Quando Stephen Hawking lanciava l’allarme sull’intelligenza artificiale

Forbes.it
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Stephen Hawking

Sono tanti i lasciti dell’astrofisico e icona della scienza moderna Stephen Hawking, morto oggi all’età di 76 anni. Nonostante a soli 21 anni gli fu diagnosticata la Sla, la malattia che blocca progressivamente le funzioni vitali, il fisico britannico continuò a dedicare l’intera vita allo studio dell’universo, diventando così uno dei maggiori scienziati a livello globale, noto soprattutto per le sue teorie sui buchi neri. Forbes l’aveva inserito per la prima volta 6 anni fa nella lista delle persone più influenti al mondo.

Tra le sue apparizioni più recenti quella al Web Summit di Lisbona a novembre del 2017, dove mise in guardia l’umanità di un grosso pericolo futuro: l’intelligenza artificiale.

Colossi come Google, Amazon, Apple e Facebook considerano la AI strategica per il successo futuro della loro azienda. “Forse dovremmo fermarci tutti per un momento e concentrarci non solo su come rendere l’intelligenza artificiale più efficace, ma anche su come possa essere di beneficio per l’umanità”, fu il monito di Hawking.

“L’intelligenza artificiale potrebbe sviluppare una volontà tutta sua”, aveva detto Hawking. “L’ascesa della IA potrebbe essere la cosa peggiore o la cosa migliore che può accadere per l’umanità”. Una tecnologica che – diceva – sta minacciando milioni di posti di lavoro.

Secondo lo scienziato la IA potrebbe “superarci” in pochi decenni. Invitava dunque gli esperti tech di tutto il mondo a una riflessione: “Siamo sulla soglia di un mondo nuovo e coraggioso”, aveva concluso Hawking. “Abbiamo tutti un ruolo da svolgere nel garantire che la prossima generazione abbia un giusto approccio alla scienza, per creare un mondo migliore per l’intera razza umana”.

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