Dialybrid, azienda di dispositivi medici con sede a Cantù, in provincia di Como, ha raccolto 15 milioni di euro in un round di finanziamento di Serie A. A guidarlo è stata XGen Venture, società italiana di gestione del risparmio, con la partecipazione di Cdp Venture Capital attraverso il Fondo Rilancio.
Che cos’è Dialybrid
Dialybrid sviluppa protesi vascolari che collegano vene e arterie per l’emodialisi, cioè il trattamento per pulire e filtrare il sangue all’esterno del corpo attraverso un rene artificiale, usato in pazienti i cui reni naturali non funzionano correttamente. Le sue soluzioni sono basate su un materiale ibrido brevettato chiamato Silkothane, composto da fibroina della seta (la proteina che costituisce la gran parte della seta grezza prodotta dal baco da seta) e poliuretano (un polimero plastico sintetico che può assumere diverse consistenze a seconda del processo produttivo). Il materiale, si legge in una nota dell’azienda, è pensato per garantire un utilizzo rapido dopo l’impianto, bassi tassi di infezione e assenza di ostruzioni a lungo termine.
L’azienda è stata fondata nell’agosto del 2020 da Francesco Greco, imprenditore che nel 2001 aveva già dato vita a Bioengineering Laboratories (Bel), poi venduta nel 2018 al gruppo Delta Med. È il risultato di una collaborazione tra Liftt, società di investimento istituita dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dal Politecnico di Torino, e la stessa Bel, sulla cui ricerca si fondano anche i prodotti di Dialybrid.
La società si muove in un mercato potenzialmente molto vasto: nella stessa nota si legge che ogni anno, tra Unione Europea e Stati Uniti, si eseguono più di mezzo milione di procedure di accesso vascolare per l’emodialisi. Circa il 60% delle protesi sintetiche e il 40% delle fistole native (cioè collegamenti chirurgici diretti tra un’arteria e una vena, senza l’uso di materiali sintetici o protesi) falliscono entro il primo anno.





