
I fatti, dopo giorni di estenuante dibattito, sono noti: il neo presidente della Camera Roberto Fico, esponente di rilievo del Movimento 5 stelle, è stato fotografato su un autobus romano diretto al suo posto di lavoro, l’aula di Montecitorio. La mossa di immagine del politico grillino, di sicuro impatto, ha fatto parlare l’intero Paese: qualcuno ha prontamente preso in mano i suoi rimborsi spese, scoprendo che – visto il documentato ricorso ai taxi – quella dei mezzi pubblici non era un’abitudine molto consolidata; altri hanno sottolineato il “bel gesto”; i social, come al solito, hanno sciorinato boutade sull’atteggiamento francescano del successore di Laura Boldrini.
A fronte di tutto questo chiacchiericcio, in pochi hanno cercato di allargare l’obiettivo fino a comprendere anche una prospettiva d’insieme più “culturale”: per quale motivo, insomma, nell’Italia del 2018 un uomo politico che prende un mezzo di trasporto pubblico a Roma è una notizia che paralizza i flussi mediatici? Mattia Feltri, nella rubrica quotidiana che firma per La Stampa, ha notato che “salire sull’autobus non è una buona idea”: scorte e auto blu, prima di diventare la nemesi dell’onda populista, hanno una raison d’être precisa e necessaria. Ma non c’è solo questo: all’estero un politico che sale su un autobus semplicemente non è una notizia, “ma in Italia è un titolo da prima pagina”, segnala, tra gli altri, il Telegraph. C’entra sicuramente una retorica anticasta che ha fatto delle auto blu un simbolo da abbattere: fin dalla pubblicazione de La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, undici anni fa, le spese dei politici per i viaggi e le scorte sono entrate nel loop dell’indignazione prima popolare e poi populista. E in questo senso, cos’è meglio di un politico che si sposta sui nostri stessi mezzi?
Il “reality show a 5 stelle”, come l’ha definito Andrea Minuz sul Foglio, punta forte sull’instaurazione di un nuovo corso per immagini e suggestioni, ma i grillini non sono gli unici: nel 2014 anche Matteo Renzi mise all’asta online un centinaio di auto blu, in una conferenza stampa convocata dopo il Consiglio dei ministri del suo governo. L’Italia onesta deve muoversi con mezzi a disposizione di tutti, sembra dire la vox populi: eppure, da quella stessa voce viene una condanna ferma e senza appello alle condizioni del trasporto pubblico (quello romano, secondo un reportage dello Spiegel del 2016, è nientemeno che “il peggiore d’Europa”). Nessuno vuole utilizzare gli autobus romani, ma molti guardano ammirati a chi si fa ritrarre con uno sguardo sognante su un bus della Capitale. Di norma, se puoi evitare la calca di una linea affollata alle 8 di mattina lo farai (e lo fanno moltissimi romani, che preferiscono stare in coda sui loro scooter sulla Cristoforo Colombo), ma dal politico che ti rappresenta ti aspetti che si sottoponga volontariamente al martirio. Scriveva Karl Kraus: “Quando i diritti dell’uomo non c’erano ancora, li aveva il privilegiato. Questo era inumano. Poi fu stabilita l’eguaglianza, in quanto si tolsero al privilegiato i diritti dell’uomo”.





