2020, si fermò il mercato fisico, Fdc era già digitalizzata e riuscì a continuare a operare. Nei prossimi anni la domanda premierà sempre di più aziende digitali, sostenibili e capaci di utilizzare l’IA.
Quanto conta oggi misurare la sostenibilità prima di comunicarla?
È il punto centrale. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un boom di bilanci di sostenibilità basati soprattutto su dichiarazioni di intenti. Questo ha alimentato fenomeni di greenwashing: iniziative raccontate, ma non realizzate o non misurate. Oggi, soprattutto tra le nuove generazioni, il greenwashing viene riconosciuto rapidamente e può provocare danni reputazionali importanti. Prima di raccontarsi, un’azienda deve misurarsi. La comunicazione deve essere la conseguenza di dati, risultati e obiettivi verificabili, non il punto di partenza.
Quale contributo può offrire l’intelligenza artificiale al vostro settore?
L’IA può rendere la misurazione esg più veloce, accessibile e scalabile. Permette di raccogliere, organizzare e analizzare una grande quantità di informazioni, riducendo tempi e costi della rendicontazione. Questo è importante per le pmi, che spesso non dispongono di strutture interne o budget paragonabili a quelli delle grandi aziende. La tecnologia, però, non sostituisce le competenze: l’utilizzo dell’IA deve essere accompagnato da consulenti in grado di interpretare i dati, individuare le priorità e trasformare la misurazione in progetti concreti.
Le pmi italiane sono pronte per la transizione esg? Qual è la sfida principale?
La maggior parte delle imprese italiane non è direttamente soggetta agli obblighi di rendicontazione, ma riceve pressioni crescenti da banche, filiere e clienti. Il punto cruciale è rendere questa trasformazione economicamente accessibile. Grazie all’IA e al coinvolgimento di giovani professionisti formati nei nostri master, abbiamo sviluppato un’offerta di rendicontazione sostenibile anche per le pmi. La sfida principale è culturale: molte imprese sanno di dover cambiare, ma cercano ancora di rinviare l’investimento. Come per la digitalizzazione, chi non aggiorna competenze e processi rischia progressivamente di perdere clienti e competitività.
Che ruolo deve avere il management nella transizione sostenibile?
La sostenibilità non può essere confinata in un singolo dipartimento. Serve una figura di staff vicina al ceo, capace di dialogare con tutte le funzioni aziendali, coordinare progetti trasversali, misurarne i risultati e comunicarli agli stakeholder. Per questo abbiamo investito nella formazione degli esg manager, finanziando master arrivati oggi alla terza edizione. Il percorso deve partire dalla sensibilizzazione del management, proseguire con la diffusione interna della cultura esg e tradursi poi in progetti concreti. Anche nelle risorse umane, per esempio, non parlare di sostenibilità può ridurre la capacità di attrarre giovani talenti.
Quali sono gli obiettivi di Fdc Consulting per i prossimi cinque anni?
Oggi siamo in grado di misurare la sostenibilità di un’impresa su scala nazionale e internazionale, utilizzando framework riconosciuti nei diversi mercati. Nei prossimi anni vogliamo rafforzare la presenza universitaria, passando dalle attuali quattro collaborazioni a otto, ed espanderci all’estero. Il nostro modello combina tre elementi: cultura, strumenti tecnologici e giovani consulenti specializzati. Formiamo i professionisti nei nostri master e li inseriamo nei progetti aziendali, creando un dialogo tra nuove generazioni e imprenditori. È questa combinazione tra esperienza, innovazione e competenze emergenti che intendiamo portare sui mercati internazionali.