Cos’è il signoraggio e a chi vanno gli utili della Banca d’Italia

Il direttore di RaiDue, Carlo Freccero, alla presentazione stampa di Povera Patria
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Il direttore di RaiDue, Carlo Freccero
Il direttore di RaiDue, Carlo Freccero, alla presentazione stampa di Povera Patria (Imagoeconomica)

 

Continua a far discutere il servizio andato in onda venerdì scorso all’interno del programma “Povera Patria” su RaiDue e dedicato al signoraggio.
Il servizio è stato criticato da economisti e semplici cittadini per le imprecisioni contenute. Il punto più controverso  della ricostruizione (ma non l’unico su cui si sono sollevate critiche) riguarda la mancata citazione degli effetti inflattivi legati alla possibilità da parte di una Banca centrale di stampare moneta liberamente al fine di ripianare disavanzi pubblici causati da un eccesso di spesa.

Il servizio trasmesso da RaiDue

Cos’è il signoraggio

Per signoraggio si intende l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Per le Banche centrali, il reddito da signoraggio può essere definito come il flusso di interessi generato dalle attività detenute in contropartita delle banconote in circolazione o, in generale, della base monetaria.

Il problema dell’inflazione

Quando una Banca centrale è libera di stampare moneta al fine di ripianare disavanzi pubblici causati da un eccesso di spesa o per l’acquisto di titoli di Stato (come avveniva in Italia fino al 1981), non mantiene una proporzione stabile fra il valore della massa monetaria e il valore dei beni prodotti dall’economia. L’effetto è che le monete in circolazione aumentano ma non così i beni sul mercato: i prezzi salgono e il potere di acquisto dei cittadini contemporaneamente diminuisce. Non è un caso che tra la metà degli anni ’70 e fino al 1981 l’Italia sperimentò tassi d’inflazione stabilmente superiori al 15 per cento.

Perché le Banche centrali sono indipendenti dai Governi

Proprio per evitare questi abusi  si è affermata l’idea che l’emissione di moneta dovesse essere affidata a enti indipendenti dai Governi: le Banche centrali.
Queste percepiscono il signoraggio, ma lo riversano poi agli Stati, titolari ultimi della sovranità monetaria. La principale differenza consiste nelle modalità con cui si forma il signoraggio. Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, acquistando beni e servizi la mette in circolo nell’economia e ne realizza immediatamente il controvalore. Quando invece è la banca centrale a emettere le banconote, queste sono fornite alle banche commerciali, in forma di prestito, per le esigenze del sistema economico, o utilizzate per l’acquisto di attività finanziarie.
Perciò la banca centrale ottiene il signoraggio nel corso del tempo, come flusso di interessi sulle proprie attività fruttifere, al netto del costo di produzione delle banconote.

A chi va l’utile della Banca d’Italia

Nell’area euro l’emissione delle banconote è assegnata alla Banca centrale europea insieme alle altre Banche centrali nazionali (come la nostra Banca D’Italia). Il reddito monetario di ogni Banca centrale nazionale è il reddito che essa ottiene dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e dei depositi costituiti dagli enti creditizi. Questo è trasferito alla Bce e da questa ridistribuito alle Banche centrali nazionali sulla base della loro partecipazione al capitale della Bce. Le Banche centrali nazionali, a loro volta, lo fanno affluire ai rispettivi Stati una volta dedotte le spese di funzionamento ed effettuati i necessari accantonamenti.

L’articolo 38 dello Statuto della Banca d’Italia prevede che il suo utile sia destinato: alla riserva ordinaria fino alla misura massima del 20 per cento; ai partecipanti titolari di quote (le principali banche commerciali italiane) fino alla misura massima del 6 per cento del capitale; alla riserva straordinaria e a eventuali fondi speciali fino alla misura massima del 20 per cento; allo Stato, per l’ammontare residuo.
Ad esempio negli esercizi 2014 e 2015, a fronte di dividendi corrisposti ai partecipanti al capitale in misura pari a € 340 milioni per ciascun anno (4,5% del capitale), l’ammontare dell’utile netto assegnato allo Stato è stato pari: per il 2014 a 1.909 milioni di euro (in aggiunta a imposte per 1.159 milioni); per il 2015 a 2.157 milioni di euro (oltre a imposte per 1.012 milioni).

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