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Tecnologia 26 settembre, 2018 @ 3:45

Se pensate che Apple sia in crisi di creatività dovrete ricredervi, parola di market analyst

di Emiliano Ragoni

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Etrusco di nascita e di origine. Biologo e collezionista di lauree. Esperto in materia di igiene e sicurezza alimentare e in Sistemi di gestione della qualità. Fin dal 2004 si occupa di redazione di articoli in campo videoludico e hi-tech scrivendo per diverse testate del settore. Negli ultimi sei anni ha scritto di auto e tecnologia per l’edizione italiana dell’International Business Times. Attualmente collabora con DDay e Business Insider Italia. chiudi
Dipendenti e clienti all’ingresso di un Apple Store di Tokyo.

iPhone Xs e Xs Max, i nuovi smartphone di Apple, sono disponibili in Italia dal 21 settembre. Anche quest’anno, i due device hanno fatto molto discutere pubblico e addetti ai lavori per i loro prezzi di listino, che nel caso di Xs Max arrivano fino a 1689 euro per la versione da 512 GB. I nuovi iPhone, tuttavia, offrono feature che li collocano di diritto nell’olimpo dei migliori smartphone sul mercato: il gioco vale la candela? Abbiamo chiesto a Carolina Milanesi, analista di mercato di Creative Strategies, di spiegarci come si posizionano i prodotti Apple appena presentati; se rappresentano il perfezionamento dell’iPhone X, oppure se effettivamente propongono qualcosa di nuovo (che, magari, giustifichi l’esborso).

“L’upgrade ai nuovi iPhone deve essere valutato a partire dal modello di cui si è in possesso. Chi ha un X probabilmente non sentirà il bisogno di cambiare, anche se il nuovo modello è reso più  potente dal nuovo chip A12 Bionic. Una fetta di utenti potrebbe essere attratta dallo schermo più grande. Ma per chi ha modelli più vecchi il valore è sicuramente più chiaro. Una parte del mercato l’anno scorso poteva essere incerta sul funzionamento del sistema di riconoscimento facciale Face ID, ma ora è rassicurata dalle recensioni positive”.

Secondo Milanesi, l’acquirente ideale dell’iPhone Xs Max – la versione con schermo da 6.5” – è l’affezionato dei “vecchi” modelli Plus (che magari lo scorso anno, provato l’X, ha trovato lo schermo più grande ma anche una sensazione di diversità rispetto a ciò a cui è abituato). “Il modello Max sarà familiare a tutti coloro che hanno avuto un iPhone 6/7/8 Plus”, spiega l’analista. Con la presentazione di questi tre nuovi smartphone, Apple ha ampliato il suo portafoglio prodotti, diventando di fatto appetibile a un pubblico più vasto (soprattutto se si considera l’Xr, l’iPhone più economico ma con tutte le feature della famiglia X).

Tra le caratteristiche più sottolineate nel keynote c’è sicuramente la realtà aumentata, che grazie al nuovo chip raggiunge livelli avanzati. Caterina Milanesi però ha ancora alcune riserve verso la diffusione di questa tecnologia. “Vedremo cosa accadrà: io rimango scettica perché per il momento gli sviluppatori sono più portati a sviluppare le app tradizionali. Sembra che il valore aggiunto, in questa fase, sia più tangibile per il mercato business che per il mercato consumer. Sia Google che Apple non hanno ancora visto un grande interesse dagli sviluppatori – che, ovviamente, inseguono i soldi”.

Dopo la presentazione dei nuovi iPhone, in molti si sono chiesti quando Apple tornerà veramente a innovare. La nostra intervistata ci fornisce una risposta molto interessante rispetto a questo aspetto. “Dipende molto da che cosa si intende per innovazione. Il futuro, per me, sarà più centrato sull’innovazione nell’esperienza totale del prodotto grazie a AI e machine learning. Si tratta di tecnologie molto più difficili da vendere sia sul palcoscenico che in negozio; sono, al momento, piccole cose che deliziano l’utente durante l’uso del device.

È questo il caso del Neural Engine, il motore neurale che gestisce tutti i processi di apprendimento dell’intelligenza artificiale dell’iPhone. I possessori dei nuovi gioielli di Cupertino si accorgeranno della sua presenza, perché “il telefono adesso apprende dall’utente per anticiparlo in quello di cui ha bisogno. Le app possono anche trarne vantaggio, come abbiamo visto durante il keynote, quando l’app Homecourt ha dimostrato di poter analizzare i tiri di una partita di basket in tempo reale, per fare coaching”.

Insomma, chi afferma che Apple sta soffrendo di una crisi di creatività dovrebbe ricredersi. “Tim Cook viene dalla supply chain quindi ha una maggiore capacità di capire il lato di gestione. In questo senso lo fa meglio di Steve Jobs. Cook per me è quello che è riuscito a fare di Apple una brand più umano, approcciabile”, afferma la market analyst.

Abbiamo infine chiesto a Milanesi come reagirà il mercato a questi nuovi prodotti Apple, e se la casa di Cupertino deve preoccuparsi di Samsung e Huawei. “Sul piano della quota di mercato di sicuro Apple deve tenere a bada Huawei. In America Huawei non ha possibilità di entrare nel mercato in modo significativo per questioni politiche, diciamo, ma anche se ci riuscisse l’addressable market ha poche sovrapposizioni con Apple.  Apple ha il miglior portafoglio che abbia mai avuto. Dobbiamo anche ricordarci che per Apple è importante tutto l’ecosistema di prodotti, anche se l’iPhone è ancora il principale revenue generator. Se si guarda a tutto il portafoglio, per Apple questo rappresenta un grosso vantaggio”.