
Il Premio Cultura+Impresa va al Festival Verdi di Parma, al Teatro Donizetti di Bergamo e al progetto “Take part, Save art”. Alla sua settima edizione, il riconoscimento è attributo ai migliori progetti di Sponsorizzazione e partnership nella cultura, di Produzione culturale d’impresa e di applicazione dell’Art bonus (le tre categorie). Da sette anni, Federculture e The Round Table, tutt’uno con Fondazione Italiana Accenture e ALES, analizzano gli esiti scaturiti dalle alleanze fra istituzioni culturali e imprese, una cooperazione che con gli anni si sta facendo sempre più vitale data la consapevolezza che quando l’impresa fa cultura, la cultura potenzia l’impresa è lo slogan del Premio.
Il Festival Verdi, emanazione del teatro Regio di Parma, offre 4 debutti di 4 nuove produzioni in 4 giorni per 4 settimane, più concerti e incontri. Su impulso della sovrintendete Anna maria Me, sta conoscendo una vera e propria fase rinascita con un aumento del 120% di incassi in tre anni, record di presenze, capacità di attrarre risorse private per il 56% del proprio bilancio. L’ultima edizione ha generato oltre 16 milioni di benefici per il territorio. Numeri che motivano la medaglia al valore assegnare da comitato del Premio.

Fra i 104 candidati, il Verdi ha vinto per la capacità di attrarre sponsorizzazioni, così come il Teatro Donizetti di Bergamo è risultato il numero uno nella categoria dell’Art Bonus, lo sconto fiscale del 65% riconosciuto sui contributi destinati alla cultura, un matrimonio – tra fisco e arte – che nel 2019 ha generato in Italia 435 milioni di euro metà dei quali concentrati in Lombardia. Da tre anni, è attivo il progetto “Ambasciatori di Donizetti” che capitalizza un nome – del musicista Donizetti – d’impatto internazionale ma fortemente bergamasco nella sua essenza data l’etica del lavoro che lo portò a scrivere 70 opere in 30 anni d’attività (chiusa per morte precoce, non per pre-pensionamento). Facendo leva sulle affinità elettive, il teatro ha saputo costruire una squadra di sostenitori che ha conosciuto un crescendo, nuovi inserimenti si sono avuti anche nella fase più buia della pandemia, e sappiamo quanto sia stata buia in queste terre. Gli sgravi fiscali incentivano, ma alla base dev’esserci una convinzione: quella la leva. Il presidente della Fondazione Donizetti, Giorgio Berta, sostiene che non sia difficile convincere i capitani d’azienda a sostenere la cultura qualora ci sia – ed è questo il caos – “un forte legame della città con il suo teatro. Sono commercialista dunque ho una rete di conoscenza e di clientela che mi favorisce in tutto questo. Posso dire che non sono pochi i casi in cui l’adesione è spontanea e prescinde dagli sgravi fiscali perché nasce dalla consapevolezza che l’opera non si regge sulle proprie gambe, la biglietteria copre solo una parte dei costi”. In breve, va coltivata la consapevolezza. Ed è così che il lungo restauro del teatro è stato reso possibile dall’impegno del Mibact, ma metà dei costi sono stati coperti da capitali privati. Così come la prima mondiale dell’opera L’ange de Nisida di Donizetti, tra l’altro vincitrice del Premio Speciale Abbiati, è stato realizzato nel dicembre 2019 grazie all’intervento di privati che hanno messo sul piatto 200mila euro (Ambrosini Carni, Automha, Dufry, Faip, Fondazione Pesenti, Framar, Pellegrini, Perrel Utensili Fratelli Magoni, Siad e UBI Banca)






