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Style 11 gennaio, 2019 @ 2:14

L’operazione nostaglia di Ciesse Piumini e il “ritorno” degli anni ’80

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
Ciesse Piumini (Instagram)

Il come-back a Pitti, proprio in questi giorni di scena a Firenze, con l’obiettivo di annunciare una nuova strategia di rilancio dopo 10 anni di assenza dal salone fiorentino. E un rientro nostalgico, perché Ciesse Piumini ha scelto di tornare sotto i riflettori con una capsule collection ispirata agli anni ’80, che ricorda i primi modelli dello storico marchio di capispalla sportivi nato nel 1976 a Borgo Buggiano dall’intuizione di Silvano Cinelli. Un ritorno in linea con una più generale tendenza del marketing a riscoprire gli anni ’80 e a riproporre ai ragazzi dell’epoca, oggi scopertisi appartenenti alla Generazione X e in possesso di buone capacità di spesa (in media più elevate rispetto a quelle delle generazioni successive), i modelli di consumo e i prodotti legati ai loro anni migliori.

Alcuni capi anni ’80 Ciesse Piumini (Instagram)

Il brand, dopo il successo dei primi anni, ha perso progressivamente terreno per poi entrare prima nell’orbita della Sport Fashion Service, e dopo sotto l’egida  dell’imprenditore Franco Stocchi, diventato socio di maggioranza con l’acquisizione del 70% di Sport Fashion. I suoi punti di forza sono sempre stati l’utilizzo della piuma d’oca nella realizzazione di capi tecnici e tessuti adatti per lo sci e l’alpinismo come il Gore-Tex e l’estrema versatilità, che consiste nell’attrezzare con accessori ad hoc piloti di Rally, moto e auto da corsa, trovando posto nell’ambito degli sport estremi come la Parigi-Dakar del 1986 a cui parteciparono anche la Principessa Caroline di Monaco e il marito Stefano Casiraghi.

Adesso, per la label del ligrone (a metà strada tra un leone del Kenya e una tigre del Bengala), il  futuro si rivolge a due esigenze: conquistare le nuove generazioni e attrarre i mercati esteri, in particolare Asia e Nord America. Per quanto riguarda la strategia retail, che al momento può contare su una distribuzione multimarca in Italia, non è prevista l’apertura di store monobrand.