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Come la destra è diventata la migliore amica dell’estremismo islamico

Marine Le Pen e Matteo Salvini.

Macerata, Italia, 3 febbraio 2018. Luca Traini spara in dieci punti diversi della città verso dei gruppi di migranti africani. Ne ferisce sei prima di essere arrestato dai Carabinieri dopo oltre un’ora. Secondo Julia Ebner, ricercatrice austriaca all’Institute for Strategic Dialogue e autrice de La Rabbia, bestseller tradotto in italia da NR edizioni, l’attacco di Traini è un momento di svolta nella percezione dell’Italia all’interno dei movimenti di estrema destra di tutto il mondo, che si accorgono di poter sfruttare a loro vantaggio la tentata strage. Ebner, che nel suo libro offre un’interessante analisi comparata delle dinamiche, degli slogan e degli obiettivi che accomunano i gruppi di estrema destra, l’alt right e i movimenti neofascisti agli estremisti islamici e le loro organizzazioni, dedica l’appendice finale al nostro Paese, e al suo apparente ruolo periferico all’interno della galassia estremista.

Dopo un attento monitoraggio di questi movimenti – e quindi una certa dimestichezza nel riconoscere i loro linguaggi, i loro slogan e i loro tick grazie a un lavoro sul campo durato più di tre anni (e qualche spavento da infiltrata nei movimenti più duri) – Ebner ha notato che, grazie ai social media e alla capacità di far circolare molto velocemente le informazioni, i gruppi italiani hanno iniziato a riprendere parole d’ordine dei gruppi tedeschi o americani. Una sorta di fusione, di internazionale populista, la stessa predicata da Steven Bannon, creatore di Breitbart e mente dietro al successo di Donald Trump, che da quando ha lasciato la Casa Bianca viaggia senza sosta in Europa per sostenere i movimenti che gli sembrano più capaci di interpretare la sua idea di sovranismo etnico ed economico (in Francia il Front national, in Italia la Lega). Un paradosso, rileva l’autrice: “L’alt-right aveva davvero internazionalizzato le sue idee ultranazionaliste e globalizzato i suoi ideali antiglobalisti?”.

Il punto di vista di Ebner è che i gruppi della cosiddetta “far right”, la destra dura, in qualche modo periferica, da sempre lontana dal potere o da percentuali rilevanti per pesare nel dibattito politico nazionale (si pensi a CasaPound), hanno compreso che devono appoggiarsi ai partiti più grandi, che hanno parole d’ordine meno estreme e più probabilità di vincere le elezioni. E così, scrive Ebner, i gruppi neofascisti hanno attivamente condiviso parti del programma di Matteo Salvini, contribuendo ad aumentare la portata organica del messaggio leghista sui social network.

Per Ebner i due estremismi, quello di destra e quello religioso di matrice islamica, sono due facce della stessa medaglia, che hanno bisogno l’uno dell’altro per crescere e prosperare. Da un lato l’alt right è convinta di difendere la propria terra contro non soltanto l’invasione dei migranti, ma anche contro la presunta violenza che essi porterebbero nei Paesi occidentali. Una realtà parallela descritta dai militanti dei movimenti estremisti dove ogni musulmano è un potenziale terrorista, ogni arabo uno stupratore, la civiltà occidentale sempre debole e incapace di difendersi. Dall’altro i fondamentalisti islamici, che considerano gli europei e gli americani corrotti, manipolati dalle grandi banche, e i musulmani di tutto il mondo assoggettati agli interessi economici degli occidentali. Due narrazioni non così lontane, accomunate dall’odio degli ebrei, dalla ricerca di una fantomatica purezza andata perduta e dalla volontà di creare un mondo nuovo. Un mondo di assoluti. Certo, l’elemento religioso è un discrimine rilevante tra i due estremismi, anche se Ebner lo ritiene meno centrale di quanto sembri per gli islamisti, che lo utilizzano più come strumento per arrivare allo scontro finale che come fine della loro “militanza”.

La piccola parte de La Rabbia dedicata all’Italia è interessante perché manca l’altra faccia della medaglia su cui si appoggia l’analisi della ricercatrice: il fondamentalismo islamico. L’appendice nasce postuma, ed è il risultato di un altro studio condotto dall’autrice (l’Italia non è presente nel racconto del libro, eppure è proprio per questo che il lettore italiano può essere interessato a leggerlo). Il nostro Paese finora è stato risparmiato dagli attentati di matrice islamica grazie al gran lavoro delle forze dell’ordine, e anche grazie alla demografia: secondo il Soufan Center soltanto 110 italiani sono andati in Siria a combattere per lo Stato islamico, e di questi soltanto 13 sono tornati. In Francia si contano circa 2000 persone partite (circa 300 tornate), in Germania un migliaio (300 tornate), in Belgio più di 500 (12o tornate), nel Regno unito 850 (400 tornate). In più, l’Italia riesce a portare a termine provvedimenti di espulsione piuttosto efficaci contro soggetti pericolosi: nel 2017 il ministero degli Interni ha espulso 105 persone per motivi di sicurezza, nel 2016 soltanto 66 (a dimostrazione che lo strumento serve per contrastare una situazione di maggiore tensione). Espulsioni che i francesi, i tedeschi e i britannici possono effettuare in misura minore, visto che gran parte degli estremisti islamici possiedono un passaporto europeo e sono nati e cresciuti in Francia, Germania e Regno Unito.

In altre parole, l’Italia non ha ancora conosciuto il problema della radicalizzazione delle seconde e terze generazioni descritto nel libro di Ebner. Cosa succederà quando lo scontento e l’alienazione mostrata dai figli degli immigrati in altri Paesi europei inizierà a diventare uno dei motori della radicalizzazione a sfondo religioso? Il binomio neofascismo/islamismo, che si alimenta a vicenda secondo la tesi del saggio, potrebbe riprodursi anche da noi. La Rabbia rischia di essere, nostro malgrado, uno strumento per capire una parte di quello che ci aspetta.

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