Chi vince il duello del greggio

Forbes.it
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Claudio Descalzi, ceo di Eni [Shutterstock]

C’è aria di grandi novità sul mercato del petrolio, ormai solidamente attestato sopra i 60 dollari al barile (+17 % negli ultimi due mesi). Gli operatori danno per molto probabile a novembre il rinnovo del patto tra i produttori, Arabia Saudita e Russia in testa, che confermerà fino alla primavera le attuali quote di produzione.  Una mossa forte in un momento caldo: non è escluso che gli Usa impongano il ritorno delle sanzioni sul greggio dell’Iran mentre è sempre alta la tensione tra il Kurdistan e Baghdad decisa a frustrare le richieste di indipendenza.

Il duello sul greggio proseguirà anche su altri campi di battaglia, per fortuna meno cruenti. Daniela Corsini di Intesa San Paolo prevede che “l’export del greggio americano continuerà a crescere nei prossimi anni e l’Asia sarà il principale terreno di sfida, L’Arabia Saudita e gli altri produttori mediorientali reagiranno consolidando i rapporti con i consumatori asiatici”. Cina e India in testa, i cui consumi saliranno tra 1,5 e 1,7 milioni di barili al giorno.

Insomma, nonostante i problemi dell’auto a combustione, insidiata dagli investimenti nei motori elettrici e gli sforzi per ridurre il CO2, il petrolio resta una risorsa strategica per il prossimo futuro per cui si combatte con ogni mezzo, tecnologia compresa. E’ di ieri la notizia dell’asse tra Chevron e Microsoft. Il petrolio del gruppo oil d’ora in poi sarà gestito  a distanza in forma digitale dall’estrazione dai pozzi fino alla pompa grazie al cloud: il gigante del software aiuterà a digitalizzare tutta la filiera del carburante.

In mezzo a tanta animazione promettono di risvegliarsi dopo un lungo letargo i titoli del settore quotati a Piazza Affari cui senz’altro gioverà la missione del premier Paolo Gentiloni in Arabia Saudita a caccia di commesse nell’ambito della grande scommessa dell’erede al trono, il principe Salman: creare dal nulla un grande polo tecnologico, più una sorta di Disneyland sul mar Rosso e altre iniziative per 500 miliardi di dollari. “Solo così – ha detto il principe – l’Islam moderato vincerà la sfida contro gli integralisti per il bene di tutti”.

Nell’attesa di buoni affari il titolo Eni è risalito fino a sfiorare quota 14 euro, trainato dal rialzo del greggio anche sotto la spinta di Société Générale che ha ritoccato il prezzo obiettivo a 16 euro da 15,50 euro, confermando la raccomandazione Buy. A sostenere le quotazioni è soprattutto il comparto E&P (Energy & Power) grazie all’aumento della produzione di idrocarburi: 1,803 milioni di barili /giorno nel terzo trimestre con una crescita del 5,4% rispetto al terzo trimestre 2016 (1,790 milioni di barili/giorno nei nove mesi del 2017, +3,7%) e la prospettiva di salire per l’intero anno a 1,815 milioni replicando il record storico del 2010.

Anche Saipem s’avvia a recuperare le perdite accumulate da inizio anno: gli investimenti stanno ripartendo, e non è escluso che a trarne profitto sia in particolare l’azienda guidata da Stefano Cao. Assieme a Tenaris. Il colosso dei tubi di casa Rocca sarà tra i beneficiari del piano di investimento di Ypf varato dal presidente argentino Mauricio Macrì.

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