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Style 18 settembre, 2018 @ 2:16

Come è andata la “prima” di Riccardo Tisci da Burberry

di Claudia Vanti

Designer di moda e fashion trend forecaster.Leggi di più dell'autore
Studi umanistici poi consulente di prêt à porter e accessori donna, da Hugo Boss a un lungo periodo con Gianfranco Ferré. Fra le varie esperienze – italiane e non – Les Copains, Samsung Fashion, Chanel. chiudi

Tisci a Parigi per Givenchy, 2016.

Oggi si chiude la fashion week di Londra, una settimana che ha puntato su esordienti di talento, su designer di nicchia amatissimi dagli addetti ai lavori e sul ritorno di nomi “di peso” come Victoria Beckham, rientrata da New York per celebrare il decennale della sua griffe. Ma il climax di tutti i 120 appuntamenti in programma si è raggiunto ieri pomeriggio con l’atteso debutto di Riccardo Tisci alla guida di Burberry. Lo stilista italiano, dopo 12 anni trascorsi da Givenchy come direttore artistico e un successivo periodo da protagonista di rumor che lo volevano in Versace a fianco – o al posto – di Donatella, ha infine raggiunto Marco Gobetti, ceo di Burberry dal 2016, che aveva occupato la stessa posizione in Givenchy dal 2004 al 2008.

Il primo atto di questo rinnovato sodalizio è la collezione uomo-donna di ben 133 uscite, presentata ieri in un ex centro di smistamento delle Poste nel sud di Londra, su una passerella dal percorso molto articolato tra due ali di ospiti comodamente seduti in poltroncine – i più titolati – o sulle solite panche da sfilata. Uno spazio pulito e luminoso con l’apertura del tetto per un effetto “luce naturale” e la colonna sonora di Robert Del Naja dei Massive Attack ha fatto da cornice a look quasi minimal, linee semplici e colori chiari, gonne pencil e camicie con il fiocco, trench rigorosi in coccodrillo mat: il tutto lontanissimo dalle incursioni nei satin, pizzi e sangalli delle passate stagioni.

Come accessori foulard e borse a marsupio, relegate per anni all’uso de solii turisti in cerca di praticità e reinterpretate ora in versione lusso. Ma dopo tanto avorio e beige per i soprabiti di taglio perfetto – e il tradizionale disegno tartan riproposto in un’inedita variante “riga” – è emersa anche l’anima più trasgressiva e glamourous di Riccardo Tisci, quella che ha dotato Givenchy di una nuova identità, tanto sexy ed elegante per la donna quanto vicina allo streetwear per l’uomo. Sono apparsi dunque capispalla neri trattenuti da cinture ad altezza del busto, orli bordati di anelli metallici o frange oro, vernice rossa, pantaloni aderenti a vita alta, bustier strizzatissimi e miniabiti inguinali effetto lingerie. Il tutto però con misura, come per gli outfit maschili, con i completi più classici che hanno ceduto il passo con l’avanzare dello show a camicie oversize, mantelle e caban per il tempo libero, e alle immancabili chunky sneakers (così salutari per i fatturati di tanti brand).

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Alla fine, una vera e propria ovazione per lo stilista e la sensazione che il mix di “archivio” e di ritrovata semplicità, di abbigliamento formale rinnovato e digressioni controllate sia riuscito, anche se la new era di Burberry sarà scandita da molte altre tappe, in un percorso iniziato già all’indomani della nomina di Tisci.

All’appuntamento di ieri pomeriggio, infatti, si è arrivati dopo settimane che hanno visto un crescendo di iniziative e teaser della futura collezione. A maggio le immagini della Resort svelate via Instagram, capi non ancora disegnati dallo stilista ma da lui abbinati nei vari look per un progetto denominato “B Classic”. “Volevo celebrare la bellezza, il patrimonio e l’eredità che ho scoperto quando sono arrivato da Burberry”, ha scritto Tisci a commento di un post. Poi l’annuncio di una prossima collaborazione con Vivienne Westwood, storica icona della moda inglese, per una limited edition disponibile prima di Natale, e il restyling del marchio affidato a Peter Saville, con il “nuovo” logo ispirato al monogramma del fondatore Thomas Burberry, già visibile un po’ ovunque: in rete, nelle affissioni in strada e su un gigantesco orsacchiotto in vinile posizionato nei pressi di Marble Arch (presto troverà posto su t-shirt, stampe e accessori che saranno inevitabilmente must have).

Sul versante marketing Gobetti ha annunciato prossime consegne “creative e frequenti”, rivelando il desiderio di puntare a scadenze di mercato più flessibili. Non è mancato uno sguardo alla sostenibilità, con l’impegno a non distruggere più gli articoli invenduti (una pratica diffusa in tutto il settore, a protezione  dell’esclusività del marchio, che a luglio aveva provocato molte reazioni negative innescate da un’inchiesta del Times) e con la rinuncia a utilizzare pellicce di animali a partire dalla collezione primavera-estate svelata ieri.

Con l’avvicinarsi dell’ora X della sfilata, ecco infine la decisione di rendere disponibili per la vendita immediata attraverso gli account Instagram e WeChat – il medium più in voga in Cina – e solo per 24 ore, una selezione dei capi presentati in passerella. Gli stessi si trovano, sempre per 24 ore, anche nel negozio di Regent Street, che riapre dopo un restyling curato da Tisci stesso e con l’installazione Sisyphus Reclined, firmata dall’artista britannico Graham Hudson.

A breve si potrà già fare una prima valutazione di questa strategia commerciale, mentre il testimone passa ora a Milano, in attesa di un altro debutto eccellente: il 28 settembre a Parigi Hedi Slimane presenterà la sua prima collezione per Celine. Milano, temporaneamente orfana di Gucci (in trasferta a Parigi) e di Bottega Veneta (in fase di messa a punto della propria nuova immagine), conta comunque su nomi e marchi importanti, sebbene il settore lamenti la scarsa attenzione delle istituzioni governative. La Camera della Moda chiede maggiore considerazione per la seconda industria del Paese, ma dopo i rapporti avviati dall’ex ministro Carlo Calenda e dall’ex sottosegretario Mise Ivan Scalfarotto, attualmente il dialogo fra imprenditori di settore e governo risulta inesistente. Tutto questo mentre Macron invita all’Eliseo stilisti e operatori della moda con l’obiettivo – abbastanza evidente – di “fare sistema” e di rafforzare il comparto del tessile abbigliamento sul suolo francese. Un segnale da non sottovalutare.

 

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