La seconda generazione dell’eleganza artigianale

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Niccolò Ricci, ad della casa di moda Stefano Ricci

Eccellenza, artigianalità ed esaltazione del Made in Italy sono alla base del successo di Stefano Ricci, uno dei marchi di moda maschile più apprezzati a livello internazionale. Era il 1972 quando Stefano Ricci, poco più che ventenne, eccellente designer e abilissimo imprenditore con la passione per le cravatte, fondava con sua moglie Claudia, Stefano Ricci S.p.A. Oggi l’azienda familiare, che ha chiuso il 2016 con ricavi per 129 milioni di euro, è un gruppo internazionale del lusso che ha la sua sede centrale sulle colline di Fiesole, vanta un capitale umano di 500 dipendenti sparsi in tutto il mondo, produce non solo abbigliamento maschile, ma anche pelletteria, profumi, accessori, una home collection e continua a essere – come ci racconta Niccolò Ricci, a.d. dell’azienda – sinonimo di raffinatezza italiana, di artigianalità e di altissima qualità in tutto il mondo.

 

Niccolò, avete chiuso il 2016 con risultati lusinghieri. Qual è il vostro segreto?

 La nostra è una realtà produttiva italiana. Un family business nel senso più puro del termine, considerato che la proprietà è interamente nelle nostre mani. Non credo però che esistano formule magiche. L’unica regola è il lavoro, l’organizzazione, il controllo della qualità, soprattutto il servizio ai clienti. Stefano Ricci è uno dei pochi brand che producono esclusivamente in Italia.

 

Lavorare nell’azienda di famiglia è stato per lei un percorso naturale?

Insieme a mio fratello Filippo, siamo cresciuti in azienda. La sede era ospitata nella villa di nostra nonna, a Firenze. Lì trascorrevamo i nostri pomeriggi, dopo la scuola. In un certo senso abbiamo assimilato quell’atmosfera iniziando, giovanissimi, a socializzare con fornitori, clienti e responsabili di produzione e vendita. Dopo gli studi, è stato naturale lavorare in azienda.

 

Chi sono i vostri clienti e cosa apprezzano maggiormente?

ll nostro cliente è un uomo di successo che ha già tutto. Non entra in una delle nostre boutique perché ha bisogno di comprarsi un abito, cerca piuttosto un’emozione, un servizio esclusivo. Veste per il piacere di vestire, che in definitiva è un piacere personale.

 

Uno dei modelli Stefano Ricci

Nella vostra azienda c’è anche spazio per l’arte e la cultura?

Il legame con il mondo dell’arte, dell’architettura e della cultura è profondo. Mio padre, con lungimiranza, ha deciso di investire a sostegno di iniziative di alto livello. Ricordo la donazione della nuova illuminazione della Loggia de’ Lanzi, del Ponte Vecchio, il restauro dei volumi delle antiche Arti medievali. In occasione di ogni nostra iniziativa cerchiamo di restituire qualcosa al territorio.

 

Tra i vostri clienti ci sono capi di Stato, banchieri, imprenditori, gente che conta. Che cosa vuol dire vestire i numeri uno?

Dimostrare in ogni circostanza il più alto livello di eccellenza. Il prodotto esclusivo, personalizzato. Il servizio in ogni angolo del globo. Rispettando la riservatezza, sempre. E’ la qualità soprattutto l’elemento distintivo più ricercato. Uno stile non vincolato ai trend. Anche perché un completo è l’abito che viene scelto per le occasioni ufficiali. E l’eccellenza che riusciamo ad esprimere rafforza l’immagine del nostro cliente.

 

Da giovane imprenditore, quale consiglio darebbe alle nuove generazioni per affermarsi?

Non esistono regole. Bisogna definire con chiarezza la propria strada. Individuare un’idea. Coltivarla. Avere il coraggio e la determinazione di mettersi in gioco. E crederci sempre.

 

Niccolò Ricci

Quali sono i punti di forza del marchio Stefano Ricci sin dalla sua nascita?

La coerenza di una missione: il “100% fatto in Italia” come valore assoluto e rispetto nei confronti del cliente. Tradizione, conoscenza delle lavorazioni, manifattura, tramandare gli antichi saperi. Partendo da queste basi e dall’esclusività del design, la capacità straordinaria di mio padre è stata quella di cercare sempre e solo la qualità assoluta. Con un costante aggiornamento nella ricerca.

 

L’universo menswear è in difficoltà. I principali player, infatti, hanno chiuso il 2016 con segno meno.  Come state fronteggiando questo momento e quali risultati vi aspettate per il prossimo triennio?

In momenti di riflessione come questi è importante continuare a investire, a credere nei mercati, a cercare nuove opportunità. Noi abbiamo registrato già nell’autunno scorso (2016) i primi segnali di ripresa, a iniziare dal Nord America. Il segmento alto di fascia è in ripresa, anche se i venti nordcoreani rappresentano un’incognita. Difficile in queste condizioni fare previsioni, ma siamo positivi. Nel nostro caso, il primo semestre 2017 si è chiuso con una crescita a doppia cifra.

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