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La storia dell’orologio di Steve McQueen che andrà all’asta a ottobre

Sintesi tradotta dell’articolo pubblicato su Forbes Usa il 30 giugno 2018 e apparsa sul numero di settembre di Forbes Italia

Per più di mezzo secolo, Steve McQueen e Paul Newman sono stati i gemelli cosmici della virilità. Rivali ai botteghini negli anni ’60 e ’70 – avrebbero preso parte entrambi a Butch Cassidy, ma non sono riusciti a mettersi d’accordo su chi avrebbe ricevuto più soldi – i due attori erano anche stimati per le loro passioni fuori dal set: auto da corsa, motociclette e orologi. Ad anni dalla loro scomparsa i due uomini competono ancora, questa volta sul campo delle quotazioni raggiunte dai loro cimeli.

Un esempio? Lo scorso ottobre, il Rolex Daytona del 1968 di Paul Newman è stato venduto all’asta da Phillips a New York per la cifra incredibile di 17,9 milioni di dollari. Un record non solo per un Rolex, ma anche per un orologio da polso battuto all’asta. Più di un anno prima che il martelletto del banditore sancisse il destino del segnatempo di Paul Newman, Michael Eisenberg, un broker immobiliare di Beverly Hills, che è anche un grande collezionista di cimeli, stava contrattando privatamente col proprietario del Daytona un accordo che avrebbe scongiurato l’asta.

“Volevo davvero acquistarlo”, ricorda Eisenberg, 53 anni. “Ma ovviamente la proposta era lontana dalla cifra a cui è poi stato venduto”. Poco dopo ha anche iniziato la ricerca di un altro Santo Graal dell’orologeria, un oggetto appartenuto a McQueen. “L’idea era unire i due orologi: avrei avuto Butch e Sundance”, ricorda Eisenberg. Il quale tuttavia non cercava l’orologio per cui McQueen è più famoso, un Heuer Monaco che fu spot per il suo film del 1971 Le Mans.

Lontano dalle telecamere, McQueen era frequentemente fotografato con al polso il suo orologio: un Rolex Submariner del 1964. Phillips lo metterà all’asta il prossimo 25 ottobre a New York. Come il segnatempo di Newman, il Submariner di McQueen ha una storia affascinante, che unisce parti dei suoi due film più famosi, La grande fuga e L’inferno di cristallo, e riguarda anche uno stuntman.

McQueen comprò l’orologio a metà degli anni ’60, quando doveva costare attorno ai 250 dollari. Verso la fine degli anni ’70, McQueen donò il Submariner più vecchio al suo alter ego prediletto per le scene d’azione, Loren Janes. La coppia lavorava insieme dal 1958, quando McQueen era impegnato nella serie tv Ricercato vivo o morto. In seguito, Janes mise in atto la maggior parte degli stunt più memorabili di McQueen. Ricordate in Bullitt, quell’inseguimento in auto con McQueen che sbanda sulle strade di San Francisco su una Mustang? Dietro il volante c’era Janes. Per mostrare la propria gratitudine all’amico, McQueen fece anche incidere nel retro dell’orologio le parole “Loren, the best damn stuntman in the world. Steve”, rendendolo l’unico orologio di McQueen a portare il suo nome.

Il pezzo è stato dato per perso per decenni, fino al luglio del 2016, nei giorni in cui il Sand Fire imperversava a Los Angeles. Tra le abitazioni divorate dall’incendio c’era quella in cui Janes, malato di Alzheimer, viveva con la moglie dagli anni ’90. Eisenberg ricorda di aver letto che la coppia aveva perso tutti i suoi possedimenti, compresi alcuni souvenir cari a Janes: alcune tazze di John Wayne, un coltello usato da Sylvester Stallone in Rambo, e il Submariner di McQueen. “Li ho implorati di tornare alla casa e scavare nella cenere”, spiega Eisenberg. “Qualche settimana dopo, mi hanno chiamato dicendo che l’avevano trovato”.

Ora, anche un Rolex sopravvissuto a quel tipo di calamità non può pretendere di continuare a funzionare. Dopotutto, il Submariner è stato disegnato per le profondità marine, non per il fuoco. Così Eisenberg ha consigliato alla famiglia di portarlo da Gearys, una boutique di lusso a Beverly Hills, per farlo restaurare. Gearys l’ha a sua volta mandato al quartier generale di Rolex a New York, che ha miracolosamente riportato in vita l’orologio, preservandone la cassa. Restituendo l’orologio, Rolex ha mandato alla figlia di Janes una lettera che ne esaltava le caratteristiche. “La storia che hai condiviso con il nostro rivenditore Rolex”, ha scritto un addetto al customer service “è una prova eccezionale della solidità di ogni Rolex. Siamo orgogliosi che tuo padre abbia scelto di indossare un Submariner”.

Eisenberg ha fatto alla famiglia Janes un’offerta generosa per comprare l’orologio. Dopo aver soppesato alcune altre stime, i Janes hanno accettato. Ora la famiglia e Boys Republic, una charity cara a McQueen, riceveranno una parte della vendita. Anche se Eisenberg ama collezionare i cimeli delle celebrity, ogni tanto vende i suoi oggetti di maggior valore, di solito per acquistarne di migliori. Ma nessuna star ha il fascino di Steve McQueen, in buona parte perché era considerato un uomo capace di trasporre la fantasia cinematografica nella realtà. E poi anche per la scarsità di auto, moto e vestiti che gli sono appartenuti. “Se lo stesso oggetto è appartenuto a McQueen, può essere venduto a dieci o anche 100 volte tanto”.

Il King of Cool di certo è un’autorità in materia di collezionismo di automobili. Nel 2011 la sua Porsche 911S del 1970 – che compare in Le Mans – è stata venduta 1,38 milioni di dollari. E l’anno scorso la Porsche 917k del 1970, che nello stesso film trionfava sotto la bandiera a scacchi, è stata valorizzata a più di 14 milioni di dollari. Ma è ancora Newman ad averla vinta nel campo dell’orologeria, grazie all’asta di Phillips dello scorso ottobre. In meno di cinque anni, sotto l’egida di Aurel Bacs e Paul Boutros, capo della divisione americana di Phillips, la casa d’aste è diventata leader di mercato per vendite annuali di orologi: 112 milioni di dollari nel 2017, con un aumento di più di 5 milioni dal 2016.

Il McQueen Submariner avrà una stima pre-vendita bassa, tra i 300mila e i 600mila dollari: ma lo stesso era stato per il Rolex di Newman, che doveva superare di poco il milione. Per quanto riguarda il prezzo finale, Eisenberg non crede che McQueen batterà Newman, ma è possibilista, “bastano due offerenti per innescare l’‘io ce l’ho più grosso’. E non parlo di parti corporee, ma del libretto degli assegni”.

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