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Investimenti 18 Gennaio, 2018 @ 1:48

I due peccati originali dei Bitcoin, visti da un pioniere delle criptovalute

di Nicola Di Turi

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Jeffrey Tucker

Wall Street, 2008. Mentre infuria la crisi finanziaria, e un debito da 600 miliardi di dollari schiaccia irrimediabilmente la banca d’affari Lehman Brothers, su un forum in rete viene rilasciato un documento lungo nove pagine, bibliografia compresa. Dieci anni dopo il libro mastro delle criptovalute – “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System“ – è ancora liberamente consultabile in rete. Il suo autore, invece, sembra svanito nel nulla.

Assumendo che sia mai esistito, di Satoshi Nakamoto non si conosce nient’altro che un indirizzo email. C’è chi sostiene si tratti di uno pseudonimo, dietro cui si nasconda un gruppo di esperti. C’è chi invece giura di aver scambiato delle email con Satoshi. È la tesi di alcuni dei protagonisti di Banking on Bitcoin, il film di Christopher Cannucciari e Phillip Galinsky che documenta la genesi delle criptovalute dai primi anni Zero ai giorni nostri.

Jeffrey Tucker

Jeffrey Tucker, papillon ben annodato e doppia montatura scura, è tra i protagonisti del documentario sulla nascita del bitcoin. ForbesITALIA ha raggiunto il direttore editoriale del centro di ricerca American Institute for Economic Research (AIER). Tucker è anche investitore e managing partner di Vellum Capital, oltre ad aver ricoperto il ruolo di fondatore della CryptoCurrency Conference, tra i primi eventi degli anni Dieci a raccogliere le menti più influenti nel settore delle criptovalute.

Satoshi Nakamoto ha mai risposto alle sue mail?
La mia prima corrispondenza sul tema bitcoin risale al settembre del 2010. Personalmente non sono mai riuscito a scambiare una parola con qualcuno che si facesse chiamare Satoshi. Non so chi sia o chi fosse.

L’autore del protocollo bitcoin non è mai esistito?
Satoshi è l’inventore del sistema sottostante il bitcoin. Potrebbe esserne certamente l’autore, o perché no, l’autrice. Ma sono persuaso che si trattasse di uno pseudonimo creato ad arte da una dozzina di sviluppatori. È una pratica molto comune.

Ad ogni modo non furono i primi ad immaginare la moneta di internet.
Non furono i primi in assoluto, ma furono certamente i primi a realizzare un sistema che restituisse affidabilità a chi scambiasse moneta virtuale in rete. In fondo i tentativi precedenti erano falliti tutti perché nessuno aveva trovato un modo per garantire che un bene in rete appartenesse solo a una persona e non fosse riproducibile. Le persone ormai hanno capito che la tecnologia blockchain ha risolto questo problema, grazie all’uso di una rete di validazione diffusa e decentralizzata.

Oggi si scrive bitcoin e si legge investimento. L’idea originale non era quella di sostituire euro e dollari negli acquisti quotidiani?
Più che a sostituire le valute correnti, gli sviluppatori intendevano offrire un’alternativa ai mercati finanziari regolati dai governi. L’obiettivo era e resta quello di aggiungere al puzzle di internet quello che mancava, una moneta che nascesse in rete e per la rete. Includendo nel mondo finanziario larghe fasce di popolazione escluse finora dai mercati tradizionali presidiati dalle banche.

Non stiamo quindi assistendo al fallimento del progetto originale?
Per com’è strutturato oggi, bitcoin non riuscirà a soppiantare le valute tradizionali. Le criptovalute soffrono fondamentalmente due elementi. Le persone che possiedono un portafoglio di bitcoin tendono a non spenderli, perché si aspettano un aumento del prezzo. In secondo luogo, le tariffe associate alle transazioni sono ancora troppo alte.

Bitcoin nasce in risposta alla crisi del sistema finanziario tradizionale. Oggi però sembra diventato solo un altro strumento finanziario. Stiamo assistendo alla nemesi del bitcoin?
Anche l’oro è sempre stato considerato come un bene rifugio durante le crisi finanziarie. E adesso le criptovalute sono diventate uno strumento per preservare la ricchezza da rapaci come governi, banche centrali e autorità. Le criptovalute stanno ricoprendo un ruolo fondamentale.

Mentre Jamie Dimon, a capo di JPMorgan, definiva i bitcoin «una truffa», JPMorgan acquistava bitcoin sul mercato. Qual è la ragione per cui bitcoin appare allo stesso tempo vittima di attacchi e risorsa di valore?
Gli attacchi di Jamie Dimon riflettono l’atteggiamento conservatore della vecchia guardia. Come spesso accade, l’establishment tenta di resistere alle novità. Succederà ancora per anni. Allo stesso tempo le nuove generazioni considerano questa tecnologia come una grande opportunità da cogliere. Il denaro parla, sempre. E molte persone si stanno arricchendo grazie alle criptovalute.

 

 

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