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Fca e le due opzioni per il dossier Magneti Marelli

Sergio Marchionne, ceo di Fca, alla presentazione del piano di gruppo 2014-2018

Niente paura: se a gennaio le vendite del marchio Fiat hanno lasciato a desiderare, è arrivata l’ora di dare un colpo d’acceleratore al motore. Di qui un robusto ritocco agli incentivi per imprese e partite Iva: 20 milioni di agevolazioni fino al 31 marzo che, però, secondo le previsioni, verranno bruciati ben prima del termine previsto. La novità non scalda i mercati “freddi” in questi giorni rispetto non solo a Fca, in calo di quasi un punto percentuale, ma a tutto il settore automotive, a partire dai gruppi tedeschi.

E’ andata delusa, peraltro, l’attesa di un consiglio d’amministrazione dedicato al dossier Magneti Marelli di cui si era parlato la scorsa settimana. E’ assai dubbio che entro fine mese si possa riunire il board per deliberare la sorte della società destinata ad uscire dal perimetro del gruppo. E’ probabile, perciò, che Sergio Marchionne fornisca i dettagli dell’operazione solo il 6 marzo, quando parlerà ai giornalisti in occasione del salone di Ginevra, o addirittura il 13 aprile, in occasione dell’assemblea.

Si allungano così i tempi dell’operazione, che sarà comunque inclusa nel piano industriale al 2022, in tempo utile per essere presentata all’investor Day del prossimo giugno.  Sembra scartata l’ipotesi, ventilata nelle scorse settimane, di un’operazione in due tranche, il 50% sul mercato, la parte restante assegnata ai soci di Fca. Tra le possibilità vi è anche quella che si proceda con l’offerta di una quota del capitale interamente sul mercato, secondo la logica seguita in occasione della quotazione di Cnh. Secondo i primi calcoli degli analisti, il gruppo di componentistica, potrebbe avere un valore tra i 4 ai 6 miliardi di euro.

Una scelta diversa da quella di operazioni precedenti, a partire da Ferrari. Ma c‘è una grossa differenza: la casa di Maranello, agli occhi di Exor, è senz’altro strategica. In questo caso, invece, non si nutrono le stesse certezze. Anche perché la “mission” principale del gruppo è al momento l’azzeramento del debito, un obiettivo che potrebbe essere messo in dubbio dalle multe (“sostanziali ma non specificate”) che probabilmente fioccheranno sul gruppo per le violazioni sulle emissioni diesel oltre che dal richiamo di 104.000 veicoli per portarli a norma di legge.  Tra multe ed accantonamenti l’operazione, secondo Mediobanca Securities, costerà a Fca 2,2 miliardi di dollari. Il collocamento di una quota rilevante di Magneti potrebbe impattare il costo del salasso imposto dai regolatori Usa. Nel frattempo i legami tecnologici ed industriali sembrano destinati a restare solidi.

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