Spontini, la pizza made in Milano alla conquista del mondo

Forbes.it
Share

Massimo Innocenti, amministratore unico e fondatore di Spontini Holding

Quando si immagina la pizza, si pensa a un prodotto caratteristico della cucina napoletana e, soprattutto, nella classica forma rotonda. Eppure anche la pizza al taglio, o al trancio che dir si voglia, ha saputo ritagliarsi un posto d’onore nei gusti degli italiani e il merito lo si deve in gran parte alla milanesissima Spontini, bottega nata nel lontano 1953 in Via Spontini 4, all’angolo di Corso Buenos Aires. È in quel periodo che viene creata la ricetta della pizza al taglio che gustiamo ancora oggi e che da allora non è più stata cambiata. Una storia che è l’orgoglio di Massimo Innocenti, attuale amministratore unico e fondatore di Spontini Holding, partito, suo malgrado, come pizzaiolo su invito del padre Giuliano, che nel 1977 comprò insieme alla moglie Antonia Girelli il locale di Via Spontini (originariamente di proprietà della famiglia Banti) insieme al socio, Nello Urani.

La propensione alla globalizzazione e il forte spirito imprenditoriale, a pensarci bene, sono qualità nate proprio tra le vie di quella città a cui Spontini è indissolubilmente legata. Quella Milano che ha attirato, fin dagli inizi del secolo scorso, tanti italiani in cerca di un’opportunità di riscatto, di un lavoro. E di un sogno. Il sogno di Massimo, sposato con quattro figli, due dalla prima moglie e due dalla seconda, ha preso forma in maniera tortuosa. Ribelle e appassionato, creativo ma anche istintivo, negli anni giovanili sviluppa il desiderio di trovare la propria strada lontano dalla pizzeria nella quale ha dato una mano fin da bambino. Dopo il diploma al liceo artistico si iscrive ad architettura, facoltà che però abbandona presto. In quel periodo cerca la propria strada svolgendo varie attività: vende enciclopedie porta a porta, ripara pianoforti, lavora come cameriere. Non è però soddisfatto e quando il padre gli propone di diventare pizzaiolo della bottega Spontini, Massimo accetta. Una scelta che ha cambiato la sua vita.

“Dovevo diventare architetto ma non ho studiato, volevo diventare un professionista di golf ma non ci sono riuscito. Meno male che c’era la pizzeria di famiglia, che all’inizio odiavo ma che adesso è la mia vita”, racconta scherzando Massimo. “Mi piace dire che tutto iniziò con un rimprovero di mio padre che mi disse: «Con la fortuna che ti ho lasciato, stai qui a bere, mangiare e a fare il nullafacente»”. E infatti, dopo un altro periodo di smarrimento in cui lasciò il lavoro nella pizzeria per vivere a San Francisco (periodo che si rivelò poi fondamentale nell’apprendimento delle strategie imprenditoriali dei ristoranti americani), Massimo decide di tornare a Milano, con l’obiettivo di non sciupare l’occasione rappresentata dall’azienda di famiglia e, anzi, di cercare di costruire una piccola catena di pizzerie. Nel 1987 rileva così l’azienda di famiglia e ne diventa l’amministratore unico. Inizia da qui un percorso che trasformerà Spontini da bottega a impresa, capace di chiudere il 2017 con un fatturato di 23,5 milioni di euro, in aumento dell’11,2% rispetto ai 21 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso.

Un negozio di Spontini

E se in Italia lo sviluppo prosegue secondo le direttrici già tracciate, che prevedono un rafforzamento nel canale travel (il 2018 segnerà il debutto in aeroporti come Malpensa), nei grandi centri commerciali e in location storiche (Venezia e Como, in primis), la prossima grande sfida di Spontini sarà l’espansione all’estero. Un piano già iniziato nel 2015 ma che quest’anno, grazie a un accordo con M.H. Alshaya Co., che opera in franchising con oltre 80 marchi in tutto il mondo, verrà intensificato ulteriormente. “La prima parte del piano di sviluppo prevede 34 aperture entro sette anni, partendo dal Kuwait e dagli Emirati Arabi Uniti”, sottolinea Innocenti. “Oltre a quelli citati, le inaugurazioni riguarderanno Paesi come Bahrain, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Libano, Giordania e, nella seconda e nella terza fase, Nord Africa, Turchia e Russia. Spontini rimarrà fortemente connotato come marchio italiano e milanese del food, ovviamente con le dovute modifiche al menù, rese necessarie dal contesto di mercato. Per questo, oggi più che mai, possiamo definire Spontini un marchio del made in Milano davvero globale”. Oltre a questi Paesi, aggiunge ancora Massimo, Spontini sta dialogando anche con alcuni Paesi europei come Germania, Francia e Inghilterra, ma soprattutto con il Sol Levante. A marzo verrà infatti inaugurato un punto vendita a Yokohama, in Giappone.

Nessuna novità, invece, sul piano finanziario. “Siamo una realtà con una crescita e un conto economico sostenibile e non vediamo la quotazione in Borsa come un possibile passaggio imminente. Sebbene l’ingresso di equity sia in qualche modo un passo quasi imprescindibile per diventare davvero grandi, ad oggi non siamo in vendita. E non è nemmeno al vaglio nessuna ipotesi di vendita ai fondi d’investimento che ci hanno contattato anche in passato”, dice perentorio Massimo.

Semmai, ci sarà ancora spazio per espansioni, quello sì, soprattutto Oltreoceano. “Il mio grande sogno è sbarcare in America. A Chicago pensano di aver inventato la pizza, quando in realtà è stata importata il secolo scorso dai siciliani che emigravano negli Usa. E quindi prima di lasciare le redini dell’azienda a mio figlio, voglio aprire almeno un negozio Spontini a Chicago, per vendere la mia pizza milanese”. Ma se questo sogno, per ora, resta ancora nel cassetto, su una cosa Massimo è sicuro per il futuro: “Non vedrete mai da Spontini la pizza rotonda”.

Share