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Chi sono i due scienziati italiani scelti da Nature tra i migliori al mondo

Scienziati analizzano coltura di cellule a Cambridge.

Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche del panorama internazionale, ha appena eletto i nuovi ricercatori più promettenti al mondo: in un articolo pubblicato sull’ultimo numero del giornale, Nature – basandosi sul Nature Index, che cataloga le pubblicazioni scientifiche sulle 82 riviste della galassia Nature, e sui dati analitici dell’ente specializzato League of Scholars – ha messo insieme gli 11 nomi di scienziati che “rappresentano i nuovi leader emergenti nei rispettivi campi di studio”. Tra di essi ci sono anche due italiani: Silvia Marchesan e Giorgio Vacchiano.

Il ritratto di Silvia Marchesan apparso su Nature

Gli scienziati vincitori – tutti in una fase iniziale o media della loro carriera accademica – hanno visto un significativo incremento di citazioni nei paper di settore, e più in generale si sono fatti un nome nei loro campi di competenza nel corso del 2017. Marchesan è un chimico organico dell’Università di Trieste, dove ha perfezionato un idrogel meno costoso di quello attualmente utilizzato e capace di far leva sull’utilizzo di tripeptidi per riparare i tessuti del corpo e agevolare la somministrazione di farmaci. Marchesan, laureata a Trieste e con un dottorato a Edimburgo, ha sul suo curriculum da ricercatrice anche periodi di lavoro in Finlandia e Australia. Nell’ateneo friulano è aperto da anni un laboratorio specializzato che porta il suo nome, e nel 2017 Marchesan ha vinto la medaglia Vittorio Erspamer, proprio per la sua ricerca sui peptidi.

Il ritratto di Giorgio Vacchiano apparso su Nature

Vacchiano, 38 anni, da Torino, è un ricercatore della Statale di Milano, l’università dove si occupa di Assestamento Forestale e Selvicoltura. L’apporto più notevole di Vacchiano risiede principalmente nell’utilizzare modelli matematici applicati alla pianificazione forestale, per gli scopi più diversi: applicando gli studi del ricercatore, gli interventi delle foreste possono tener conto di quanti alberi serviranno per evitare frane, ad esempio, o quanto tempo ci metterà un bosco a ricrescere. Nella sua tesi di dottorato, Vacchiano aveva fornito una base empirica per articolare uno studio uscito nel 2013 che per primo ha legato la deforestazione agli effetti del cambiamento climatico. Dopo un periodo all’Università dello Utah, il ricercatore ha scelto l’Italia, come ha spiegato parlando al Corriere: “Ho scelto di rimanere in Italia e detto no a un paio di offerte di lavoro all’estero”.

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