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Business 24 gennaio, 2018 @ 2:51

Parliamo di assicurazioni, prima che arrivi Amazon

di Matteo Carbone

Stratega del settore assicurativo.Leggi di più dell'autore
Laureato in Economia aziendale alla Bocconi, è director di IoT Insurance Observatory, Global InsurTech Thought Leader e investitore. Ha consigliato oltre 100 diversi attori in dieci mercati in tutto il mondo e ha una vasta esperienza che comprende l'impostazione di piani industriali e commerciali, la definizione della strategia di crescita e il supporto all'avvio di nuove iniziative, lo sviluppo della strategia digitale, l'innovazione dei prodotti assicurativi, strategia di canale e definizione del modello commerciale, tutoraggio di startup e consulenza. chiudi

 

Il 2017 è stato un anno pieno di discussioni sul tema Insurtech. Ho preso 187 voli per parlare di Insurtech in 35 citta e 15 Paesi diversi, ho partecipato a 40 conferenze come keynote speaker sul tema e nella seconda metà del 2017 ho scritto – insieme ad Andrea Silvello – il mio primo libro sull’Insurtech All the Insurance Players Will Be Insurtech, che a metà gennaio è arrivato a essere nei primi 800 libri più acquistati su Amazon ed ora è stabilmente nei primi 2000. 

Cosa succederà nei prossimi anni?

Purtroppo ho danneggiato il mio computer qualche giorno fa e anche la mia sfera di cristallo che dovrebbe darmi le previsioni per il 2018 non sta funzionando. Però vi do il mio punto di vista su uno dei topic più discussi nel settore alla fine del 2017: l’attività di Amazon nel settore assicurativo.

Prevedo che Amazon non avrà un effetto dirompente sul settore assicurativo. Credo sicuramente che farà qualcosa – in particolare coperture assicurative per i prodotti che vendono – ma non potrà impattare il fulcro del profit pool assicurativo, né nel retail né nel corporate. La mia visione è basata su due principali convinzioni:

Uno degli elementi chiave per essere un assicuratore di successo è la disciplina nell’assunzione dei rischi così come ha spiegato di recente Mario Greco in un’interessante intervista, o come è possibile comprendere facendo riferimento alle frasi di Warren Buffett di qualche tempo fa. Penso che la disciplina nell’assunzione dei rischi sia in conflitto con la cultura di qualsiasi gigante del mondo tech. Potrebbero certamente acquistare una compagnia assicurativa, o assumere personale competente per chiudere il gap di knowledge assicurativo, ma la loro cultura aziendale non sarà mai compatibile con le regole di base dell’industria assicurativa.

Il secondo aspetto si riferisce alla value proposition assicurativa, ma ha la stessa rilevanza anche prendendo in considerazione solo l’attività distributiva: ogni mercato ha le proprie caratteristiche, la regola “one size fits all” non funziona. È l’opposto dei social media e del business di internet. Mi riferisco a quello che i consumatori vogliono comprare in mercati diversi e a come lo vogliono acquistare. Senza citare la distribuzione dell’assicurazione vita – tipico prodotto push che richiede una vendita – dove il canale digital a livello globale rappresenta meno dell’1% delle nuove vendite. Prendiamo invece l’esempio assicurazione auto. Il mercato assicurativo britannico è oggi controllato dalla distribuzione online: a metà degli anni ’80 questo mercato era ancora dominato da intermediari, poi in pochi anni c’è stato uno spostamento verso acquisti diretti tramite telefono, e con il passare del tempo quei volumi sono passati dal telefono all’online.

Ricordo le discussioni di 10 anni fa con i top manager di compagnie assicurative a cui facevo da advisor: la loro visione era che i mercati dell’ Europa occidentale avrebbero seguito entro pochi anni il trend riscontrato nel mercato Uk.  Dopo 10 anni, la distribuzione delle assicurazioni auto in Europa continua a essere dominata dai vecchi canali tradizionali. Si potrebbe (erroneamente) argomentare che la colpa è stata delle strategie degli assicuratori locali. Guardiamo allora cosa hanno fatto gli assicuratori britannici fuori dai confini Uk. I gruppi britannici disponevano della tecnologia e dell’esperienza per far funzionare la distribuzione online in altri Paesi, ma nessuna dii queste compagnie è stata capace di replicare il successo dell’online in altri mercati. Non penso che le cose non possano cambiare: al contrario, penso che ci sono tante opportunità per fare le cose in modo diverso. Però la logica “one size fits all” non funziona, e sono molto scettico circa il fatto che i grandi tech player possano avere la capacità di gestire tutte queste peculiarità locali del mondo assicurativo. Proviamo ad immaginare come le grandi compagnie tecnologiche gestirebbero le vari situazioni locali dai loro uffici nella Silicon Valley o dal loro hub di Dublino. Credo che questo punto debole verrà fuori non appena dovessero iniziare a sporcarsi le mani nella distribuzione assicurativa (o con altri step della catena del valore assicurativo).

È un momento molto interessante per essere nel settore assicurativo e sono sicuro che Gafa (Google, Amazon, Facebook, Apple) e Bat (Baidu, Alibaba, Tecent) non avranno un effetto rilevante su questo settore.