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Tra ventiquattro anni, nel 2050, una persona su due nel mondo vedrà sfocato da lontano. A pagare il conto più salato saranno i bambini e gli adolescenti di oggi, che senza un’adeguata attenzione rischiano di portarsi dietro fino all’età adulta problemi oculari anche seri. In Italia il fenomeno è già esteso: applicando le stime di prevalenza alla popolazione tra i 5 e i 19 anni, i giovani miopi superano i 2 milioni.
Hoya Vision Care porta all’attenzione i risultati di una ricerca sulla percezione del problema tra le famiglie e la sua risposta tecnologica: Miyosmart iQ, la nuova generazione di lenti pensate per rallentare la progressione della miopia.
La fotografia scattata da Astra Ricerche per Hoya, su oltre 1.000 genitori italiani, restituisce un Paese che a parole ha capito. L’80% mette la visita oculistica tra i primi quattro controlli davvero importanti durante la crescita dei figli, e il 66,1% dà grande peso alla diagnosi precoce. Poi si guarda ai fatti. Solo il 43,9% dei bambini ha fatto una prima visita entro i quattro anni; quasi un genitore su quattro ci arriva dopo i sette anni o non ci porta mai il figlio. Vale anche per la cadenza: circa tre genitori su quattro giudicano opportuno un controllo almeno annuale, ma poco meno di sei su dieci dicono di averlo effettivamente fatto nell’ultimo anno. Secondo l’azienda, dietro questo scarto ci sono false credenze e abitudini sbagliate.
Gli schermi non sono l’unico problema
Sulle cause, i margini di miglioramento restano ampi. Per il professor Paolo Nucci, ordinario di Oftalmologia all’Università degli Studi di Milano e presidente della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica e Strabismo (Siops), la miopia è una condizione multifattoriale, in cui entrano in gioco predisposizione genetica e fattori ambientali e comportamentali. “È comprensibile che molti genitori tendano ad attribuire agli schermi un ruolo centrale; tuttavia, oggi sappiamo che conta soprattutto l’equilibrio complessivo delle abitudini visive”, spiega. Le attività da vicino prolungate, su uno schermo o su un libro, andrebbero intervallate da pause regolari e alternate a momenti trascorsi all’aperto.
I genitori, invece, puntano il dito quasi solo in una direzione. L’80,5% ritiene che gli schermi incidano sulla miopia, ma soltanto il 51,0% dice lo stesso della mancanza di tempo all’aperto, il fattore su cui l’evidenza clinica è più consolidata.
Per Teresio Avitabile, ordinario di Oftalmologia e direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Catania, nonché presidente della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (Siso), il tema va oltre la nitidezza di oggi: la sfida è capire come la vista evolve durante la crescita e perché vada seguita nel tempo. La diagnosi precoce, avverte, non basta: “La miopia non è una fotografia scattata in un preciso momento della vita del bambino: è una condizione dinamica che può modificarsi nel tempo”. Da qui la necessità di controlli frequenti, calibrati anche sull’evoluzione del difetto visivo.
Le lenti che frenano la progressione
Negli ultimi anni le soluzioni per gestire la progressione hanno fatto passi avanti, con lenti progettate proprio per intervenire sull’avanzare del difetto. Tra queste, quelle basate sulla tecnologia D.I.M.S. di Hoya, prima azienda in assoluto a lanciare una lente oftalmica per la gestione della miopia, con oltre 150 pubblicazioni e contributi scientifici a sostenerne l’efficacia. Con il Triple Enhanced Design (Ted) la tecnologia è stata potenziata ed è nata Miyosmart iQ.
I dati vengono da uno studio clinico randomizzato e controllato di Hoya Vision Care con The Hong Kong Polytechnic University, presentato al congresso Arvo 2026 di Denver. Hanno partecipato 196 bambini miopi tra i 4 e i 12 anni. Dopo 12 mesi, chi portava Miyosmart iQ non ha mostrato, in media, alcuna progressione della miopia; l’allungamento assiale dell’occhio è risultato inferiore o paragonabile a quello dei bambini non miopi.
Frenare la progressione è fondamentale per la salute futura dei bambini, ma anche qui la consapevolezza dei genitori è scarsa. A chiarire il punto è Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, direttore dell’Unità di Oculistica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e presidente dell’Associazione Pazienti Malattie Oculari (Apmo). “Quando l’occhio diventa molto lungo, alcune strutture oculari vengono sottoposte a una maggiore tensione e, nel corso della vita, possono aumentare i rischi di sviluppare patologie come la maculopatia miopica, il distacco di retina o il glaucoma. Naturalmente parliamo di un aumento del rischio, non di un destino inevitabile”.
L’esempio è concreto: il rischio di maculopatia è più elevato in un miope di -6D rispetto a uno di -2D; ma, a prescindere dal grado di miopia iniziale, ridurre la progressione di una sola diottria può abbassare del 40% il rischio di maculopatia miopica.
Per gestire la miopia in modo ottimale, aggiunge Nucci, serve una valutazione complessiva del rischio del bambino e l’uso degli strumenti che la ricerca mette oggi a disposizione per rallentarne l’evoluzione. Le lenti sono “una delle opzioni più interessanti e accessibili”: uniscono una visione nitida nella vita quotidiana al controllo della progressione, in modo non invasivo, familiare e facilmente accettabile per il bambino, perché si integrano nella sua esperienza come “un normalissimo paio di occhiali”.
Dalla correzione alla riduzione
Per Maurizio Veroli, amministratore delegato di Hoya Vision Care Italia, il cambio di prospettiva è netto. “La missione di Hoya è chiara: Improve Life Through Vision, migliorare la vita delle persone attraverso una migliore visione in linea con gli stili di vita. Con il lancio di Miyosmart nel 2020 siamo stati pionieri nel promuovere una nuova consapevolezza: oggi la miopia non può essere considerata soltanto un difetto refrattivo da correggere, ma una condizione da ridurre. Una sfida, aggiunge, che va oltre l’ambito clinico e coinvolge aspetti sociali, educativi e culturali, soprattutto alla luce di una diffusione destinata a crescere nei prossimi anni: “con Miyosmart iQ vogliamo continuare a contrastare la miopia, offrendo una soluzione sempre più evoluta per contribuire a preservare la salute visiva dei giovani miopi di oggi e degli adulti di domani”.
Da più di 60 anni Hoya Vision Care è tra le aziende leader a livello globale nel settore delle lenti oftalmiche. Con Miyosmart ha rivoluzionato la gestione della miopia, e nel 2026 Miyosmart iQ porta questa visione a un livello successivo, elevando lo standard della prevenzione. Questo nuovo design introduce tre miglioramenti chiave per aumentare l’efficacia del controllo miopico nei giovani: il primo riguarda i segmenti di defocus, posizionati più vicino al centro della lente per stimolare in modo continuo la retina periferica para-centrale; il secondo è un maggiore potere di defocus, che restituisce un segnale miopico più intenso; il terzo, invece, è una zona di trattamento estesa, che garantisce una copertura più ampia del campo visivo periferico del bambino, anche con montature di dimensioni maggiori.
Queste soluzioni, insieme a controlli più tempestivi e frequenti, permetteranno ai giovani miopi di oggi di arrivare all’età adulta con una vista più protetta.