Il coraggio del nuovo mister Diesel

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Stefano Rosso e Francesca Chillemi alla Mostra del Cinema di Venezia, 2016.

Costruire non il più grande, ma il più alternativo gruppo di moda. È la missione, anche questa decisamente alternativa, di OTB (acronimo di Only The Brave, o “solo i coraggiosi”), la holding al cui interno sono custoditi i marchi di proprietà della famiglia Rosso. Divenuta grande con il successo planetario della Diesel lanciata da Renzo Rosso, oggi a quelle del fondatore unisce le competenze della seconda generazione, guidata dal figlio Stefano.

Stefano Rosso è il ceo di OTB, uno scrigno che, oltre a Diesel, contiene marchi quali Maison Margiela, Marni, Paula Cademartori e Viktor&Rolf e anche le aziende di produzione e distribuzione Staff International e Brave Kid. Ma non c’è nessuna intenzione di fare collezione di brand al solo fine di chiuderli in una scatola. “Non acquisiamo semplicemente marchi o società –spiega Stefano – il nostro obiettivo è farle diventare aziende iconiche di successo. La creatività è al centro di tutto ciò che facciamo e ci impegniamo costantemente a supportare creatività e talento”.

Stefano, che ha ricevuto una informale investitura da parte del padre nel giugno scorso dalle pagine del Corriere della Sera è dunque sempre più un punto di riferimento dell’azienda anche dal punto di vista formale. Tanto da essere stato recentemente nominato anche ceo di Diesel per il mercato del Nord America. Con questo nuovo incarico il gruppo, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di circa 1,6 miliardi di euro, vuole rafforzare la presenza del brand Diesel da sempre pioniere nel mondo del denim e della moda casual, negli Stati Uniti, uno dei principali mercati di riferimento dopo il Giappone.

Stefano Rosso

ForbesITALIA.com ha incontrato il giovane manager per scoprire come un’azienda che ha l’audacia di conservare la sua italianità riesca a parlare anche ai Millennial: semplicemente tenendo fede al proprio dna. 

Come si prepara alla nuova sfida professionale in Nord America? Quali obiettivi si è dato?
Il mio obiettivo è far riscoprire al consumatore americano la forza e la coolness del brand Diesel. Negli ultimi anni avevamo perso un pò di visibilità sul mercato in primis rispetto ai marchi locali. Vogliamo riportare Diesel a essere il brand di riferimento nel denim e uno dei più importanti nell’abbigliamento.

In un momento in cui molte aziende finiscono in mani straniere, che effetto fa conservare le proprie origini locali e famigliari?
Da sempre cerchiamo di esprimere al massimo la nostra italianità e la qualità di quello che facciamo, con un approccio internazionale e globale. È normale che di fronte a certe offerte, alcune famiglie cedano alla tentazione di vendere, soprattutto se non hanno una chiara visione sul loro futuro. Peccato solo che, oltre al nostro, non esistano altri gruppi italiani per far fronte a quelli stranieri.

Diesel è un marchio che ha creato il suo successo soprattutto tra i giova­ni. Come riuscite efficacemente a fidelizzare il volubile popolo dei Millennial?
È impossibile fidelizzare i Millennial! Sono nati con internet, hanno un atteggiamento mentale secondo il quale tutto è disponibile in qualsiasi momento. Così sono liberi di passare da un soggetto e da un brand all’altro come e quando vogliono. L’unica cosa che possiamo fare è intraprendere azioni coerenti con il dna del brand che mantengano il marchio “top of mind” e così facendo destino l’attenzione di questa fascia di pubblico in maniera continuativa.

La sede di OTB a Breganze, Vicenza

Ne ha accennato: oggi viviamo in un momento di grandi trasformazioni politiche, culturali e sociali che modificano anche le scelte di consumo.  Come vede i giovani di domani?
Come tutti quelli prima di loro hanno bisogno di provare, testare, sbagliare e imparare. Ma la cosa bella è che rispetto alle generazioni precedenti sono meno guidati dal denaro e dalla ricerca del successo, e trovano invece più importante godersi la vita e vivere meglio tutti, in maniera sostenibile.

La moda e l’arte sono un connubio inossidabile. Come nasce l’idea del restauro del ponte di Rialto a Venezia?
Nasce in realtà dalle difficoltà che abbiamo incontrato a fare qualcosa per la nostra città, Bassano del Grappa. Allora ci siamo detti, facciamolo per la regione e per il mondo. Venezia è la città più nota vicino alla nostra sede e a dove viviamo, e Rialto un simbolo del nostro Paese nel mondo. Abbiamo lavorato benissimo con le istituzioni locali e, cosa più unica che rara in Italia, siamo riusciti a terminare i lavori di restauro in tempo e avanzando dei fondi che stiamo reinvestendo nella riqualificazione delle aree adiacenti il ponte, i famosi “porteghi”.

Chiudiamo con una curiosità: lei tra le altre cose è anche presidente del Bassano calcio. Un impegno che va ad aggiungersi ai molti legati alla vita professionale e a quella personale. Come riesce a equilibrare tutti questi aspetti?
Il Bassano Calcio è un hobby, ma è anche un lavoro. Cerco di dedicarci tutto il tempo libero che ho, la mattina presto, la sera tardi, il weekend, bilanciando lavoro, gli impegni della squadra e la famiglia.

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