Ceo Conference 2018: i leader globali a caccia di competenze digitali

Forbes.it
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È record quest’anno per il numero di ceo che a livello globale si dichiara ottimista rispetto allo sviluppo economico a livello mondiale. Anche in Italia – dove l’analisi pubblicata a gennaio 2017 aveva registrato un calo della fiducia sia sul quadro globale che rispetto alle performance aziendali – i ceo italiani ritrovano un significativo ottimismo.

È quanto emerso dai dati contenuti nella 21ª Annual Global ceo Survey di PwC, l’analisi che fotografa il livello di fiducia nello sviluppo globale e del proprio business di circa 1.300 ceo in 85 paesi, tra cui 112 ceo italiani, presentata ieri in occasione della nuova edizione della Ceo Conference 2018 organizzato dalla stessa Pwc. Quest’anno l’incontro si è focalizzato sugli impatti dell’innovazione su strategia e organizzazione aziendale e in particolare su come automazione, robotica e Intelligenza Artificiale possano essere una minaccia o un’opportunità per il lavoro del futuro. All’incontro, moderato da Oscar Giannino, responsabile di Forbes Live, sono intervenuti Nicola Anzivino (PwC), Massimo Pellegrino (PwC), Claudio Bedino (Oval Money), Antonio Macrillò (Giostyle), Luigi Marciano (Objectway), Stefano Scabbio (Manpower) e Lia Turri (PwC).

Pwc ha presentato i dati contenuti nella 21ª Annual Global ceo Survey, in occasione della nuova edizione della Ceo Conference 2018

Nel dettaglio, sempre secondo il report, la fiducia nella crescita dei ricavi a breve termine ha effetti positivi sull’aumento dell’occupazione, con il 54% dei ceo globali che prevede di aumentare l’organico nel 2018 (nel 2017 era del 52%). Solo il 18% dei ceo prevede un taglio al personale. Anche in Italia quasi il 50% dei ceo prevede un aumento della forza-lavoro in azienda nei prossimi 12 mesi, dato positivo che registra tuttavia un leggero decremento rispetto al 56% del 2017. Tra i settori caratterizzati, a livello globale, dalla domanda più elevata di nuove risorse troviamo servizi sanitari (71%), tecnologia (70%), servizi alle imprese (67%), comunicazioni (60%), ospitalità e tempo libero (59%).

È semmai la reperibilità del lavoro tech specializzato a creare qualche preoccupazione trai leader globali. In merito alle competenze digitali, infatti, oltre un quarto (28%) dei ceo a livello globale nutre un profondo timore rispetto alla disponibilità all’interno del proprio Paese di tali professionalità, cifra che tocca il 49% in Sudafrica, il 51% in Cina e il 59% in Brasile. Complessivamente, il 22% dei ceo si dichiara estremamente preoccupato per la disponibilità di competenze digitali chiave nell’organico interno, il 27% nel proprio settore industriale e il 23% a livello di leadership. Il quadro non cambia nel nostro Paese: anche i ceo italiani sono preoccupati dalla disponibilità di competenze digitali nell’organico interno e dalla possibilità di trovare nuovi talenti digitali in tempi brevi in Italia ed in Europa.

 

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