Come si esporta una startup in Cina

Forbes.it
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Il giardino Yuyuan a Shanghai.

Milan, Inter, Ansaldo Energia, Palazzo Broggi e tanti altri. Siamo ormai tanto abituati a leggere dalle grandi acquisizioni in Italia da parte di gruppi cinesi con capitali immensi da pensare che questi ultimi investano solo in mega-progetti. In realtà, il mercato dei capitali cinesi non è fatto solo di grandi fondi come NewMargin o grandi agglomerati industriali come Fosun, ma anche di micro-fondi e di imprenditori intraprendenti, pronti a valutare operazioni di piccole dimensioni. E questo non è sfuggito ai partner di iStarter, fondo e acceleratore di startup italiane con una fortissima propensione per l’estero.

Nato a Torino nel 2012, iStarter ha la sua forza principale nella competenza e nelle relazioni dei suoi “equity partner”, tutti imprenditori e manager. Il focus di iStarter non è solo quello di aiutare le startup italiane a crescere e trovare investitori, ma soprattutto di contribuire alla loro internazionalizzazione. Questo non solo per trovare sbocchi di mercato e vendere prodotti e servizi, ma anche per mettere insieme i capitali con cui svilupparsi.

Da qui viene la scelta di iStarter di posizionarsi a Londra con il proprio ufficio principale, e di organizzare eventi internazionali per promuovere le aziende selezionate: due si sono già svolti a Londra, uno a Pechino lo scorso 30 ottobre; un altro arriverà a New York a inizio 2018. Per l’evento cinese iStarter ha selezionato nove progetti in fase di startup che hanno già raccolto almeno un milione di euro di capitali. Il portfolio realizzato è molto interessante e va dall’e-commerce di moda ai micro satelliti, dal fintech ai robot “indossabili”.

Le aziende promosse sono state le seguenti:

I loghi delle aziende

Una selezione attenta è stata fondamentale. A questa ha contribuito Fabrizio Ferri (equity partner di iStarter e residente in Cina), profondo conoscitore dell’economia del Paese. Poteva essere facile sottovalutare il livello di sofisticatezza a cui i cinesi sono interessati, ma il tempo delle magliette a un euro e dei giocattoli di facile rottura ormai è finito da tempo. In Cina adesso si producono i migliori apparati elettronici del mondo e il fintech è talmente sviluppato che con il telefonino si paga pressoché ogni cosa, dalle bollette alla frutta fresca al mercato. La Cina di oggi investe solo in progetti super-innovativi che possono avere una ricaduta sul territorio. E gran parte dei progetti proposti ad iStarter aveva queste due caratteristiche.

L’evento di iStarter a Shanghai.

A rivelarsi fondamentale è stato il supporto dato dalle istituzioni italiane all’iniziativa: l’evento è stato patrocinato dalla Camera di Commercio Italiana in Cina, dalla Ita (Italian Trade Commission, ex Ice) e dall’ambasciata italiana a Pechino, che ha anche ospitato l’evento nella propria sede diplomatica. Questo ha un valore eccezionale agli occhi dei cinesi, che vedono nel patrocinio istituzionale la vera chiave di credibilità di un progetto. Importante, infine, si è rivelato anche il supporto per la comunicazione in Cina dato da CaiXin, il principale operatore (agenzia stampa, editore e data-provider) nel settore finanziario del Paese, con cui iStarter ha firmato anche una formale collaborazione per il futuro.

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Gli imprenditori hanno avuto modo di presentare le proprie aziende a una platea di potenziali investitori e dichiarare loro direttamente le aspettative di investimento. Un tempo in Cina tale immediatezza sarebbe stata inopportuna, ma ormai anche in questo i tempi stanno cambiando, e le trattative interminabili stanno scomparendo a favore di velocità e trasparenza. Suona emblematica la frase di Sabino Costanza, co-founder di Credimi: “Il mercato del fintech cinese è di gran lunga il più grande al mondo. Essere in contatto con questo mercato è non solo importante per creare opportunità di business future, ma anche per continuare a essere all’avanguardia in termini di servizio offerto”.

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