Di Pna
Grandi manovre in vista nell’azionariato di Ansaldo Energia: il fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala punterebbe a entrare nell’azienda italiana attiva nel settore dell’energia, controllata per il 99,6% da Cdp Equity, il braccio di Cassa Depositi e Prestiti. Motivo: secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, far leva sulle turbine a gas che Ansaldo produce per supportare la crescente richiesta di energia dei data center dell’intelligenza artificiale.
L’obiettivo del fondo sarebbe, dunque, quello di affiancare Cdp Equity, per ritagliarsi un ruolo più importante nel business dei data center, in cui è già presente, sulla scia di investimenti che ha lanciato nel settore. Ansaldo potrebbe rappresentare un investimento coerente con questa strategia. Secondo i rumor, le interlocuzioni tra il fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti e Cdp Equity sarebbero già iniziate. Nessun commento dalle controparti. Per ora si apprende che Mubadala tenderebbe ad acquisire una quota di minoranza, a fronte della determinazione di Cdp Equity a continuare a esercitare il controllo sull’azienda con sede a Genova.
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Chi è Mubadala, il fondo sovrano di Abu Dhabi
Ma qual è l’identikit del fondo sovrano Mubadala? Mubadala, per la precisione Mubadala Investment Company, si definisce “un investitore sovrano” che gestisce un portafoglio diversificato di asset e di investimenti negli Emirati Arabi Uniti e all’estero, per “generare rendimenti finanziari sostenibili per il proprio azionista”, il governo di Abu Dhabi, città in cui il fondo ha il suo quartiere generale.
Con uffici anche a Londra, Mosca, New York e Pechino, Mubadala si conferma uno dei principali strumenti attraverso cui Abu Dhabi porta avanti la strategia di diversificazione economica che è stata avviata sotto Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, fondatore degli Emirati Arabi Uniti. Dotato di circa 385 miliardi di dollari di asset under management, il fondo investe in più di 80 Paesi.
La scommessa su AI, semiconduttori ed energia
La sua scommessa sull’intelligenza artificiale è stata appena rimarcata agli inizi di settembre, con la pubblicazione della nota “The Mubadala Brief”.
In risalto l’interesse verso gli asset degli Stati Uniti, mercato definito chiave per il suo valore strategico. A confermarlo i numeri: il fondo ha impegni di investimento negli Usa per circa 170 miliardi di dollari, pari a circa il 44% del portafoglio, con un focus su intelligenza artificiale, semiconduttori, energia, sanità e manifattura avanzata.
Tra i suoi grandi investimenti, quello nel produttore americano di semiconduttori GlobalFoundries, che ha firmato lo scorso luglio una lettera di intenti con il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti per un finanziamento federale fino a 300 milioni di dollari, destinato ad accelerare lo sviluppo della tecnologia della fotonica al silicio di nuova generazione, considerata strategica per l’infrastruttura AI e per i data center ad alte prestazioni. Nel portafoglio del fondo è presente anche la compagnia energetica americana NextDecade.
Gli investimenti di Mubadala nei data center
Il fondo sovrano punta da tempo sui data center, elemento che rende coerente il possibile interesse manifestato nei confronti dell’italiana Ansaldo. Nel 2022, Mubadala ha investito infatti 350 milioni di dollari in Princeton Digital Group, tra le principali società asiatiche di data center.
Ha assunto inoltre un impegno di investimento di 800 milioni di sterline in CityFibre, la più grande piattaforma indipendente del Regno Unito dedicata alle reti interamente in fibra ottica. Nell’agosto del 2023 Mubadala ha investito in Aligned Data Centers, società statunitense attiva nei data center nelle Americhe, diventandone socio di minoranza.
Nel caso di Ansaldo, stando alle indiscrezioni, il fondo sovrano potrebbe replicare lo stesso schema: un eventuale accordo avrebbe una valenza strategica per un investitore come Mubadala, che ha costruito un portafoglio significativo nelle infrastrutture digitali e nei data center. Attraverso Ansaldo, il fondo potrebbe puntare anche sull’infrastruttura energetica necessaria a soddisfare il crescente fabbisogno di elettricità dei data center, sostenendo così ulteriormente la sua espansione nell’intelligenza artificiale.