Come cambia il calcio in tv con i diritti agli spagnoli di MediaPro

Forbes.it
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Manco il tempo di sbarcare in Corea del Sud che il lìder maximo dello sport italiano, Giovanni Malagò, rischia di riprendere l’aereo di ritorno. La causa è l’emergenza creatasi dopo l’accordo tra gli spagnoli di MediaPro e Lega di Serie A che ha assegnato i diritti tv del calcio al gruppo audiovisivo iberico. Un’aggiudicazione che ha scatenato la reazione di Sky e che spinge verso nuovi ricorsi e conflitti di cui francamente lo sport più popolare, già escluso dai mondiali, incapace di eleggere il proprio presidente ed orfano di uno straccio di programma, proprio non sentiva il bisogno. Difficile, però, che il presidente del Coni Malagò lasci il villaggio olimpico, aggiungendo così al danno le beffe per gli sponsor della squadra azzurra a caccia di medaglie.

Nel frattempo, per la verità, non resta che accomodarsi in poltrona per assistere a uno spettacolo improbabile, dall’esito imprevedibile. Ad accendere la miccia o, se preferite, a sbloccare la situazione è stata la decisione di MediaPro, cui fanno capo i diritti del calcio spagnolo, di alzare l’offerta per l’esclusiva di tutti i diritti della serie A, spiazzando Sky, ma anche Mediaset e la stessa Telecom Italia. Con un’offerta di un miliardo e 50 milioni, mille euro sopra la base fissata dal bando della Lega, la società controllata da Jaume Roures e Taxso Benet ha acquistato l’esclusiva sul calcio italiano.

In pratica, ciò significa che MediaPro potrà rivendere quel che ha appena acquistato sulle varie piattaforme (satellite, digitale, streaming): o in semplice forma di diritti, o (più probabilmente) dopo aver prodotto le partite potranno continuare a trasmetterle ma solo da semplici distributori”, senza occuparsi più della produzione. Per i tifosi potrebbe, in teoria, non cambiare nulla (dipende da chi acquisterà le partite), per le emittenti quasi tutto. Il danno maggiore riguarda senz’altro i canali di Murdoch, i più impegnati nel calcio. Ma anche per le tv di Berlusconi c’è il rischio di aprire una pericolosa falla negli equilibri del settore.

Per ora, comunque, a reagire è stata Sky, che ha annunciato un ricorso contro la concorrenza slealedi MediaPro, accusata di aver agito non come  intermediario ma come un “vero e proprio operatore della comunicazione” violando in più di un punto i requisiti del bando e la Legge Melandri.

Insomma, la vicenda è tutt’altro che conclusa. Per ora, però, i padroni del pallone hanno senz’altro fatto goal: se si sommano i diritti domestici con i quasi 400 milioni pattuiti per i diritti internazionali, la Serie A balza al terzo posto assoluto dietro la Premier League (oltre 3 miliardi) e la Bundesliga (1.160 milioni) negli incassi per i diritti tv, scavalcando la Liga spagnola. Tutto per effetto di una società madrilena molto vicina a Javier Tebas, l’attuale presidente della Liga spagnola (56 anni, portoricano di nascita, uno dei registi del decollo del futbòl iberico sugli schermi del pianeta, Cina compresa, una nostalgia dichiarata per il franchismo), che agli occhi di più di un presidente di club (vedi Urbano Cairo, ad esempio) potrebbe essere l’uomo giusto per la rifondazione del calcio nostrano. Nel frattempo, a cambiar casacca, potrebbe essere la stessa Media Pro: la società, oggi partecipata al 22,5% dal colosso della pubblicità Wpp, capitanata da Martin Sorrell, è, secondo il quotidiano economico El Confidential,  al centro di un’offerta dalla Cina da parte del fondo Orient Hontai.

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