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Business 24 aprile, 2018 @ 7:41

Forse in Finlandia il reddito di cittadinanza è più vivo di quanto crediamo

di Nicola Di Turi

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Scrive per il Corriere della Sera e le testate RCS. Lavora a Quante Storie (Rai3) e Codice (Rai1). È autore per l’Enciclopedia Treccani e scrive per Forbes. Ha lavorato per Tg La7 (La7), Virus e Night Tabloid (Rai2). Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2017 e il premio Myllennium Award 2018. Si occupa di economia e innovazione. chiudi

Il centro di Helsinki, Finlandia.

“Nessuno stop all’esperimento sul reddito minimo garantito”. Al contrario, “il partito di maggioranza relativa ha già annunciato di voler estendere il provvedimento ad altre fasce sociali”. Arrivano secche smentite dalla Finlandia, dopo le indiscrezioni sullo stop all’esperimento del reddito minimo garantito. Forbes ha avuto accesso a diverse fonti governative che hanno confermato come “l’esperimento arriverà a naturale conclusione a fine anno, come previsto”. E non è allo studio alcun ripensamento del progetto. Al contrario il primo ministro finlandese Juha Sipilä, espresso dal partito di centro uscito vincitore dalle ultime elezioni, ha già confermato la volontà di riproporre e allargare il sussidio, in vista della formazione del prossimo governo.

Da gennaio 2017 a Helsinki e dintorni 2mila disoccupati fra i 25 e i 58 anni ricevono 560 euro al mese. L’esperimento durerà due anni, concludendosi a dicembre 2018. E in questo periodo i finlandesi continuano a ricevere il sussidio anche qualora trovino un’occupazione (ecco il nostro approfondimento sul tema). Negli ultimi giorni diverse fonti informative, non solo in Italia, avevano riportato la notizia della volontà espressa dal governo finlandese di centrodestra di mettere fine alla sperimentazione in corso, e di rinunciare ad allargare il provvedimento ad altri disoccupati e fasce sociali a partire dal 2019.

Tutto resta invece in linea con le previsioni del governo, che presenterà i risultati della sperimentazione a partire dal gennaio del prossimo anno e al termine del biennio in corso, come previsto. “L’esperimento continuerà regolarmente e senza alcuna interruzione fino alla fine dell’anno in corso. La valutazione avverrà solo all’inizio del prossimo anno e non ci sono novità da comunicare”, confermano fonti governative a ForbesITALIA. L’allargamento del provvedimento resta tuttavia appeso a un filo, in virtù delle elezioni per il rinnovo del parlamento finlandese, che si terranno probabilmente in un election day nel giugno 2019, in occasione della scadenza elettorale delle prossime Europee.

A varare il provvedimento di sostegno a 2 mila disoccupati finlandesi era stato il governo guidato dal p[entity display=”Premier” type=”organization” subtype=”company” active=”false” key=”premier” natural_id=”fred/company/14807″]remier[/entity] Juha Sipilä, espressione della coalizione di centrodestra composta da Centre Party, Finns Party e National Coalition Party, titolari del 57% dei consensi alle ultime elezioni tenute nella primavera del 2015. E secondo quanto risulta a Forbes avrebbero già confermato il loro sostegno all’allargamento del provvedimento sia il partito di governo Centre Party – primo alle ultime elezioni con il 21,1% dei consensi e 49 seggi – sia Touko Aalto a capo del Green League Party, attualmente all’opposizione con l’8,5% e 15 seggi in parlamento.

Del resto se “il governo non ha idea delle motivazioni per cui proprio in questo momento dall’estero sia stato messo in discussione il provvedimento” – confermano le fonti governative – “sono allo studio riforme fiscali e previdenziali per inglobare nel sistema finlandese molti altri strumenti di protezione, rispetto al varo del solo reddito minimo garantito”. Secondo le stime finora il 70% dei finlandesi si sarebbe detto favorevole al reddito minimo garantito in salsa finlandese, ben lontano dall’estensione di un sussidio “di cittadinanza” a tutti i residenti. E con tutta probabilità le elezioni della prossima primavera resteranno l’unico banco di prova sulla tenuta del progetto che vorrebbe dimostrare come assicurare un reddito minimo garantito incentivi la volontà di trovare un impiego.