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Tecnologia 19 dicembre, 2018 @ 7:09

Cosa serve per entrare nell’università dell’innovazione di James Dyson

di Antonella Bersani

Staff writer, Forbes.it

Racconto l'imprenditoria italiana, dalle Pmi ai grandi marchi del lusso.Leggi di più dell'autore
Giornalista, mamma, buongustaia e in una vita precedente anche ballerina classica. Avrei voluto essere Giulietta, ma sono sopravvissuta. Scrivo per senso del ritmo, che mi ha sempre aiutato a capire le cose e le persone, e tratto l’economia e l’attualità, che spesso sono la stessa cosa. E lo faccio qui su Forbes Italia e per Panorama, Capital e Vanity Fair. In passato ci sono stati anche Style e persino la Gazzetta dello Sport. chiudi
ragazzi con James Dyson
Gli studenti del Dyson Institute in compagnia di James Dyson (Courtesy Dyson)

James Dyson ha costruito un colosso partendo dai suoi aspirapolvere senza sacchetto, è britannico nei modi e nel cuore e anche se è diventato uno degli uomini più ricchi del suo Paese continua a vivere in campagna a due ore da Londra. Insomma, James Dyson è “lui”, un uomo in pace con se stesso e assolutamente convinto della sua originalità e di quella dei suoi prodotti, nati dalla sfida intellettuale e pratica più che dalle competenze insegnate ai master.

Attorno a questa filosofia, il 71enne magnate britannico ha anche costruito la “sua” università, che si distingue nel mondo per la scelta di “stipendiare” i suoi studenti mentre imparano. Il Dyson  Institute of Engineering and Technology infatti, permette ai suoi iscritti non soltanto di imparare teorie scientifiche e ingegneristiche di alto livello, ma di affiancarsi  agli scienziati e ingegneri Dyson lavorando a progetti reali e concreti con la prospettiva di essere presto assunti nella compagnia. Insomma, per rimediare alla “grave carenza di laureati in ingegneria che sta minacciando la scienza, la tecnologia e il settore della progettazione” Dyson non soltanto ha istituto un corso di laurea, ma lo ha fatto per plasmare gli ingegneri che servono a lui.

James Dyson
James Dyson fotografato al quartier generale di Dyson a Malmesbury, nel Wiltshire (Courtesy Dyson).

Il perché, si intreccia strettamente con la storia della sua vita, fino al successo internazionale della sua global technology company da  3,5 miliardi di sterline e 12mila dipendenti, che Dyson ha raccontato di recente al New York Times.

“Ero uno studente d’arte dai capelli lunghi a metà degli anni ’60, a cui è stato chiesto di progettare qualcosa di cui non sapeva nulla. Poi gli è stato detto di fondare un’azienda, di cui non sapeva nulla” si legge nell’intervista “E questo è quello che faccio oggi con i miei collaboratori: cerco di reclutare tutti appena laureati, perché non hanno bagagli, hanno entusiasmo e curiosità. Penso che l’esperienza possa andare bene in determinate situazioni e con determinate aziende. Ma quando stai creando qualcosa di molto diverso, spesso risulta fatto meglio da persone che non hanno fatto nulla prima”.

E’ in questo modo che si sviluppa al suo massimo anche la collaborazione dentro e tra i vari team di lavoro, che in Dyson sono chiamati a studiare, analizzare, progettare e infine tradurre in prodotto tutte le idee. Perché nulla è impossibile, per Dyson. Si pensava non ci fosse niente più da inventare per un aspirapolvere? Lui lo ha fatto. E l’asciugapelli.? Dyson ha progettato il suo hairdryer. E dopo il lancio dell’acconciatore Dyson Airwrap, le menti più brillanti dell’azienda si concentrano ora sull’auto elettrica, annunciata per il 2021 interamente made in Dyson senza ricorrere a pezzi o tecnologie sviluppate da altri. Nel progetto saranno investiti complessivamente circa 2 miliardi di sterline, in cui sono compresi gli investimenti per il campus tecnologico realizzato all’interno degli hangar della seconda guerra mondiale dell’Hullavington Airfield nel Wiltshire.

Con tali ambizioni, la “fame” di ingegneri in stile Dyson è più che comprensibile. Nella sua università James Dyson ha investito 22 milioni, facendo tesoro dell’esperienza della James Dyson Foundation, l’ente di beneficienza da lui istituito per ispirare la prossima generazione di ingegneri e cui ha già devoluto una sessantina di milioni di sterline per sostenere a formazione ad ogni livello scolare. Tutto nasce nel 2016, quando il ministro per l’Università, la scienza, la ricerca e l’innovazione Jo Johnson invitò Dyson a sfruttare la proposta di legge sull’istruzione superiore per creare un Ateneo del tutto differente. E nel settembre 2017, i primi 33 studenti entravano nelle strutture del Dyson Institute: un centro che mette a disposizione alloggi modulari, aule e laboratori di ricerca, integrandosi con le strutture  del Campus tecnologico di Malmesbury che è la base operativa del Gruppo Dyso con palestre e caffetterie per i 3.500 dipendenti.

“Il corso di laurea quadriennale in Engineering era stato concepito per partire con 25 studenti, ma a fronte di ben 850 richieste gli ingressi sono stati aumentati” spiegano in azienda. E il successo continua, visto che nel 2018 le ammissioni sono state 43. Tra i candidati selezionati si contano anche elementi che hanno ricevuto offerte dalle migliori università, tra cui Cambridge e l’Imperial College di Londra e, fatto degno di nota nel campo delle Stem, il 27 per cento di coloro che frequenteranno il Dyson Institute saranno donne. Un grande segnale.

La legge britannica sull’Istruzione Superiore è stata approvata nell’aprile 2017 ed ha come scopo la riduzione delle lungaggini burocratiche e consentire agli operatori di alta qualità di fornire agli studenti una maggiore flessibilità e una più ampia scelta di opzioni. Una grande spinta verso l’innovazione del settore e Dyson è stato tra i primi a trarne vantaggio, svecchiando il sistema.

Le statistiche infatti, dicono che il numero di laureati continua a calare e che il 31 per cento dei laureati non occupa posizione altamente specializzate o adatte al proprio livello di formazione. Ne conseguono insoddisfazione e mancanza di slancio, cui si aggiunge la preoccupazione degli studenti britannici anche prima della laurea, visto che per raggiungerla accumulano in media un debito di 44mila sterline. Senza contare la perdita di talenti che non possono permettersi l’onere. Il Dyson Institute ha quindi ribaltato i paradigmi. E offre stipendio, pratica, entusiasmo e prospettive di lavoro.