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Investimenti 7 novembre, 2017 @ 9:06

Cosa significa per l’economia l’avanzata di dollaro e greggio

di Ugo Bertone

Contributor, ho visto cambiare l’economia italiana.Leggi di più dell'autore
Ha cominciato a lavorare dopo l'università e la scuola di giornalismo presso l'ufficio stampa della Borsa Valori. È entrato al Sole 24 Ore ancor prima del varo della legge sui fondi comuni, alla Stampa dal 1985, prima alla redazione di Milano, poi caporedattore a Torino (e di nuovo a Milano). Ha avuto l'occasione, grazie alla Stampa, di seguire da vicino la crisi asiatica (Singapore, Tokyo) e la "bolla". Ha partecipato all'avventura di Borsa&Finanza e Finanza&Mercati, di cui è stato direttore. Alle spalle ha alcuni saggi sulla Fiat e sul Nord Ovest. chiudi
Impianti di estrazione nella contea di Los Angeles.

Avanza il petrolio, avanza il dollaro. Forse è presto per trarre indicazioni operative di lungo termine. Ma i segnali sono forti e chiari.

  • Sul fronte del petrolio non si può non guardare alla tensione crescente tra Arabia Saudita e Iran. Riyad ha denunciato ieri “gli atti di guerra di Teheran”, ovvero un missile sparato dagli sciiti in Yemen intercettato dalla contraerea nei pressi dell’aeroporto. Il ministro degli Esteri della Repubblica degli ayatollah, Javad Zarif, ha intimato all’Arabia Saudita di “non insistere con le provocazioni”. In questa cornice non stupisce la nuova fiammata dei prezzi petroliferi, arrivati alla soglia dei 65 dollari;
  • L’effetto del rialzo del greggio è amplificato nelle Borse europee dal parallelo aumento del dollaro a fronte dell’euro, scivolato ai valori dello scorso luglio, attorno a 1,15. Il fenomeno ha una duplice causa: da una parte la scelta della Bce di insistere nella politica ultra-espansiva sul fronte del costo del denaro. La decisione presa dalla Bce di prolungare il QE per “almeno” altri nove mesi ha provocato un deciso ribasso dei rendimenti dei titoli governativi della zona euro, favorendo i flussi in uscita dei fondi monetari. Dall’altra la forbice tra il T bond decennale (attorno al 2,35%) e i Bund tedeschi di pari durata (0,33%) supera addirittura il 2%. Il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e Usa è di 60 punti base (1,75% contro 2,35%), A giugno il differenziale era di 10 punti base, ma a nostro sfavore. La prospettiva dell’aumento dei tassi Usa fa pensare a un trend di ulteriore aumento dei rendimenti dei titoli Usa. Ad accelerarlo è l’attesa della riforma fiscale che, in prospettiva, potrebbe a un maggior deficit federale e a un aumento della spesa pubblica.

Il rincaro contemporaneo di petrolio e dollaro può essere un interessante propellente per i petroliferi, ancora su livelli depressi rispetto al resto del listino. Il titolo Eni ad esempio è ancora in flessione del -5% rispetto a gennaio. (+20% l’indice Ftse Mib). Una nota a parte la merita Maire Tecnimont, in forte rialzo dopo la pubblicazione dei dati dei primi nove mesi in cui, tra l’altro, è tornata positiva la posizione finanziaria netta mentre il portafoglio ordini è salito a 7,63 miliardi.

Bene anche Tenaris che consolida il forte rally della scorsa settimana (+15%) con un nuovo progresso dello 0,8% a 13,27 euro. Mediobanca ha confermato la raccomandazione outperform, limando il target price a 17,50 euro da 18 euro. O Saipem, che si è fermata, per ora, a un passo da quota 4 euro. Insomma, con tutte le cautele del caso ci sono le premesse per approfittare del possibile rally del petrolio, accelerato, in euro, dal trend al rialzo del dollaro in attesa del meeting della Fed del 12-13 dicembre.