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Business 10 marzo, 2018 @ 2:25

L’italiano che ha costruito un’impresa con i Lego

di Daniela Uva

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Scrivo di successo, imprenditori, storie italiane.Leggi di più dell'autore
Giornalista professionista. Oltre a numerose collaborazioni, ha lavorato come redattore ordinario per Il Giornale, La Gazzetta dello Sport e Studio Aperto. Si è sempre occupata di cronaca, lifestyle e inchieste. È laureata in Scienze politiche e ha frequentato l'Istituto per la formazione al giornalismo Carlo De Martino di Milano. chiudi

Riccardo Zangelmi

Lavorare divertendosi, e non sentire mai il peso della fatica. Per la maggior parte delle persone è solo un sogno. Per qualcuno una bellissima realtà. E’ così per Riccardo Zangelmi, professione costruttore di Lego certificato. Un vero e proprio mestiere, che può esaudire il sogno di ogni bambino. Il 36enne emiliano vive realizzando sculture con i mitici mattoncini danesi, ed è l’unico italiano – in tutto il mondo sono solo 14 – a vantare il titolo di “Lego Certified Professional”. Per arrivare a questo risultato non è necessario fare studi particolari, ma occorre avere molta fantasia, notevoli abilità manuali, talento indiscusso e una dimestichezza non comune con questo gioco. Zangelmi, per esempio, si è diplomato come perito agrario e prima di lanciarsi in questa avventura per otto anni ha lavorato come giardiniere, e in seguito come dipendente a tempo indeterminato per un’azienda di servizi. Posizioni che ha abbandonato per dedicarsi alla sua grande passione.

Riccardo Zangelmi con “Child”, una delle sue creazioni

“Ho amato i Lego fin da bambino – racconta -. Un giorno, a 28 anni, ho deciso di comprarmi un nuovo set. E tutto è ricominciato dove lo avevo lasciato”. Ma come si fa a diventare costruttore professionista? Innanzi tutto bisogna costruire, inventare e mettere il più possibile in mostra le proprie realizzazioni. E poi, una volta affinata la tecnica, sottoporre la propria candidatura a Lego group, che sceglie a chi concedere il titolo di costruttore certificato. La selezione è durissima, occorre sottoporsi a numerosi colloqui e dimostrare le proprie abilità ai vertici dell’azienda. Non è un caso che siano solo 14 le persone che in tutto il pianeta sono riuscite a superare questa prova. Proprio seguendo questo iter Riccardo è stato nominato “master builder”, maestro di costruzioni. Questo non significa che sia diventato dipendente della multinazionale danese. Vuol dire che può liberamente usare il logo Lego nelle sue sculture, che realizza per clienti molto importanti.

Riccardo Zangelmi con “Ask the stars”, una delle sue creazioni

Passo dopo passo il business è cresciuto e oggi Zangelmi può orgogliosamente dire di potersi mantenere costruendo Lego e di aver addirittura fondato un’azienda tutta sua. “Si tratta di un’impresa artigianale, la Brick Vision. Realizziamo sculture con i Lego per aziende ed eventi, come per esempio Ferrari e Ducati”. A questa professione Zangelmi dedica circa nove ore al giorno, “ma non sono mai orari fissi, il weekend spesso è il momento migliore per lavorare”, racconta.  La sua è un’attività decisamente creativa, ma si fonda su rigore, precisione e organizzazione. “Molto del mio tempo lo dedico alla parte amministrativa”, come ogni imprenditore che si rispetti. “Poi arrivano la progettazione e la realizzazione”, aggiunge. Che possono impegnarlo per mesi interi. Per le due enormi mani color nocciola scolpite per il Lego Build The Change 2016, ci sono per esempio voluti tre mesi e 700 ore di dedizione assoluta. Oltre che 150mila mattoncini.

Riccardo Zangelmi con una delle sue creazioni

Tutti i pezzi nel suo studio di Reggio Emilia sono catalogati per forma, colore e dimensione. “Ne ho circa un milione – conferma – ciascuno conservato in una scatoletta trasparente”. Così come sono custodite in perfetto ordine anche le opere d’arte. Dal ciuccio  gigante rosso (Child) al bambino che cerca tra le stelle intitolato “Ask the Stars“. Ma come arriva l’intuizione giusta? “Le idee sono sempre di corsa, devono essere realizzate nel minor tempo  possibile, altrimenti c è il rischio che scappino via”, afferma. Ecco perché la dedizione e l’organizzazione maniacale del lavoro sono essenziali. Ma lo sforzo è ripagato dalla soddisfazione. E così a chiunque gli chieda se consiglierebbe questa avventura a un bambino, Zangelmi risponde senza esitazione: “Assolutamente sì”.