Perché Wall Street non si fida di Bitcoin & Co

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La facciata del New York Stock Exchange
[Shutterstock]
WASHINGTON – Bolla speculativa o futuro dell’universo valutario. Il Bitcoin è diventato l’oggetto degli attacchi da parte di Wall Street. Prima [entity display=”J.P. Morgan” type=”organization” subtype=”company” active=”false” key=”jp-morgan” natural_id=”fred/company/101909″]J.P. Morgan[/entity], poi [entity display=”UBS” type=”organization” subtype=”company” active=”false” key=”ubs” natural_id=”fred/company/4472″]UBS[/entity], infine [entity display=”Bank of America” type=”organization” subtype=”company” active=”false” key=”bank-of-america” ticker=”BAC” exchange=”NYSE” natural_id=”fred/company/477″]Bank of America[/entity]-Merrill Lynch. Tre delle maggiori banche al mondo hanno ripetutamente criticato l’euforia intorno alla criptovaluta per eccellenza. Nonostante ciò, non mancano gli estimatori.

La voce più contraria è quella di [entity display=”Jamie Dimon” type=”person” active=”false” key=”jamie-dimon” natural_id=”faris/13333″]Jamie Dimon[/entity], amministratore delegato di J.P. Morgan. Dopo aver definito i Bitcoin «una frode», ha aggiunto che per lui le criptomonete «non valgono nulla» e che l’eccitazione degli operatori finanziari «finirà male». Tuttavia, il rally del valore dei Bitcoin non si è fermato. Il Bitcoin è arrivato a superare per la prima volta quota 6.000 dollari la scorsa settimana, salvo poi scendere pochi giorni dopo.

Il timore che le quotazioni delle criptovalute siano esagerate deriva dalla loro natura. Dato che non hanno una controparte garantita da un governo o da una banca centrale, come le divise tradizionali, è complicata la loro analisi. In un report di Aberdeen Standard Investments, pubblicato a inizio ottobre, si evidenzia l’oggettiva difficoltà di analizzare i trend legati ai Bitcoin. Inoltre, è innegabile che la volatilità sia una delle peculiarità delle valute elettroniche. E se è vero che una parte degli operatori finanziari opera soltanto in regime di elevata volatilità, è altrettanto vero che questa caratteristica può indurre gli investitori istituzionali a evitare l’operatività in questo mercato. Infine, le criptomonete sono più esposte di altre valute a frodi, come dimostrano i 33 casi scoperti a inizio settembre dalla National policy agency giapponese a inizio settembre, per un controvalore di 710mila dollari.

La scorsa settimana, alla voce di Dimon si è aggiunta quella dell’elvetica UBS. In una nota riservata ai clienti istituzionali, la banca guidata da Sergio Ermotti ha definito il Bitcoin come una «bolla speculativa». Troppa sarebbe l’irrazionalità degli investitori in questo settore, che sta spingendo in alto le quotazioni delle criptovalute. E per farlo, ha paragonato il Bitcoin a tre delle maggiori bolle di tutti i tempi: quella dei tulipani del 17esimo secolo, quella della South Sea Company del 1720 e quella delle società dot-com degli anni Novanta del secolo scorso.

Lo scetticismo di UBS però non contempla l’architettura dietro ai Bitcoin, la blockchain, ovvero un database distribuito. Nella blockchain tutti gli agenti contribuiscono alla sicurezza delle transazioni garantendo l’affidabilità degli altri agenti. Per semplificare, se uno di essi non viene convalidato dagli altri, non potrà più partecipare al sistema. Più semplicemente, la blockchain è un sistema finanziario basato su controlli di sicurezza condivisi. Ed è per questo che la Federal Reserve, così come la Banca centrale europea, stanno da tempo studiando applicazioni della blockchain nei loro sistemi.

Non tutti la pensano come J.P. Morgan, UBS e BofA-ML. Goldman Sachs e [entity display=”Morgan Stanley” type=”organization” subtype=”company” active=”false” key=”morgan-stanley” ticker=”MS” exchange=”NYSE” natural_id=”fred/company/2944″]Morgan Stanley[/entity] si sono infatti dette interessate agli sviluppi legati alle valute digitali. L’amministratore delegato di Goldman, [entity display=”Lloyd Blankfein” type=”person” active=”false” key=”lloyd-blankfein” natural_id=”faris/13331″]Lloyd Blankfein[/entity], ha spiegato a inizio ottobre che non esclude che la sua banca entri nel trading di Bitcoin. «Ci stiamo ancora pensando. Non c’è una conclusione, per ora. Né appoggio, né rifiuto», ha detto Blankfein. Sullo stesso tenore il commento del numero uno di Morgan Stanley, James Gorman. «Il Bitcoin è certamente qualcosa di più di una moda», ha fatto notare Gorman a fine settembre. Non sono chiuse le porte, quindi, all’entrata di due colossi di Wall Street nella negoziazione di criptomonete.

Resta valido il quesito di fondo. Come è possibile dare una corretta valutazione dei prezzi delle criptovalute? Senza un reale fondamentale alle spalle, quantificare il reale valore dei bitcoin è quasi impossibile. E come ha ricordato Paul Donovan, capo economista di UBS, «ci sono tutti i segnali che evidenziano la presenza di una bolla, a cominciare dall’incremento costante del valore dei bitcoin». Il fiorire di nuove valute digitali, però, non si ferma. Da Bitcoin a Ripple, passando per Ethereum e Litecoin, ci sono più di mille criptovalute negoziabili al mondo. E a non terminare è anche l’esuberanza degli investitori.

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