Un nerd ha fatto la lista di tutto ciò che Google e Facebook sanno di te

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Addirittura gli sticker?

Lo sviluppatore web e consulente tecnologico Dylan Curran pochi giorni fa ha condiviso un messaggio incendiario coi suoi follower su Twitter: “Volete spaventarvi? Vi mostrerò quante vostre informazioni aziende come Facebook e Google archiviano senza che nemmeno ve ne accorgiate”, recitava il tweet, che veniva a pochi giorni di distanza dagli echi del caso Cambridge Analytica e dei presunti furti di dati ai danni di Facebook. In seguito, Curran ha messo insieme una lista di 30 punti in altrettanti tweet, poi diventata un op-ed pubblicato dal Guardian: in quasi ogni punto, il programmatore ha fatto luce su un diverso dossier che un gigante del tech, se proprio volesse, potrebbe usare contro di noi.

Per cominciare, Google ha una funzionalità che registra la localizzazione di ogni suo utente: se attivata, traccia il luogo in cui ci si trova ogni volta che si utilizza il proprio smartphone, ed esiste addirittura un indirizzo a cui vedere una timeline dei propri spostamenti dal giorno in cui si ha iniziato a servirsi di prodotti Google. Inoltre, non pensate che la cancellazione della cronologia delle ricerche sia una procedura semplice: Big G archivia la nostra “search history” su ogni piattaforma che utilizziamo, cosicché per eliminarla definitivamente c’è bisogno di entrare nel proprio account da ogni singolo device. Andando su google.com/settings/ads si può scoprire, inoltre, che la compagnia crea un profilo pubblicitario ad hoc basato sui dati personali degli utenti di cui può disporre: età, sesso, luogo, carriera, interessi, status relazionale, addirittura il possibile peso corporeo.

Essi vedono anche gli eventi a cui partecipi.

Al quinto punto, Dylan Curran spiega che “Google custodisce informazioni di ogni app ed estensione che usi, quanto spesso le usi, dove, con chi interagisci usandole (a chi parli su Facebook, con che Paesi conversi, a che ora vai a dormire)”. Proseguendo, a Cupertino conoscono anche tutto ciò che fai su YouTube, e dunque il tuo orientamento politico, i tuoi gusti musicali, “se presto diventerai padre/madre, se soffri di anoressia o di depressione”… Google offre una funzione che permette di scaricare tutti i dati personali che i server di Cupertino hanno in archivio: quello di Curran ammontava a più di 5 gigabyte, “o più o meno 3 milioni di documenti Word”.

Anche Facebook ha un’opzione simile: la piattaforma di Mark Zuckerberg consente il download di ogni messaggio inviato o ricevuto, di tutti i propri file, di ogni contatto presente nel proprio smartphone e della totalità dei messaggi vocali del proprio account. Facebook archivia le preferenze personali divise per argomento dei suoi utenti, basate sul sistema dei like sul social network, e gli orari, le posizioni e le periferiche dei login al servizio. A quanto risulta a Curran, a Menlo Park esistono anche liste di tutti gli adesivi che abbiamo inviato su Messenger, oltre ai dati delle app che utilizziamo (e quindi dei nostri interessi e situazioni personali: una persona che installa Tinder potrebbe verosimilmente essere diventata single, ad esempio).

Se ciò non bastasse, spiega nel suo thread su Twitter il programmatore, Google conosce gli eventi a cui partecipi (e l’orario in cui lo fai) grazie a Calendar, salva nel suo database file ed email che hai cancellato, e archivia dati e metadati delle foto che hai scattato. Big G e Facebook sanno che applicazioni hai installato, dove le utilizzi, per cosa, e possono accedere in ogni momento a webcam e microfono dei loro utenti (previa autorizzazione precedente), oltre ad avere un bacino di preferenze e comportamenti pressoché infinito, che va dalle stazioni radio più ascoltate alla cronologia di navigazione, e dai giochi preferiti ai file scaricati.

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