Che tipo di investitore sei? Un team di scienziati ha la risposta

Forbes.it
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Sei un investitore con un’alta propensione al rischio oppure no? In futuro potrebbe bastare una Tac per capirlo. Secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania, la connessione tra due parti del cervello – l’amigdala e la corteccia mediale prefrontale (mPFC) – sarebbe infatti alla base del livello di rischio che un individuo è in grado di tollerare al fine di ottenere un maggiore rendimento finanziario.

La ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Neuron, ha preso in esame 108 giovani adulti a cui è stato dato un questionario con 120 diversi scenari, in modo da valutare la loro dimestichezza con le scelte finanziarie. Ogni scenario assegnava agli intervistati quattro secondi per decidere tra un premio finanziario del 100% più piccolo (ad esempio 20 euro) o una ricompensa più grande, la cui somma variava per ognuno dei 120 scenari (ad esempio, il 48% di possibilità di ottenere 80 euro). Gli scienziati hanno poi utilizzato i risultati per collocare ogni individuo su un diverso livello di tolleranza al rischio: da una estrema avversione a una propensione al rischio.

Parallelamente veniva effettuata una tomografia a risonanza magnetica che rilevava e mappava le connessioni tra le diverse parti del cervello di ognuno dei partecipanti. Incrociando i dati “clinici” con quelli sulla profilazione rischio/rendimento, i ricercatori hanno quindi scoperto che gli individui con una maggiore tolleranza al rischio avevano una amigdala più ampia e con diverse connessioni con la regione mPFC del cervello rispetto a quelli con una tolleranza inferiore al rischio.

Forti di questa scoperta, i ricercatori collaboreranno in futuro con le società che offrono servizi di consulenza finanziaria per vedere come questi risultati possano poi venire utilizzati per analizzare la tolleranza al rischio quando sono in gioco decisioni economiche più grandi e reali. “I consulenti finanziari non sono soddisfatti degli attuali strumenti che analizzano la tolleranza al rischio”, ha spiegato Joseph W. Kable, responsabile del team di ricercatori. “Forse potremmo usare questi metodi per ottenere una valutazione migliore in modo da fornire una miglior consulenza su misura al cliente”.

Non mancano però dubbi e perplessità di fronte a una applicazione pratica che potrebbe risultare più complicata del previsto. Lo studio ha infatti valutato la tolleranza al rischio delle persone solo nel momento in cui era nota la probabilità di ogni possibile esito. Inoltre, non ci sono state conseguenze negative per i partecipanti se non l’aver ottenuto i soldi offerti durante lo studio. Insomma, un ambiente che non riflette lo scenario reale del mondo degli investimenti. Senza considerare i risvolti etici e medici che potrebbe avere una scansione cerebrale da parte delle società di consulenza finanziaria con l’obiettivo di rilevare la tolleranza al rischio del cliente. “È importante che le persone sappiano che tipo di informazioni vengono ricavate da questo tipo di scansioni cerebrali”, ha sottolineato ancora Kable. “Cosa stiamo rivelando su di loro? In caso di adozione della scansione cerebrale, cosa succederebbe se trovassimo incidentalmente qualcosa inerente al suo stato di salute?”. Quesiti cruciali che potrebbero impedirne un impiego nel breve termine.

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