In Italia si spende davvero troppo poco per la manutenzione di ponti e strade? Cosa dicono i numeri

Forbes.it
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Il tratto del Ponte Morandi crollato a Genova martedì scorso.

Il drammatico crollo del Ponte Morandi a Genova ha aperto un acceso fronte di discussione sugli investimenti effettivamente sostenuti in Italia per la manutenzione e l’ammodernamento delle rete stradale e autostradale. Dibattito aperto dal governo, che negli ultimi due giorni ha più volte minacciato di revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia. A fronte di costanti incrementi dei pedaggi – è l’accusa – la società non avrebbe messo in campo tutte le risorse necessarie a rendere sicura la rete.

Un fatto grave come quello di Genova ben difficilmente avrebbe potuto non portare alla messa in moto della procedura per una eventuale revoca della concessione. Un percorso non facile per motivi giuridici e finanziari (in caso di revoca o decadenza della concessione – ha sottolineato questa mattina Atlantia – spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione) e che avrebbe come possibile punto di arrivo quello di riportare la gestione delle autostrade allo Stato.

Muovendosi però dal caso specifico – per cui la ricerca delle cause e delle colpe è assolutamente doverosa – è utile farsi alcune domande: come è messo il resto della rete stradale italiana? In Italia si spende troppo poco per la manutenzione? Lo si fa meno che altrove? E i parametri di Bruxelles stanno impedendo di spendere il necessario?

Autostrade per l’Italia dice di investire oltre un miliardo in sicurezza e manutenzione ogni anno, mentre un portavoce della Commissione europea ha detto che “nel periodo 2014-2020 l’Italia ha in programma di ricevere 2,5 miliardi di euro per investimenti in infrastrutture”. Numeri che però dicono poco se non messi in relazione alle effettive necessità.

Italia Dati alla Mano, iniziativa di fact-checking curata dall’economista Claudio Baccianti per permettere il confronto tra dati italiani e internazionali, ha realizzato alcuni approfondimenti.

Utilizzando i puri dati Ocse, l’Italia si posizionerebbe al secondo posto in Europa per la spesa in manutenzione strade, con poco più di 15.000 euro spesi per km negli anni compresi tra il 2010 e il 2015.

Spesa in manutenzione delle strade, media 2010 – 2015

Tali dati non sono tuttavia adeguatamente indicativi, perché il contesto orografico italiano richiede in proporzione spese più elevate di quelle che potrebbero essere necessarie in un Paese pianeggiante come ad esempio la Danimarca, non foss’altro per la maggiore complessità di infrastrutture destinate a superare dislivelli o vallate, o ad addentrarsi nel cuore delle montagne con tunnel o gallerie.

Diventa allora importante poter in qualche modo pesare la spesa per le caratteristiche del territorio.
Un’approssimazione di questo tipo si ha correggendo il ranking per l’altitudine media.

Il ranking degli investimenti in manutenzione corretto per l’altitudine media.

Così facendo si ottiene che l’Italia non è più nelle primissime posizioni ma è pur sempre davanti a numerosi Paesi, tra cui Canada, Francia e Stati Uniti.

Altro punto importante è mettere in relazione gli interventi di manutenzione con la ricchezza prodotta a livello nazionale. In Italia gli investimenti in infrastrutture in rapporto al Pil hanno subito una flessione a partire dal 2008, per poi stabilizzati su valori comunque non troppo diversi da quelli dei primi anni 2000. E nel 2015 (ultimi dati disponibili), l’Italia spendeva per le infrastrutture una percentuale del suo Pil non troppo diversa da quella della Germania.

Investimenti in infrastrutture in rapporto al Pil.

Dai dati non emergerebbero dunque spie di drastici tagli alle spese di manutenzione. Eppure i numerosi casi di crolli di viadotti e ponti degli ultimi quattro anni dicono che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe. Una possibile spiegazione ai dati visti finora arriva allora da un’analisi pubblicata ieri dall’Economist. Risultato dello studio: in Italia si spende molto per la manutenzione delle strade mentre vi è carenza di nuove infrastrutture. In poche parole si costruiscono poche strade nuove andando a sovraccaricare di traffico quelle vecchie, per le quali la manutenzione, anche se fatta, rischia di non bastare.

La spesa per manutenzione e per la realizzazione di nuove strade in alcuni Paesi Ocse.

Intanto questa mattina il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha detto che “nessuno si dovrà trincerare dietro l’alibi della mancanza di fondi o di vincoli di bilancio. È l’intero sistema di competenze e responsabilità in tema di investimenti pubblici infrastrutturali che deve essere chiamato in causa e che è alla base del degrado infrastrutturale dell’Italia, dei ritardi e dell’incapacità di spesa.”

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