Raul Gardini 25 anni dopo: un grande degli anni 80, ma la beatificazione è eccessiva

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Raul Gardini nel maggio 1992

“Gardini, la sfida finisce con un colpo di pistola”. Così titolava a piena pagina La Stampa il giorno successivo alla morte di Raul Gardini del 23 luglio 1993. Una notizia clamorosa in un periodo già ricco di notizie eclatanti: in pieno clima Tangentopoli con il pool Mani Pulite di Milano che vedeva sfilare in procura o inviare a San Vittore il gotha dell’imprenditoria privata e dei manager e politici italiani.

Raul Gardini non era un personaggio qualsiasi, ma un imprenditore che negli anni precedenti era diventato in poco più di un decennio dal nulla uno dei personaggi più famosi del capitalismo non solo italiano. Insomma un Re Mida che tutto ciò che toccava trasformava in oro. Così per anni molti giornali e giornalisti avevano raccontato le gesta di Raul Gardini a Piazza Affari e le sue imprese non solo finanziarie come l’epopea del Moro di Venezia all’America’s Cup 1992. Il primo armatore a portare una barca italiana alla vittoria nella Louis Vuitton Cup e dunque a contendere ai Defender l’inarrivabile America’s Cup.

Una notizia clamorosa quella del suicidio del “Contadino” (con questo nomignolo veniva spesso citato in contrapposizione all’Avvocato e all’Ingegnere) in quel luglio 1993 che arrivava pochi giorni dopo il suicidio nel carcere di San Vittore a Milano di Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni e suo “rivale” nella battaglia campale e senza esclusione di colpi in Enimont.

Sono passati 25 anni da quei giorni e sui giornali italiani sembra che dovremo prepararci a una completa riabilitazione della figura di Raul Gardini che culminerà nella sua Ravenna proprio il 23 luglio con un concerto dedicato a “L’ultimo imperatore” diretto da Riccardo Muti.

È certo comprensibile che Ravenna voglia ricordare un personaggio che sicuramente contribuì in modo importante e tangibile alla vita cittadina, ma il processo di “beatificazione” di Raul Gardini appare forse un po’ eccessivo.

La resistibile ascesa del Contadino

Raul Gardini era sicuramente un personaggio per certi versi affascinante che sembra uscito dalla penna di un romanziere francese come Zola ma è difficile ricordarlo solo come un “benefattore”.

L’ascesa di Gardini inizia dopo un tragico incidente aereo nel 1979 quando muore Serafino Ferruzzi, di cui Raul ha sposato la figlia Idina. La linea di discendenza vedrebbe il figlio primogenito di Serafino, Arturo, prendere il timone ma questi e le sorelle lasciano spazio al cognato che sembra il più adatto al ruolo di capitano di un impero già vasto e ramificato fra Europa e America.

Siamo negli anni ’80 e Raul Gardini appassionato di terra ma anche di mare fiuta il vento e trova in Piazza Affari (i famosi tempi di “panino e listino”) il terreno ideale per coprire le falle, raccogliere soldi e ingrandire a dismisura l’impero in ogni settore. Lo stile di Raul Gardini è l’opposto di quello del suocero da cui era andato a bottega: tanto Serafino Ferruzzi era riservato nei suoi affari, tanto il successore cerca i riflettori della ribalta.

Il fascino di Raul Gardini sembra contagiare anche la stampa italiana con alcune eccezioni come il giornalista economico finanziario Marco Borsa (direttore all’epoca di Espansione), che aveva definito in tempi non sospetti questo imprenditore finanziere venuto da Ravenna “il grande bluff” anche in un libro (scritto con Luca De Biase) che divenne quasi introvabile subito dopo la pubblicazione.

Il libro si chiamava Capitani di Sventura (Marco Borsa è morto nel 1994 dopo una lunga malattia) e si denunciavano tutti i limiti del capitalismo italiano e perché avrebbe rischiato di farci perdere la sfida degli anni ’90. Un libro scomodo quanto in buona parte profetico sul declino poi dell’Italia.

Con Raul Gardini al timone, negli anni ’80 il gruppo Ferruzzi è fra i più lesti a raccogliere risorse a Piazza Affari in pieno boom borsistico dopo la nascita nel 1994 del mercato dei fondi comuni d’investimento e il boom di Borsa che doveva portarci al “secondo miracolo economico italiano”. Oltre 3000 miliardi delle vecchie lire vengono raccolti per finanziare una campagna massiccia di acquisizioni fino all’epilogo finale drammatico del gruppo Ferruzzi.

Si calcola che fra il 1986 e il 1990 Montedison (dove Gardini aveva puntato con successo alla scalata mettendo sul tavolo 1500 miliardi di vecchie lire come un giocatore alla roulette punta tutto sul nero) e il gruppo Ferruzzi in una girandola continua effettuano acquisizioni per 10mila miliardi di lire e cessioni per 5mila miliardi di lire. Non c’è quasi settore dove l’impero di Ravenna non si estende: dalla soia alle assicurazioni, dallo zucchero ai detersivi, dall’editoria alla chimica, dal petrolio ai silos di granaglie, dai calcestruzzi ai bovini.

I piccoli risparmiatori pagheranno un prezzo altissimo di tutta questa bulimia finanziaria, schiacciati da operazioni disinvolte (come la fusione con Iniziativa Meta architettata nel 1988 da Enrico Cuccia), azioni di risparmio con sovrapprezzi esagerati, quotazioni di costole e debiti fuori controllo che arriveranno a 16.747 miliardi di lire con le banche (soprattutto italiane).

Il finale tragico dell’era Gardini arriva infine con l’operazione Enimont dove la fusione fra chimica di Stato (Enichem) e chimica privata (Montedison) genererà un mostro di perdite future e poi quella che Antonio Di Pietro (allora pubblico ministero di punta del cosiddetto Pool di Mani pulite) definì “la madre di tutte le tangenti”.

Dall’Enimont Raul Gardini esce con un pacco di miliardi ma la famiglia Ferruzzi (tranne la moglie Idina) lo molla e l’impero dopo pochi anni si squaglierà come neve al sole seppure i discendenti di Serafino Ferruzzi ne usciranno tutto sommato in piedi, così da consentire a Carlo Sama & famiglia Ferruzzi di riprendersi “le tenute in Sud America, villa sull’Appia Antica, la Ferrari e qualche decina di miliardi di liquidità”, come ha ricostruito il giornalista Massimo Mucchetti nel suo Licenziare i padroni.

Emergerà nell’inchiesta Mani Pulite come 150 miliardi di lire di mazzette sono il prezzo che Montedison ha pagato ai politici (con la morte di Gardini proprio il giorno in cui era stato convocato dalla Procura di Milano, non si saprà mai se altri miliardi sono spariti) per favorire il burrascoso divorzio dall’Eni e uscire da Enimont.

Una chimica pubblica come ebbe a dire Raul Gardini era una mammella eccezionale per la politica in termini di posti pubblici, mazzette e ruberie. Il Contadino si infila a testa bassa senza valutare le conseguenze in Montedison e poi nella tentata fusione fra chimica privata e pubblica con l’operazione Enimont e sarà l’inizio della sua fine.

Trova sulla sua strada manager privati e pubblici di ogni tipo (da Schimberni a Garofano) e politici che lo tradiscono più volte. Su Enimont Gardini trova poi la via d’uscita nel novembre 1990 dopo aver infranto sostanzialmente gli accordi e riesce a rivendere la sua quota allo Stato per la cifra record di 2805 miliardi di lire.

“Sono un branco di ladri, e volevano continuare a rubare. …è come, è come svezzare i vitelli. Non si vogliono svezzare, vogliono rimanere attaccati alla mammella. Non vogliono cominciare a brucare l’erba, non vogliono ruminare: Rimarranno sempre dei poppanti. Chi non vuole cambiare attitudini rispetto al progresso che vive, rimane attaccato alla mammella. Una mammella che poi, si prosciugherà prima o poi e finiranno per mangiarsi la vacca”.

Questa era l’opinione dei politici di Raul Gardini; ma è lo stesso Gardini – nel suo delirio di onnipotenza – a cacciarsi in avventure senza sbocco e speculazioni folli, come quando alla fine degli anni ’80 tenta di far salire il prezzo della soia, manipolando il mercato più importante del mondo delle materie prime, quello di Chicago. Cerca, infatti, di far lievitare i prezzi comprando tutti i contratti future possibili sulla soia (i fratelli Hunt qualche decennio prima avevano provato a fare lo stesso giochetto con l’argento) per costringere poi gli acquirenti a ricomprare dall’unico…venditore (ovvero il suo gruppo) a prezzi moltiplicati. Il gruppo di Ravenna arrivò all’inizio dell’estate del 1989 a detenere 23 milioni di bushels di soia, ben più di quanto era disponibile al momento sul mercato, e a possedere il 75% della soia nei magazzini del Chicago Board of Trade.

Cominciò l’impennata dei prezzi e Gardini pensò di aver vinto e messo a segno un colpaccio da “all-in” in grado di sistemare tutti i conti. Ma la denuncia di alcuni grandi operatori statunitensi porta alla scoperta della manovra. Nel luglio 1989, la Borsa di Chicago ordina alla Ferruzzi di liquidare le posizioni in una settimana. Il gruppo italiano si proclama innocente ma viene costretto a svendere a prezzi che, subito dopo la decisione della Borsa, crollarono verticalmente. Il bagno di sangue è pesantissimo e stimato qualche anno dopo in 400 miliardi di lire.

Si ricorda certo oggi il Gardini della “chimica verde”, l’innovatore,  che parlò fra i primi industriali di agroindustria e di nuovi materiali di origine vegetale, come la plastica biodegradabile prodotta da Novamont con il brevetto Mater-bi o l’utilizzo delle eccedenze agricole per produrre l’etanolo e ottenere una benzina “verde”. Ma ricordare Raul Gardini solo per queste intuizioni, omettendo anche i risultati negativi provocati nelle aziende dove come un tornado è entrato e uscito appare poco corretto.

Un’intuizione buona quella delle biomasse e dell’etanolo, ma che si scontrò con i tanti niet dell’Italia del tempo (anche ecologista) e con il fatto che per essere competitivo come carburante (con la trasformazione delle eccedenze di cereali da impiegare come antidetonante al posto del piombo) era necessario ottenere significativi contributi comunitari ma anche defiscalizzazione. Qualcosa che certo alle “sorelle” del petrolio (Eni compresa) non piaceva – e al Raul Gardini “verde” che lo faceva per “l’ambiente” non era in effetti facile credere.

La morte di Raul Gardini (non la sola in quelle settimane costellate da molti episodi da vero giallo) è poi un altro mistero come bene racconta il libro Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini uscito nelle scorse settimane per Minimum fax e scritto da Matteo Cavazzali a metà fra romanzo e cronaca dove l’ipotesi del suicidio viene messa in dubbio.

La prematura uscita di scena di Raul Gardini fece indubbiamente comodo a molti politici, banchieri, imprenditori italiani e stranieri, e sulla scena del delitto e dalle deposizioni ci sono diverse cose che non tornano, che trovano posto nella ben scritta opera di Cavazzali. “Tre persone possono tenere un segreto, se due di loro sono morte” diceva Benjamin Franklin.

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