Manfredi Catella oltre Porta Nuova

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Il presidente di Coima, Manfredi Catella

In un mondo, quello dell’immobiliare italiano, in cui il termine “palazzinaro” non è propriamente sempre associato all’idea di professionista di specchiata reputazione, c’è un personaggio convinto che il settore e i suoi player saranno presto, se già non sono, protagonisti di un vero e proprio risorgimento. La cui chiave, tutt’altro che altisonante, sta in due sole parole: normalità e trasparenza.

Manfredi Catella, 49 anni, per 15 dirigente della statunitense Hines e ora presidente di Coima, è convinto che la chiave vincente della sua attività sia la discontinuità con il passato, che si declina in due modi: da un lato seguendo la linea della correttezza, della trasparenza e della qualità dei progetti, e dall’altro spingendo lo sguardo oltre i confini nazionali. Il più recente progetto ad incarnare tutto questo è stata la riqualificazione di Porta Nuova a Milano, con l’importante partecipazione del fondo sovrano del Qatar, che di fatto è proprietario del progetto e tuttora investe massicciamente nei fondi immobiliari di Coima Sgr, la SIIQ (Società di investimento immobiliare quotata) lanciata nel maggio 2016.

Con Manfredi Catella, ForbesITALIA ha condiviso una riflessione sulle potenzialità del settore immobiliare italiano.

Come ha fatto Coima a distinguersi nel panorama milanese tanto da essere considerata una delle punte di diamante di un settore tutt’altro che immacolato?

Questa è una domanda da fare a chi osserva come ci comportiamo e ci dà credito – risponde Catella. – Ma a parte le battute, credo che in generale si stia tornando ad una fase positiva nel settore immobiliare. Ci sono già esempi virtuosi di discontinuità col passato: progetti come Porta Nuova o City Life (curato da Generali, ndr) hanno riavviato una stagione di rigenerazione urbana attenta all’architettura e ai progetti di qualità. Di pari passo si sta sviluppando il mercato del risparmio gestito nel settore immobiliare, sia tramite fondi di investimento chiusi che tramite le società quotate. Coima si inserisce proprio in questa linea. Ci siamo sempre mossi in modo semplice, con un azionariato solido, con la massima attenzione alla trasparenza nella performance, alla governance e alla qualità dei progetti.

Come avete fatto breccia nel cuore degli investitori stranieri?

Li abbiamo convinti con la normalità. Lo sottolineo: con normalità intendo la capacità di presentarsi davanti agli investitori con regole di trasparenza e performance misurabili, con capacità tecnica e riscontrabile nei fatti di fare innovazione e con alle spalle una storia che dimostri senza dubbi che quel che si sostiene dal punto di vista metodologico è poi applicato, e con ottimi risultati. Tutto ciò ha consentito la nostra attuale posizione rendendoci affidabili anche a livello internazionale.

In che termini il mattone può a sua volta diventare credibile come investimento a lungo termine?

Può diventarlo con operatori migliori, più trasparenti nel settore. Io credo che questo stia già avvenendo nel real estate, perché ritengo che si sia raggiunto un punto di non ritorno nella rottura col passato, e che la reputazione e l’attrattività di tutto il settore non potranno di conseguenza che migliorare. Tutto questo va supportato da adeguati strumenti. Ad esempio, in teoria la legislazione che consente di quotare i fondi immobiliari in Borsa apre il settore a molti più investitori, ma di fatto all’estero il nostro mercato appare ancora troppo “sottile” e poco liquido per essere attraente. Andrebbero quindi attratti capitali domestici, in modo da permettere di finanziare una maggiore crescita che renda le società più solide e sicure anche per i capitali esteri. In questo senso si potrebbe sfruttare meglio lo strumento dei Pir. Se infatti i Piani Individuali di Risparmio potessero includere le Siiq, come per ora non è, si convoglierebbe maggiore offerta di investimenti verso il settore immobiliare italiano, innescando un circolo virtuoso (l’estensione dei Pir alle società immobiliari è stata confermata oggi nel testo finale del Ddl Bilancio trasmesso al Senato, ndr).

E per il futuro di Coima cosa vede?

Oggi ci sono due dinamiche che si delineano nel real estate: da un lato il fatto che gli immobili stiano diventando sempre più luoghi che offrono non solo mura di mattoni ma anche servizi. Dall’altro lato, la tecnologia caratterizzerà lo sviluppo immobiliare in ogni senso. Come le società sapranno rinnovarsi in queste direzioni farà la differenza, e naturalmente per noi sarà un tema importante nei prossimi anni.

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