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Chi è la prima donna a capo della Borsa di New York

Stacey Cunningham, 43 anni.

In 226 anni di storia del New York Stock Exchange non era mai accaduto che venisse nominata una donna come presidente. Venerdì è stato reso noto che Stacey Cunningham rimpiazzerà Thomas Farley a capo della più grande Borsa Valori del mondo, diventandone il 67esimo presidente.

Stacey, ingegnere industriale di 43 anni, è arrivata alla Borsa di New York per uno stage estivo nel 1994, trovandosi con 1300 colleghi uomini e solo altre 34 donne. Ha fatto la trader per 10 anni, per poi andare a lavorare al Nasdaq dal 2007 al 2012 e rientrare al Nuse nel ruolo di responsabile vendite e relazioni fino al 2015, quando è stata nominata chief operating officer.
In una nota Jeff Sprecher, presidente e ceo di Intercontinental Exchange e presidente del New York Stock Exchange, ha dichiarato: “Più di mezzo secolo dopo che Muriel Siebert è diventata la prima donna a possedere un seggio al Nyse, Stacey rappresenta una nuova generazione di leader per il Nyse. Sono certo che Stacey continuerà a far crescere questa importante istituzione”.

Ed è proprio a Muriel Siebert che Stacey Cunningham, in un suo discorso, ha dichiarato di ispirarsi. Detta anche The First Lady of Wall Street, nel 1968 Muriel fu la prima donna a entrare a far parte della Borsa di New York, e per 10 anni restò l’unica. Servirono 20 anni di battaglie per farle ottenere un bagno per signore al settimo piano (cosa che avvenne solo dopo che aveva minacciato l’allora presidente del Nyse di installare una toilette portatile).

La nomina della Cunningham lancia un messaggio importante e avviene in un momento in cui anche il mondo finanziario si trova alle prese con il movimento #MeToo. Già nei mesi scorsi le aziende di Wall Street avevano annunciato una nuova politica di tolleranza zero nei confronti di comportamenti inappropriati sul lavoro, per contrastare fermamente una cultura maschilistica radicata.

La parità di genere nel mondo del lavoro però è ancora lontana, nonostante l’attenzione crescente al problema della discriminazione in ambito professionale: secondo il report dell’International Labour Organization 2017, il tasso di partecipazione femminile al mercato globale del lavoro è diminuito assestandosi a poco più del 49%, di quasi 27 punti percentuali più basso rispetto a quello maschile.

La difficoltà nel raggiungimento di una sostanziale parità di trattamento dei generi è dovuta soprattutto alla mancanza di una politica sociale adeguata, che supporti la donna lavoratrice nel bilanciamento tra lavoro e famiglia. A influenzare negativamente, secondo una recente indagine promossa da Federmanager sulla condizione dei manager in Italia e all’estero, è innanzitutto la mancanza di tempo da dedicare alla famiglia (per l’81% delle donne manager interpellate, la flessibilità lavorativa è la prima esigenza). Le mamme lavoratrici, infatti, se devono scegliere tra lavoro e impegni familiari, spesso sono costrette a rinunciare alla carriera professionale: come emerge dal rapporto di Save the Children, il 37% delle mamme italiane tra i 25 e i 49 anni con almeno un figlio non lavora. La nomina di Cunningham, allora, può servire da portabandiera di una rivoluzione dei costumi a Wall Street e nel mondo.

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