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Chi è l’unica italiana scelta da Facebook tra i community leader

Gioia Gottini, 46 anni da Torino.

All’inizio di quest’anno Facebook, il social network di Mark Zuckerberg, ha annunciato il suo Facebook Community Leadership Program con finanziamenti e supporto organizzativo offerti ai leader delle comunità presenti tra i due miliardi di utenti attivi mensilmente sulla piattaforma più frequentata al mondo.

La scorsa domenica Facebook ha annunciato di aver ricevuto oltre seimila candidature, e di aver scelto i 115 community leader che parteciperanno al programma. Provengono da 46 Paesi diversi, il 70% sono donne. Cinque tra i community leader selezionati riceveranno fino a un milione di dollari di finanziamento, mentre gli altri riceveranno finanziamenti fino a 50mila dollari, oltre a un periodo di un anno in cui è prevista formazione e training nel campo della leadership. Tra i selezionati l’unico nome italiano è quello di Gioia Gottini, di Torino.

Gottini si occupa di piccoli business, spesso messi in piedi da donne, dando consigli su sfide complesse da affrontare per chi inizia una piccola attività in proprio: come il branding, il marketing e la comunicazione d’impresa. Appena la contatto lei si descrive con una concisione rara: “Ho 46 anni, 2 figli, torinese, sono una business coach”. La sintesi è dote rara e molto apprezzata tra chi si occupa di risorse umane e magari, chissà, questo ha contribuito a farla selezionare dal gigante di Menlo Park. Ma chi è Gioia Gottini, e di cosa si occupa? Glielo abbiamo chiesto direttamente.

 

Sei l’unica italiana dei cento selezionati per il Facebook Community Leadership Program. Ci racconti com’è andata la selezione?

Ho mandato la mia candidatura a febbraio, a cui è seguito un colloquio telefonico, un video di presentazione della community e altro materiale, ma ho avuto la conferma di essere stata selezionata solo a fine agosto. La selezione è stata ufficializzata e resa pubblica da Facebook lo scorso 23 settembre.

Non so quanti altri italiani fossero candidati; so che al Summit delle Community a febbraio a Londra c’erano altri 6 gruppi italiani e che in tutto sono state ricevute 6mila candidature, quindi essere stata selezionata è davvero un gran risultato.
A mio favore credo abbia giocato il fatto che avessi già fondato una community in precedenza, nel 2012: Rete al Femminile, un network di professioniste che ora è un’associazione nazionale. Facebook mi aveva già segnalata nel 2015 per questa iniziativa.

 

Il gruppo con cui hai partecipato al nuovo progetto di Facebook dedicato alle community è I mercoledì della mansardina, dove il tema sono i piccoli business e come coltivarli. Quanto sono importanti le community online oggi? E, secondo te, in che direzione stanno evolvendo?

I Mercoledì della Mansardina è stata creata nel 2016 sulla scia del mio canale YouTube, dove trasmetto in diretta ogni mercoledì: è una community per chi ha un piccolo business – o vuole crearne uno – e cerca un posto dove confrontarsi, trovare idee, collaborazioni, sostegno pratico e morale, risorse utili e basi di marketing, branding, eccetera. A oggi contiamo quasi 4mila iscritti, è una community vivace e solidale.  Non è un gruppo solo al femminile, ma le donne costituiscono più del 90% delle iscritte.

Credo molto nelle community (on e offline) e sono contenta che Facebook si stia muovendo per dare loro più risalto e aiuti economici (il programma prevede anche il finanziamento – fino a 50mila dollari – dei progetti presentati dalle singole community); il fenomeno a cui assisto è la ricerca di un senso di appartenenza che nei gruppi “tematici” trova la sua più naturale evoluzione, unita alla possibilità di interagire in modo orizzontale, alla pari, senza gerarchie. So che Facebook sta pensando di introdurre la possibilità di gruppi a pagamento ed è un modello interessante, ma sono anche convinta che alcuni gruppi e temi di rilevanza sociale dovrebbero restare accessibili a tutte le persone che ne hanno bisogno.

 

Ora cosa ti aspetta?

Mi aspetta una formazione di un anno, in cui Facebook mi aiuterà dandomi gli strumenti per far crescere e rendere più completa questa community. La mia intenzione è portare nel gruppo tutto quello che imparerò. È, ovviamente, una vittoria di tutta la community, e un segno che  quello dei piccoli business è un mondo nuovo, in fermento, che crea i suoi canali per trovare la forza nell’unione e nel numero. E che ha voglia di crescere.

 

Il 70% dei 115 selezionati da Facebook in questo nuovo programma sono donne. Pensi che le scelte di questo tipo possano riuscire a migliorare lo scenario sociale online?

Credo che l’alta percentuale di donne selezionate sia dovuta a una concomitanza di cause: le donne in percentuale sono più presenti su Facebook a livello mondiale; i gruppi gestiti da donne, inoltre, hanno più spesso tematiche di utilità o rilevanza sociale rispetto ai gruppi maschili ludici o sportivi (con ovvie e importanti eccezioni) e c’è grande attenzione da parte di Facebook, secondo me, nel contrastare hate speech e gruppi violenti. Questa selezione può essere un segnale, così come la scelta di dare spazio a gruppi di Paesi in via di sviluppo.

Alla base di questo programma vedo una maggiore consapevolezza da parte di Facebook dell’uso che si fa del network. Mettere in luce gli usi virtuosi serve proprio a incoraggiare gli utenti a cercare questo tipo di interazione. Ogni gruppo poi esercita al suo interno un controllo dei contenuti, che diventano così più uniformi, idonei e corretti.

 

Parlando delle comunità online si cita spesso l’impatto che possono avere. Quale speri sia quello della tua community dopo quest’anno di lavoro con Facebook? 

Mi piacerebbe che diventasse un punto di riferimento per chi in Italia cerca di avviare un suo business (per passione, per necessità, per una seconda possibilità) ma non sa come muoversi e non trova spazio nei network più professionali. Sarei felice di poter rappresentare un approdo utile anche per chi non è nato nel nostro Paese ma desidera farsi qui una vita, e creare una propria attività. Sono convinta che i piccoli business siano una ricchezza (sociale ed economica) da non sottovalutare. E vorrei creare più occasioni di incontri dal vivo: una community è più forte quando esiste sia on che offline.

 

A proposito di comunità offline: quanto credi sia fattibile il passaggio da quelle nate sui social network a quelle più simili all’associazionismo e all’aggregazione sociale tradizionale? Pensi sia un processo possibile?

In parte è quello che è successo con il mio primo network, Rete al Femminile: nato online, passato a un incontro live al mese (in varie città) è diventato ora un’associazione a tutti gli effetti, con tesseramento e statuto.

Penso sia possibile, sì, ma non obbligatorio: dipende dal network, dalla sua estensione, dalle sue finalità e dal tipo di coinvolgimento che richiede ai suoi membri. Le community online sono un punto di partenza diverso, più spontaneo: alcune poi possono seguire un iter tradizionale, altre no. E ci sono anche modalità di evoluzione ancora tutte da scoprire.

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