I campioni del box office non valgono un Vanzina

Forbes.it
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Una frame di “Vacanze di Natale”, diretto da Carlo Vanzina.

Giugno finisce, le aule si svuotano, le spiagge si popolano e i cinema indipendenti sprovvisti di aria condizionata chiudono per ferie fino alle prime piogge (sperando, ogni anno, nelle mezze stagioni). I Premi Oscar sono ormai preistoria, ma chi ha perso La forma dell’acqua o Tre manifesti a Ebbing, Missouri sa bene che luglio è il mese dei cinema all’aperto, dei film in seconda visione a due o tre euro (e, anche, delle uscite in dvd). Nel giorno della scomparsa di un grande nome del cinema italiano, Carlo Vanzina, è interessante dare uno sguardo ai dati delle pellicole più viste (e più economicamente redditizie) degli ultimi mesi nel nostro Paese, e provare a darne una lettura.

La stagione conclusa ha un box office, che viene calcolato dall’1 agosto dell’anno scorso al 30 giugno di questo. Non serve lavorare da Cinetel per dedurre che il film più visto di questo periodo, in Italia, sia stato Avengers: Infinity War, con poco meno di 18.700.000 euro di incasso, racimolati in pochissimi giorni dopo il 25 aprile. Costato 321 milioni di dollari, si tratta di bazzecole se si pensa che il guadagno complessivo mondiale ha superato i 2 miliardi: il 19esimo titolo dell’Universo Marvel, in questo modo, è diventato il quarto film più visto della storia del cinema; ed essendo presente ancora in qualche sala del mondo – una decina delle quali nel nostro Paese – può ancora sperare di riuscire a intascare altri 40 milioni di dollari e scavalcare allora Star Wars: Il risveglio della forza, che dal 2015 è stabile alla posizione numero tre. (Inutile ricordare che la doppietta di James Cameron, Avatar e Titanic, resta immobile sui primi gradini del podio: ma passano gli anni, e sembra sempre meno irraggiungibile).

Un frame di “Avengers: Infinity War”.

Nella lista dei film più visti di sempre si insinua un’altra nuova entrata, ed è pure questa una costola Marvel: al nono posto della più grande classifica mondiale spunta infatti Black Panther, con un guadagno di quasi 1.350.000.000 di dollari, dei quali appena 7 milioni di euro vengono dall’Italia. Più della metà dell’incasso complessivo è americano: il primo film Disney di Ryan Coogler ha saputo cavalcare l’onda delle rinate lotte per l’integrazione razziale post-Trump che hanno invaso gli Stati Uniti insieme al neo-femminismo. E tuttavia, è triste notare che l’unica pellicola con una donna protagonista nel box office 2018 sia Cinquanta sfumature di rosso – diretto, peraltro, da un uomo – di cui tutto si può dire tranne che parli di emancipazione.

Un frame di “Black Panther”.

Il terzo capitolo della saga di E.L. James, con poco meno di 15 milioni di euro, è alla sesta posizione della classifica stagionale italiana. Distribuisce Universal, che nella graduatoria ha anche un altro titolo, ben più in alto: è Cattivissimo me 3, seconda posizione e quasi 18 milioni di euro. Il franchise prodotto dalla Illumination non è nuovo ai piani alti del box office: Cattivissimo me 2 nel 2013 fu il terzo film più visto dell’anno e lo spin-off Minions, nel 2015 – oltre a incassare per la prima volta più di un miliardo di dollari – riuscì a raggiungere la quinta posizione in una classifica dominata da blockbuster (Star Wars, Jurassic World, Fast and Furious, Avengers). Uscito in Italia il 24 agosto 2017, Cattivissimo me 3 raggiunge anche il quarto posto fra i film d’animazione più visti di sempre (dopo Frozen, gli stessi Minions e Toy Story 3).

Se si escludono i due titoli Warner – IT al quinto posto con 14 milioni e mezzo di euro e lo stiracchiato remake di Jumanji al nono, con poco di più di dieci milioni – il resto del box office stagionale è in mano alla Disney: produttrice e distributrice delle pellicole Marvel e Lucasfilm, oltre agli Avengers in prima posizione si appropria anche della terza (Gli ultimi Jedi, 15.146.000 euro), dell’ottava (Coco, 11.306.654 euro) e pure della quarta, perché lo scorso dicembre è andata in porto l’acquisizione della 20th Century Fox da parte degli Studios di zio Walt per 52,4 miliardi di dollari in azioni (cui si vanno ad aggiungere altri 13,7 miliardi di debito della società di cui la Disney si è fatta carico).

Le major del mercato cinematografico statunitense sono scese così da sei a cinque: restano autonome, nell’ordine di grandezza, Warner Bros., Sony, Universal e Paramount. Passeranno all’amministrazione Disney invece i network Fox, i Blue Sky Studios, National Geographic e Hulu, l’emittente produttrice di The Handmaid’s Tale (di cui Disney, in realtà, aveva già il 30%). I nomi resteranno ovviamente immutati e 20th Century Fox Italia S.p.A. se ne sta, da sola, al quarto posto della classifica di fine stagione con Assassinio sull’Orient Express, costato 55 milioni di dollari e – nonostante la tiepida accoglienza della critica – oggetto da più di 14.600.000 euro di guadagno.

A proposito di Italia: il cinema del Bel Paese al botteghino pare un miraggio. Se ne scorge una lieve presenza solo in fondo al box office, grazie ai 9 milioni e passa incassati da Come un gatto in tangenziale – in cui Antonio Albanese, non a caso, per scovare la figlia e il suo fidanzato della periferia romana va a vedere “il film che incassa di più”. Uscito il 28 dicembre scorso, il titolo di Riccardo Milani ha guadagnato nei primi tre giorni circa un milione e mezzo di euro: la cifra va a sommarsi all’altro milione ottenuto nel solo 1° gennaio e con tutti gli altri biglietti staccati fino alla fine delle vacanze invernali, che piazzano il film alla decima posizione del box office stagionale italiano e alla nona di quello del solo anno solare 2018. In questa seconda lista si aprono pochi spiragli di speranza sul cinema nostrano: la spuntano infatti A casa tutti bene di Gabriele Muccino (01 Distribution), posizione numero cinque con più di 9 milioni di euro e Benedetta follia (Filmauro/Universal), all’ottava, con quasi 8 milioni e mezzo.

Un frame di “Come un gatto in tangenziale”.

A niente quindi sono serviti (si fa per dire) il Premio alla sceneggiatura di Lazzaro felice, a Cannes 71, né la Palma al miglior attore Marcello Fonte per Dogman. La pellicola di Matteo Garrone, fresca pure di otto Nastri d’Argento – tra cui quelli al miglior film, alla regia, alla produzione e all’interpretazione maschile – viaggia intorno ai 2 milioni e mezzo di euro, incassati dal 20 maggio a oggi. La storia di Alice Rohrwacher invece, nello stesso lasso di tempo non ha ancora raggiunto i 500mila. Sorte leggermente più rosea spetta al miglior film dei David di Donatello, Ammore e malavita, applaudito nel concorso di Venezia a settembre e premiato il 21 marzo, che comunque non ha ancora passato il varco del milione e mezzo. L’interesse degli italiani, ironicamente, si è del tutto azzerato per il film che ci ha rappresentati oltreoceano agli scorsi Premi Oscar: complice anche una distribuzione praticamente invisibile, A Ciambra, del 34enne Jonas Carpignano, passato dalla Quinzaine di Cannes al David per la regia, in poco meno di un anno dal suo rilascio ha incassato meno della metà di Lazzaro: 149.207 euro.

Non sorprende quindi che – all’indomani della scomparsa del loro nume tutelare Carlo Vanzina – Massimo Boldi e Christian De Sica abbiano deciso di tornare Amici come prima e siano impegnati, in questo momento, su un set comasco in vista del Natale 2018. I loro ultimi lavori “in solitario” erano usciti, come di consueto, in contemporanea, il 14 dicembre scorso. Natale da chef superò, di poco, la soglia dei 2.700.000 euro mentre Poveri ma ricchissimi, sequel del film della persona non (più) grata Fausto Brizzi, si era fermato poco sotto ai 6.100.000 euro. Il loro ultimo cinepanettone insieme, invece, Natale a Miami del 2005, quando la crisi era ancora un pronostico, aveva incassato in Italia 3 milioni in più degli Avengers. Da che mondo è mondo, le collette vengono meglio in gruppo.

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